Le Mans ’66 – La Grande Sfida: James Mangold presenta il film a Roma

scritto da: Stefano Terracina

James Mangold, regista di Copland, Walk the Line – Quando l’amore brucia l’anima e Logan, è sbarcato oggi a Roma per presentare alla stampa italiana Le Mans ’66 – La Grande Sfida (titolo originale Ford v. Ferrari), la sua ultima fatica che racconta le vicende degli ingegneri e dei membri della scuderia statunitense Ford, guidata dal progettista Carroll Shelby e dal suo pilota britannico Ken Miles, ingaggiati da Henry Ford II e Lee Iacocca col compito di costruire una vettura, la Ford GT40, in grado di vincere la 24 Ore di Le Mans del 1966 contro l’avversaria Ferrari.

“Si tratta di una storia estremamente complessa ed è questo che mi ha spinto a realizzare questo film”, ha spiegato in apertura di conferenza James Mangold. “Ho sempre pensato che possedesse un grandissimo potenziale cinematografico, dal momento che tira in ballo tantissime emozioni che ben si sposano con i generi più disparati. In generale, non amo realizzare film che il pubblico possa trovare noiosi. Mi piace realizzare pellicole emozionanti, che siano in grado di coinvolgere al 100% lo spettatore. Nel caso di Le Mans ’66 – La Grande Sfida, non tutti conoscono la storia vera, quindi ci saranno parecchie sorprese durante la visione. Non sono un grandissimo appassionato di sport, ma ho sempre pensato che le macchine, le auto siano una sorta di metafora: quando siamo al volante possiamo davvero trasformarci in qualcun altro. Se ci pensate, succede anche nella vita di tutti i giorni.”

Il regista poi ha aggiunto: “Non so perché non siano stati realizzati così tanti film sul mondo delle auto da corsa. Probabilmente perché quelli che sono stati realizzati non hanno avuto un grande successo al botteghino. Ad ogni modo, non è questo che mi interessa. Ci sono molti aspetti in comune tra il mondo del cinema e quello delle corse automobilistiche, e questo è una cosa che mi ha sempre affascinato. Nel cinema, come nello sport, esiste ormai una lotta perenne tra i bisogni dell’arte e quelli del mero commercio. Eppure, entrambi i mondi hanno il medesimo fine, ossia quello di realizzare qualcosa che sia in grado di evangelizzare gli altri, per sortire un effetto sulle persone”.

A proposito della scelta dei protagonisti del film – Matt Damon interpreta Carroll Shelby mentre il premio Oscar Christian Bale veste i panni di Ken Miles – Mangold ha spiegato: “Sono due attori incredibili. Con Christian avevo già lavorato in passato, mentre con Matt ci conosciamo da tantissimo tempo. Non sono due attori interessati allo star system o a tutte queste frivolezze! Amano il loro mestiere e ciò che li interessa è unicamente la recitazione. Sono estremamente generosi e questo ha reso il periodo di riprese davvero piacevole. Mi sembrava come se stessi realizzando un film con un gruppo di amici. La cosa importante per me è trovare attori che siano in grado di identificarsi con i personaggi che interpretano. Non mi interessa nulla della somiglianza fisica: la verità è davvero difficile da portare sul grande schermo, ecco perché ciò che mi interessa trovare in un attore è la sua capacità di immedesimarsi con il personaggio, che sia realmente esistito oppure no”.

In conferenza stampa era presente anche Remo Girone, che nel film interpreta il ruolo di Enzo Ferrari e che ha descritto James Mangold come un “grande direttore di attori che è stato in grado di insegnargli tantissime cose”, definendolo anche un regista molto attento, in grado di capire subito quando un attore si mette davvero al servizio della storia o se sta svogliatamente “recitando”; dal canto suo Mangold si è dichiarato felicissimo di aver avuto Girone nel cast, rivelando di aver visto diversi suoi lavori quando era in Italia e di aver subito pensato a lui come interprete di Ferrari.

Il focus dell’incontro si è spostato poi sull’effettiva realizzazione del film e sulle ricerche che sono state fatte: “È stato un lavoro quasi monumentale”, ha spiegato James Mangold. “L’intero team si è dedicato alla lettura di libri, di lettere, alla visione di documentari. Essendo una storia vera e soprattutto una storia di dominio pubblico, c’era veramente tantissimo materiale. Abbiamo visionato di tutto: immagini, film, eventi. Nei nostri dialoghi ci siamo anche ispirati ad alcune delle vere dichiarazioni di Ken Miles sul mondo delle auto: lui vedeva davvero le corse come una sorta di matrimonio tra l’auto e il pilota”. 

Parlando invece del sodalizio con Phedon Papamichael, direttore della fotografia che aveva già lavorato con Mangold in pellicole quali Walk the Line, il regista ha dichiarato: “Io e Phedon siamo come due fratelli. Ci conosciamo da anni e insieme abbiamo realizzato cinque film, tra cui Walk the Line. Viaggiamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, dal momento che lui è anche un regista: quello che ci interessa catturare è la bellezza interna dei nostri personaggi. Fotografare i volti e far trasparire le singole emozioni. Non mi interessa realizzare film costosi o spettacolari: i film che realizzo devono farmi provare qualcosa e, naturalmente, devono farla provare anche al pubblico. Ogni sforzo che io e Phedon compiamo è finalizzato a catturare il pensiero, non la parola”. 

Sul montaggio a dir poco adrenalinico del film, opera di Michael McCusker e Andrew Buckland, Mangold ha invece aggiunto: “Il mio è un grande team, con il quale lavoro ormai da anni. Il nostro obiettivo era realizzare un film sulle corse automobilistiche che fosse davvero entusiasmante. Molto spesso in tv si vedono soltanto le auto che corrono: noi volevamo mostrare cosa accade al loro interno, cosa prova un pilota quando si trova al volante. Volevamo che lo spettatore si sentisse coinvolto nell’azione e che fosse esposto a tutta una serie di emozioni. Chiaramente tutte le auto che vedete nel film sono delle ricostruzioni!”

Ma cosa ha imparato James Mangold dalla realizzazione di Le Mans ’66 – La Grande Sfida?: “Questo è sì un film sportivo, ma è anche un profondo dramma umano. Se c’è una cosa che ho capito è che la vittoria non si può comprare. È solo e soltanto una questione di resistenza. Non vince chi riesce ad essere più veloce, ma chi riesce a sopravvivere più a lungo a bordo della proprio auto. Le Mans è una delle gare più difficili del mondo, visto che dura 24 ore. È una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Ecco perché sono in molti a pensare che questa sia uno delle storie legate al mondo dello sport più incredibili”.

Le Mans ’66 – La Grande Sfida arriverà nelle sale dal 14 novembre, distribuito da 20th Century Fox. Il film annovera nel cast anche Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Tracy Letts, Josh Lucas, Noah Jupe, Ray Hirone, Ray McKinnon, J.J. Field e Jack McMullen.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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