Non Ci Resta Che il Crimine: “la banda” di Massimiliano Bruno presenta il film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Non Ci Resta Che il Crimine è la nuova commedia diretta da Massimiliano Bruno che firma la sceneggiatura insieme ai soggettisti Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti, orchestrando un super-cast all star tutto italiano formato da Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Leo, Ilenia Pastorelli e lo stesso Bruno.

Un’insolita commedia pronta a mescolare sapientemente l’umorismo con un’atmosfera noir da poliziottesco anni ’70, elemento che conferisce un tocco vintage all’intera operazione prodotta da Fulvio e Federica Lucisano insieme a Rai Cinem, che approderà nelle sale – grazie alla 01 Distribution – in circa 400 copie a partire dal 10 gennaio.

non ci resta che il crimine

Massimiliano Bruno e il cast di Non Ci Resta Che il Crimine presentano il film alla stampa

Roma, tre amici fraterni – Moreno, Sebastiano e Giuseppe – perennemente squattrinati e in cerca dell’idea giusta per svoltare, passano il tempo alla ricerca della soluzione vincente per risolvere ogni loro problema. I tre, convinti che realizzare un tour turistico nei luoghi storici della banda della Magliana sia un’idea geniale, si ritrovano all’improvviso catapultati negli anni ’80, nello storico bar “covo” dell’organizzazione criminale. Cercheranno così di sfruttare la loro “conoscenza del futuro” per volgere la situazione a proprio vantaggio, pur dovendo scendere a patti con la leggendaria banda.

Alla presenza del cast al gran completo, del regista Bruno, degli sceneggiatori e soggettisti quanto dei delegati di produzione, è stata presentata alla stampa la commedia Non Ci Resta Che il Crimine (qui il trailer ufficiale), cercando di scavare nei meccanismi che hanno portato alla nascita di questo “strano pasticciaccio”, ambientato nella Roma che tutti conosciamo ma che riesce a svincolarsi dai limiti della Città Eterna, tratteggiando una ricostruzione del 1982 comune all’immaginario di (quasi) tutti e finendolo quindi per bollare, l’intera operazione, come un prodotto audiovisivo (a)tipicamente romano.

Massimiliano Bruno, come nasce l’idea alla base del film e chi cerca di omaggiare? A tal proposito, è interessante analizzare anche le dinamiche che legano tra loro i personaggi per meglio definire il loro rapporto con la “vera” banda della Magliana.

Massimiliano Bruno: «Il film è un omaggio a un classico cult come Non Ci Resta Che Piangere; un omaggio a Troisi e a Benigni nonché un richiamo al viaggio nel tempo, elemento utile per decifrare e capire i vari legami e i riferimenti dei quali si parla. Con Menotti e Guaglianone abbiamo creato una commistione di generi, caratterizzata da una forte componente fantasiosa da commedia sulla falsariga di Ritorno al Futuro e il gusto per il genere poliziottesco tipico degli anni ’70, che si può collocare nel solco della “moderna tradizione” di Romanzo Criminale. Volevamo fare una action – comedy dal forte stile vintage, con zoom sui PP dei personaggi, una fotografia particolare molto cupa che richiama la sceneggiatura dalla quale emerge, ad ogni nota e dopo ogni battuta, la passione per quei film, mostrata graficamente attraverso la suddivisione dello spazio tramite split-screen, per esempio».

Alessandro Gassmann: «Ho letto subito una sceneggiatura che mi è piaciuta molto e che mi ha fatto capire quanto abbiamo ricominciato a fare commedie un po’ diverse tra loro nel panorama italiano; e poi lavorare con gli amici e con un regista – con il quale sono giunto alla quarta collaborazione – come Massimiliano mi ha dato la forza necessaria per interpretare un personaggio simile, che grazie al vero cattivo interpretato da Leo sembra ancora più tontolone e allocco».

non ci resta che il crimine

La scelta di una specifica contaminazione linguistica insieme al gusto per la citazione sviano un po’ da un elemento polemico, ovvero quello di scegliere dei cattivi – i membri della banda della Magliana – come protagonisti di una commedia.

Massimiliano Bruno: «Il personaggio dell’antagonista rimane cattivo fino in fondo, e il pubblico tende subito a patteggiare con loro, i tre protagonisti; si è sempre soliti pensare che il pubblico, vedendo personaggi cattivi, possa avere la tendenza ad emularli, ma il cinema non può fare del male ma solo del bene: sono convinto che solo la società civile può fare peggio! E poi ci sono in giro pochi, ottimi, film capaci di fare denuncia sociale, permettendosi così di scuotere le istituzioni, ma il nostro è semplicemente una commedia».

In Non Ci Resta Che il Crimine, oltre ai riferimenti già citati, ce ne sono alcuni legati all’universo de I Soliti Ignoti?

Massimiliano Bruno: «Assolutamente sì, perché tra tutti gli attori che hanno scelto di prendere parte al film alla fine sembrava di avere sottomano la nazionale degli attori italiani, altro che Mondiale del 1982: si tratta di un film corale, dove ognuno ha la sua parte e proprio questo è un forte richiamo all’inarrivabile modello della commedia all’italiana firmata da quei grandi maestri».

Edoardo Leo, tu nel film interpreti Renatino, un personaggio palesemente plasmato sul modello di uno dei veri boss della banda della Magliana. Come ti sei approcciato al personaggio?

Edoardo Leo: «Per quanto riguarda le storie e i personaggi della banda della Magliana, oggi c’è un immaginario di riferimento contemporaneo molto forte in giro – grazie alla serie e alla diffusione del romanzo – così ho proprio scelto di accantonare tutto, non tanto per cercare la famosa biografia del personaggio, quanto per provare ad esasperare ciò che era già insito sceneggiatura, esasperando la ferocia e la gelosia e finendo per creare un personaggio quasi divertente nella sua assoluta cattiveria.

Siccome in Non Ci Resta Che il Crimine non cerchiamo dei riferimenti specifici sulle rispettive vicende biografiche dei personaggi, devo ringraziare soprattutto i miei colleghi perché hanno reso possibili determinate scelte compiute con Massimiliano, che conosco da tanto tempo. In una circostanza simile avere a fianco amici e colleghi e lavorare in un clima rassicurante con complimenti che piovevano dopo ogni scena, era davvero stimolante e incoraggiante, nonché una vera rarità tra colleghi».

Massimiliano Bruno: «In Non Ci Resta Che il Crimine abbiamo cercato di porre una grande attenzione rispetto ai ruoli i comici: gli attori che li ricoprivano hanno capito che, facendo restare “cattivo fino al midollo” il cattivo interpretato da Edoardo, tutto diventava ancora più divertente».

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Marco Giallini e Ilenia Pastorelli, cosa potete aggiungere riguardo ai vostri personaggi in Non Ci Resta Che il Crimine?

Marco Giallini: «Mi sono già ritrovato su un set con atmosfere e suggestioni simili – quello della serie di Romanzo Criminale – ma ho decisamente un ricordo diverso di quell’esperienza, perché determinato dai momento che stavo vivendo in quel periodo. Ricordo che su quel set si pensava molto al realismo, mentre qui piuttosto ricordo molto bene la realtà vissuta nel 1982».

Ilenia Pastorelli: «Purtroppo, quelli che interpretiamo in Non Ci Resta Che il Crimine sono dei personaggi drammaticamente leggendari; il mio, Sabrina, è un personaggio che è in linea con l’odierna ondata del movimento #MeToo: è una donna che rischia di essere “di proprietà” di un uomo – Renatino – che le lascia solo un ruolo marginale; ma nonostante tutto lei è capace di trasformare questa debolezza in una forza e finisce per manipolare gli uomini attraverso il sesso e le nudità del suo corpo».

Anche la vostra commedia si pone come obiettivo quello d’imbarazzare le istituzioni?

Massimiliano Bruno: «Il film non rappresenta una critica sociale o politica, ma solo una citazione di genere e dei generi».

Nicola Guaglianone: «Ci divertiva scrivere certe scene che poi sono state tagliate… tipo in una di queste, uno dei protagonisti scriveva un memoriale sulla banda della Magliana che poi veniva buttato in un cestino e veniva recuperato da un giovane De Cataldo, che lo avrebbe usato come base per scrivere Romanzo Criminale…»

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Qual è il messaggio del film oppure Non Ci Resta Che il Crimine è, semplicemente, un mero esercizio di stile?

Nicola Guaglianone: «Le mini-storie sono sempre un pretesto per raccontare storie più grandi con un sotto-testo più di spessore: credo che la morale ruoti intorno a un gruppo di amici che parte per un viaggio alla ricerca di un tesoro, finendo per scovare invece qualcosa di molto più grande: l’amicizia».

Andrea Bassi: «Alcune serie come Gomorra hanno, alla base, un discorso persuasivo che può intrigare soprattutto per quanto riguarda quel lato criminale; ma la cosa davvero importante è raccontare come le persone vengano stritolate dai meccanismi della criminalità, rimanendo invischiati sempre più a lungo. Il titolo è ironico, fa il verso a un certo tipo di visione quando, da ragazzini, la banda della Magliana aveva un fascino perverso, mentre oggi capiamo come quel meccanismo di potere esercitato non sia altro che un fascino sinistro, pronto a stritolare tutto».

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I riferimenti infiniti alla pop culture disseminati nel film come sono stati selezionati, in base a che criterio? E quanto c’è di autobiografico in quest’ultimi? Vi è mai venuta, sul set, l’idea di realizzare magari una trilogia di Non Ci Resta Che il Crimine?

Massimiliano Bruno: «Ci sono anni che, per noi coinvolti nei film, sono stati mitici: sono quelli nei quali avevamo dai 10 ai 20, i mitici – appunto – anni ’80 verso i quali ci siamo confrontati soprattutto per quanto riguardava le citazioni dell’immaginario collettivo, anche se alla fine i riferimenti erano diversi per ognuno di noi. Per esempio, personalmente ho virato – a livello musicale – dalla disco music a scelte più rock per il film, questo perché all’epoca quest’ultima era una musica per giovani, era pop nel senso di popular, mentre oggi è vintage. Per quanto riguarda invece l’argomento sequel… beh, vedremo!

Ciò che mi preme, al momento, è ribadire l’importanza del genere e delle commistioni di genere, un processo che avevamo già avviato con Andrea Bassi e che prosegue, felicemente, oggi con un nuovo team composto da Guaglianone e Menotti. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di voler unire la commedia al genere: per noi la banda della Magliana rappresenta uno strascico del poliziottesco anni ’70».

Andrea Bassi: «Abbiamo cercato di partire dalle storie sulla banda della Magliana per poi virare verso la commedia e creare una commistione di generi con il poliziottesco all’italiana».

Nicola Guaglianone: «Non sento mai l’esigenza di scrivere qualcosa, ma devo dire che sono perseguitato dai sequel! il film si concede il lusso di restare sospeso, di giocare con la metafora fin nelle ultime battute: emerge infatti l’idea costante di liberarsi dal passato, visto che siamo quasi tutti dei gran nostalgici che si commuovevano, ogni volta, per le influenze pop che tiravamo fuori sul set».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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