L’Uomo Fedele, Louis Garrel: “Una commedia sui sentimenti, ma non sentimentale”

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Uomo Fedele è la nuova commedia diretta e scritta dall’attore francese Louis Garrel in coppia con il famoso sceneggiatore Jean-Claude Carrière, già al fianco di Milos Forman e Luis Buñuel in numerosi cult. Garrel è alle prese con il suo secondo film, incentrato su un triangolo atipico sullo sfondo di una Parigi malinconica quanto leggera, schierando davanti alla macchina da presa se stesso – nei panni appunto dell’uomo fedele del titolo –, sua moglie Laetitia Casta e la giovanissima figlia d’arte Lily-Rose Depp, figlia del “pirata” di Hollywood Johnny.

Il film vede protagonista l’affascinante Abel (Garrel) costretto a dover scegliere tra l’amore della sua vita, Marianne (Casta), e la giovane ma instabile Eve (Depp): tra ironia e suspense, la commedia cerca d’indagare con ironia sulle dinamiche dell’amore tra incontri, seduzione e gelosie, sullo sfondo di una Parigi riconoscibile ma atipica che fa da sfondo alle schermaglie sentimentali che muovono i tre, come pesci nel loro microcosmo.

L’Uomo Fedele, presentato in anteprima nella cornice del Rendez-Vous – il Festival del Nuovo Cinema Francese, arriverà nelle sale il prossimo 11 aprile in circa 50 copie distribuite nei cinema d’essai delle città da Europictures e prodotto da Why Not Productions e Wild Bunch.

l'uomo fedele

Louis Garrel e Laetitia Casta presentano alla stampa L’Uomo Fedele, dall’11 aprile al cinema

I due protagonisti Garrel e Casta – con il primo nella duplice veste di regista e interprete – hanno presentato alla stampa il film (qui il trailer italiano ufficiale), definito come una “commedia sentimentale ma senza sentimentalismi”.

Louis, dopo il suo primo film questo è il secondo e potremmo partire approfondendo una dichiarazione che hai rilasciato: “L’Uomo Fedele è un film sui sentimenti, ma non sentimentale”. Com’è stato costruito questo film dove c’è una protagonista femminile che muove tutto in questo atipico approccio ai sentimenti?

Louis Garrel: «L’Uomo Fedele è un film che sintetizza il rapporto speciale tra Italia e Francia, soprattutto per quanto riguarda il cinema. Questo progetto nasce dal desiderio di lavorare con Jean-Claude Carrière, che ha più di ottant’anni e fin da quando ne avevo 14 guardavo al suo lavoro ad esempio con Milos Forman: è stato un intellettuale che mi ha sempre fatto ridere e poi è sempre stato così spirituale. Così siamo diventati amici e abbiamo provato a scrivere un film insieme: lui detesta la psicologia e il sentimentalismo; io li amo invece. La sua scrittura è secca e asciutta, e ho finito per avere paura, in qualche modo, di quest’uomo!

Abbiamo lavorato a quattro mani su un gioco: il film è fedele a un certo cinema francese e infatti è, letteralmente, un gioco che si snoda attraverso i miei ricordi del cinema – ad esempio – di Truffat. In fase di scrittura sono arrivato con una storia sull’amore giocando con un’idea che è una commedia ma, allo stesso tempo, non è una commedia a tutti gli effetti; è un po’ un thriller, ha tre o quattro generi insieme e ogni scena è costruita come una sorpresa. L’Uomo Fedele inizia in modo così canonico ma, allo stesso tempo, sorprendente, con quest’atmosfera francese ma straniante».

Nel film c’è l’amore, c’è il dramma, c’è il genere declinato in modi diversi con influenze ed echi di Truffat e della Nouvelle Vague. Il personaggio di Laetitia Casta – Marianne – la donna protagonista che fa la prima mossa nel grande gioco del film, così pieno di sfumature com’è stato costruito?

Laetitia Casta: «Tutto era già preciso a partire dalla sceneggiatura come in una musica molto bella ma difficile da fare naturalmente: tutto era scritto ma bisognava trovare come fare per renderlo reale, per trovare della generosità e dell’empatia in Marianne; così mi sono distaccata dal senso di colpa, mi sono immaginata la sua storia con il personaggio di Louis, Abel, e devo dire che è davvero bello per una donna non avere appunto il senso di colpa: bisognerebbe adottare tutto questo anche nella vita di tutti i giorni».

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Di solito i francesi raccontano l’amore in modo non banale, mai scontato: da cosa deriva questa capacità?

Louis Garrel: «In partenza volevo fare un film francese ma che avesse la capacità di flirtare, di giocare con l’idea stessa di Francia esportandola nel mondo. Per rispondere alla domanda invece, vengo da una famiglia che ha giocato con il cinema e l’autobiografia da sempre; il gioco con la vita privata non mi fa paura, soprattutto se conosci bene le regole del gioco appunto: l’unico rischio che si corre, a quel punto, è quello di non fare un film buono, ma non si rischia la vita privata! Mi sono ispirato al cinema di John Cassavetes.

Nei momenti in cui odio il cinema, quando per esempio c’è troppa “virtualità” e tutto mi sembra mostruoso e artificiale, metto un film di Cassavetes e trovo solo la verità nei suoi film, come pure in quelli di Woody Allen. Noi francesi abbiamo avuto a teatro Racine, Marivaux e quindi siamo “esperti” negli studi sentimentali, tant’è vero che spesso – agli occhi di uno straniero – i nostri film sembrano da fuori quasi tutti uguali».

Laetitia Casta: «L’idea era quella di parlare, nel film, d’amore: devo essere onesta, sono questi i film che mi piacciono di più. Ad esempio quando penso alla Nouvelle Vague, penso sempre a delle opere con una forte componente d’ambiguità sull’amore, come se aleggiasse sempre un grande mistero intorno, elemento che traspare anche da come guardano i personaggi femminili. Soprattutto oggi si è diffusa quest’idea che l’amore sia commerciale, un aspetto che non condivido e che non mi piace affatto. L’Uomo Fedele è interessante anche perché c’è questa ambiguità costante nella scrittura, non si sa mai bene dove finiscono i personaggi e spesso si scambiano perfino i ruoli e le parti: il potere passa in mano ai bambini, le donne assumono ruoli maschili e gli uomini ruoli più femminili etc. questo perché anche la vita è così, la definirei complessa».

Louis Garrel: «Nella vita spesso si annida la violenza. Ad esempio deriva dal fatto che i nostri sentimenti sono versatili: certe volte sono scioccato dalla violenza quotidiana, quando un giorno l’amore è eterno e invece il giorno dopo è già finito. Giochiamo con l’amore attraverso la dolcezza e la leggerezza ne L’Uomo Fedele, raccontando questi aspetti delle placche tettoniche dell’amore».

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Laetitia, questa è la prima volta in cui viene diretta da tuo marito sul grande schermo: a parte l’ispirazione di Truffaut, a quali attrici ti sei ispirata?

Laetitia Casta: «Sono stata ispirata da attrici come Anna Magnani, Gena Rowland e Romy Schneider: guardare il loro talento può far desistere dal continuare il mestiere d’attrice! Mentre invece lavorare con Louis è stata un’esperienza per entrambi sul set, perché questo personaggio così particolare già a partire dalla scrittura mi ha colpito subito, e mi sono basata proprio su questo aspetto. Sul set non lo riconoscevo comunque, era come un’altra persona».

Louis, L’Uomo Fedele che immagine dell’uomo evoca già a partire dal titolo e soprattutto come ridefinisce i rapporti all’interno delle coppie?

Louis Garrel: «Devo ammettere che sono sempre stato circondato da donne forti, quindi sono abituato a lasciar decidere le donne e per questo volevo fare un film dove la virilità fosse più dissimulata; i personaggi che decidono sono le donne, e poi Marianne/Laetitia è come Cleopatra, perché sa come essere equilibrata. Gli uomini che vedono il film spesso non riescono ad identificarsi perché per loro manca la virilità ma per me è qualcosa di familiare, mi piace essere guidato da sempre nella vita».

Laetitia Casta: «Il fatto che il personaggio di Abel scelga sempre di far decidere gli altri, riconfermando quindi la sua decisione di non voler prendere decisioni, si trasforma nella sua libertà e quindi, di conseguenza, nel suo potere».

Louis, L’Uomo Fedele è stato affiancato al cinema di Woody Allen: che ne pensi? E soprattutto, com’è stata per te e per Laetitia l’esperienza sul set con Lily-Rose Depp?

Louis Garrel: «Ho letto di recente una frase di Jean Renoir, secondo me il più grande regista di sempre, e come consiglio diceva di parlare sempre di quello che si conosce, perché per interessare le altre persone bisogna mostrare loro qualcosa che non conoscono; per questo motivo il mio film dev’essere francese. La comparazione con Woody Allen forse nasce dal fatto che abbiamo lo stesso senso dell’umorismo, soprattutto nel dramma avverto sempre il bisogno di trovare del senso dell’umorismo: nella vita, quando sono forte guardo i film di Bergman, ma quando sono triste… allora guardo quelli di Woody Allen.

Lily-Rose l’ho conosciuta quando aveva 15 anni; quando ho scritto il copione ho pensato subito a lei e lei stessa ha accettato subito il personaggio di Eve: quando un attore ti dice “il personaggio! È proprio come me!” perché è sincronizzato con il personaggio su carta e, come nel suo caso, finisce per crescere anche in quei panni, allora è un vero successo da regista».

Laetitia Casta: «Lavorare con Lily-Rose è stato davvero bello, perché potevamo lavorare su una comparazione con l’età del mio personaggio, Marianne, con la sua saggezza e maturità e invece la giovinezza quanto la follia incarnati da Lily/Eve».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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