Suburra La Serie: presentata a Roma la seconda stagione del crime thriller targato Netflix

scritto da: Ludovica Ottaviani

Suburra La Serie è pronta a tornare, dal 22 febbraio, in esclusiva solo su Netflix con l’attesa seconda stagione: i volti degli “storici” protagonisti si mescoleranno con delle new entry come pure nuove saranno le trame del potere, sempre più sinistre e corrotte, che sveleranno i torbidi segreti che si agitano nel sottobosco di Roma, immortalata proprio alla soglia della nascita di un nuovo impero criminale.

Tratta dall’omonimo romanzo scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, la seconda stagione (qui il trailer ufficiale) è ambientata nei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma, a tre mesi dalla fine della prima stagione. La battaglia tra criminalità organizzata, politici corrotti e la Chiesa si fa ancora più intensa e i personaggi diventano sempre più affamati di potere. Quali nuove alleanze stringeranno i protagonisti? E quali nuove strategie metteranno in atto per conquistare il controllo del litorale romano?

Presentata alla stampa la seconda stagione di Suburra La Serie, dal 22 febbraio su Netflix

Con una divisione in due panel dedicati al cast tecnico e artistico, Netflix riconferma la propria volontà d’investire nelle novità del mercato audiovisivo internazionale, senza tener conto del medium specifico attraverso il quale raccontare una storia: l’importante è che si tratti di buone storie, valide, innovative e competitive sul mercato internazionale. A parlarcene sono stati prima i due registi che si sono avvicendati con la regia degli 8 episodi, ovvero Andrea Molaioli e Piero Messina insieme a Kelly Loganville, responsabile europea delle serie di Netflix, Gina Gardini e Riccardo Tozzi per Cattleya e la showrunner Barbara Petronio.

suburra la serie

Kelly, cosa rappresenta Suburra La Serie per voi di Netflix?

Kelly Loganville: «Per noi Suburra è una serie speciale perché in ogni paese stabiliamo una storia, una relazione, a partire dal primo lancio di un prodotto audiovisivo, creando così un rapporto privilegiato cercando di diventare, pian piano, una grande famiglia stabilendo un bel rapporto con i professionisti del genere, con i quali è un onore lavorare. Inoltre per noi è stata una gradita sorpresa vedere come il mondo abbia reagito a questa storia proposta: all’inizio doveva essere indirizzata solo al pubblico italiano, ma ha avuto talmente un grande successo in tutto il mondo – e in posti come gli Stati Uniti, il Vietnam e la Germania – che abbiamo deciso di puntare su questa seria, che si è confermata come uno degli show più visti di sempre solo nelle prime settimane, e col tempo sta raccogliendo sempre più fans».

Gina Gardini, qual è per lei la ricetta del successo dietro una serie come Suburra e quali sono, nello specifico, i suoi punti di forza?

Gina Gardini: «Non c’è una ricetta assoluta, altrimenti funzionerebbe e in ogni caso! La forte visione condivisa con Netflix; la libertà creativa assoluta sempre abbracciata da quest’ultimi; il forte valore produttivo con tutti i vari costi coinvolti sono solo alcuni dei punti di forza, e il fatto che tutto questo serva a renderlo un prodotto locale non fa che trasformarne la forza in globale, mostrando così anche ai turisti stranieri abituati ai paesaggi da “cartolina” una Roma segreta, mai vista. Nella seconda stagione è molto più forte, ad esempio, la presenza femminile con dei personaggi che erano già molto corposi nella prima ma che adesso, invece, sono molto di più e si mostrano ancora più forti: molte donne sono state coinvolte, sia davanti che dietro la macchina da presa. Quindi possiamo dire come Suburra La Serie sia concepita e guidata prevalentemente da cinque donne molto forti».

Riccardo Tozzi, Suburra – La Serie tratta dei temi importanti: quali sono in questa seconda stagione?

Riccardo Tozzi: «Per noi di Cattleya questa è una linea guida molto forte: ci ispiriamo al realismo e le nostre storie sono sempre calate nella realtà, pur scegliendo di declinarle con il linguaggio del genere. I piccoli, grandi, fatti della contemporaneità si svolgono secondo un codice e un linguaggio tipico del genere; qui poi, nello specifico, i temi cardine sono la città, l’immigrazione, il collegamento tra lotta politica e territorio; la lotta criminale sempre per quest’ultimo, ecco, questi temi sono sempre visti senza distinzione manichea tra buoni e cattivi, perché l’umanità è complessa e il linguaggio del genere permette di dare un tocco universale, trasformandosi in un gancio con la storia stessa del nostro cinema: questo perché pochi paesi al mondo hanno alle spalle la nostra eredità, elemento che segna l’ulteriore successo delle serie italiane nel mondo».

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In questi ultimi anni come è cresciuto il panorama delle opportunità e delle collaborazioni grazie all’avvento di Netflix?

Riccardo Tozzi: «Questi ultimi anni sono stati straordinari perché le nuove entità VOD come, ad esempio, Netflix sono un’opportunità d una creazione continua di posti di lavoro; le tecnologie cambiano le nostre abitudini d’ascolto e di vita, poiché vengono introdotte delle innovazioni molto forti. Non ho mai trovato, in ambito lavorativo, una responsabile come Kelly Loganville, interessata alle questioni sociali, ad abbattere le differenze ma soprattutto ad aumentare la concorrenza, aumenta quindi di conseguenza anche la qualità, trainando insieme realtà tradizionali come la stessa RAI».

Barbara Petronio, qual è stata la sua esperienza in questa seconda serie di Suburra?

Barbara Petronio: «Ci siamo divertiti molto tutti insieme, con il team di sceneggiatori al completo, a scrivere questa seconda stagione anche perché adesso condividiamo anche una passione per i personaggi che abbiamo portato dalla prima alla seconda, rendendoli carichi di contenuti che tenderanno ad “esplodere” man mano che si avvicendano gli episodi. Questo ci ha guidato nella Writers Room e come storytelling siamo andati in questa direzione, vedendo quanta materia ci fosse annidata in questi personaggi».

Andrea Molaioli, per te questo è un vero e proprio ritorno sul set di Suburra La Serie visto che avevi già diretto alcuni episodi della prima: come ti sei trovato?

Andrea Molaioli: «La seconda stagione è stata particolare e stimolante: nella prima mi confrontavo con qualcosa per me di inedito e cercavo di capire che cosa potesse darmi questa nuova materia; nella seconda, invece, ho iniziato a prenderci gusto e dimestichezza con i personaggi ma soprattutto con gli attori che li interpretano, instaurando uno scambio proficuo ed efficace. Una delle forze di Suburra La Serie è che in situazioni intense, drammatiche e complesse ci sono sempre dei sentimenti e una forte emotività: sono le emozioni, appunto, gli aspetti sui quali preferisco lavorare in assoluto».

Piero Messina, com’è stata invece la tua esperienza sul set visto che sei una new entry e ti sei sentito, in qualche modo, influenzato d qualcosa?

Piero Messina: «A livello stilistico, se un regista viene chiamato a lavorare in una produzione televisiva come Suburra La Serie, il pensiero è sempre quello di rispettare i dettami e il linguaggio della serie, trovando con rispetto un proprio spazio in cui esprimersi; quindi anch’io mi sono chiesto “come posso ritagliarmi uno spazio vitale per lavorare al meglio”? Come esperienza è stata molto divertente perché venivo da esperienze diverse a livello cinematografico ma anche televisivo, e questo mi ha entusiasmato perché ho affrontato aspetti che non avevo mai sperimentato e nei quali non mi ero mai trovato: ad esempio c’è molta action, alla quale non ero assolutamente pronto e invece mi sono divertito molto. Per me la cosa più importante è lavorare con degli attori, perché in quanto regista trovo sia splendido poter esplorare nuove esperienze e linguaggi avendo sempre una troupe istruita e preparata con la quale lavorare».

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Dopo il cast tecnico, spetta a quello artistico parlare nel dettaglio dei personaggi che si muovono sulla scena di questa seconda stagione di Suburra La Serie: la parola è passata quindi ai protagonisti Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini, Francesco Acquaroli, Filippo Nigro e Claudia Gerini. Ad aprire le danze è stato proprio Borghi:

Alessandro Borghi: «Suburra per me è stato l’inizio di tutto. Stefano Sollima ha creduto in un ragazzo di 28 anni che da circa 15 cercava di recitare, ed è stata proprio questa la mia grande occasione; questo mestiere è complesso, soprattutto qui in Italia dove ci sono poche cose da fare e poche interessanti: ciò rende assolutamente difficile trovare qualcosa di davvero interessante da raccontare. La mia fortuna ad esempio è stata quella di sentirmi sempre al sicuro con le persone che mi hanno aiutato e incentivato, e questo mi ha permesso di crescere e di notare come sia in corso un ricambio molto bello in questo paese e un ricambio nuovo anche sul piano globale. Nel 2006, quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della recitazione, lavoravano sempre gli stessi 10 attori, mentre invece oggi c’è questa opportunità tutta nuova – targata anche Netflix – che permette di affidare le cose alle persone giuste che sono davvero in grado di saperle fare bene».

Giacomo Ferrara, il tuo personaggio – Spadino – in questa seconda stagione lotta ancor di più per ottenere il potere: c’è stata quindi una profonda evoluzione del personaggio.

Giacomo Ferrara: «Sì, perché nella seconda stagione viene richiesta una maturità diversa sulla quale abbiamo lavorato parecchio. Sono andato a togliere al personaggio gli atteggiamenti più infantili, tenendo invece tutta quella rabbia dentro; tutto restava quindi nel sottobosco, lasciando piuttosto spazio all’evoluzione di altri personaggi, soprattutto quelli femminili. Questo aspetto mi ha permesso di raccontare una storia ancor più complessa, esplorando anche gli aspetti legati alla sfera emotiva/sentimentale di Spadino e alla sua sessualità».

Eduardo Valdarnini, il tuo personaggio cambia radicalmente diventando un poliziotto, sempre però gravato dal peso della corruzione.

Eduardo Valdarnini: «Mi sono informato molto, chiedendo aiuto per fare delle ricerche e devo ammettere che è davvero strano diventare un poliziotto con una carica così impegnativa, essendo vice-ispettore. Ho capito subito che ci sono un carattere e un comportamento che cambiano, e il background della prima stagione mi ha reso tutto più facile, rendendomi più convinto di me stesso».

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Francesco Acquaroli, il tuo personaggio – Samurai – rispetto agli altri sembra non avere questa doppiezza dei caratteri: quindi come hai lavorato sulla costruzione di questo “re di Roma” pronto a tutto pur di mantenere il potere?

Francesco Acquaroli: «C’è un passato, anche per Samurai, che pesa molto e per questo lo rende un personaggio con pochi margini di riscatto; comunque ognuno di noi, anche la persona peggiore, ha una tridimensionalità. In questa seconda stagione di Suburra La Serie la concorrenza è sempre più pericolosa ma raffinata; i concorrenti aumentano, ci sono le evoluzioni dei giovani che crescono e Samurai teme che il potere da “re di Roma” sia sempre più insidiato».

Filippo Nigro, il tuo personaggio invece è quello di un politico che può trasformarsi nell’ago della bilancia delle elezioni romane.

Filippo Nigro: «Rispetto alla prima stagione, il mio personaggio è eticamente molto interessante, perché fa dei notevoli passi in avanti ed era davvero difficile rendere credibile quanto una persona possa compiere dei gesti che vanno contro l’etica e l’onestà. Mi interessava molto l’idea che Amedeo Cinaglia fosse anestetizzato, paralizzato, come se non si rendesse conto del percorso che io invece, da attore, tenevo presente nel renderlo credibile nel momento in cui decide di accollarsi delle responsabilità gravose».

Claudia Gerini, che significato ha invece il tuo personaggio, cosa rappresenta e incarna?

Claudia Gerini: «Partiamo dal presupposto che sono una grandissima fan di Suburra La Serie! Il mio personaggio è importante soprattutto per l’evoluzione della sua carriera e per il legame che instaura con Roma: Sara Monaschi è diversa dalle altre donne che ho interpretato nella mia filmografia, è spietata e, soprattutto nella seconda serie, stringe nuove alleanze visto che le è stato tolto tanto e vede sfuggirle il potere dalle mani: niente più contatti in Vaticano, perde perfino lo status di moglie, quindi cerca di recuperare tutto con gli strumenti che ha all’interno della ONLUS che gestisce e che si occupa di immigrazione. Sara si sporca di più le mani ma questa volta va fino in fondo e non si spaventa: è un personaggio freddo e determinato, che per raggiungere i propri obiettivi è disposta a mettere in gioco tutto, incluso anche il bisogno spasmodico di stringere nuove alleanze di stampo politico. Alle volte vorrei avere un briciolo della determinazione del mio personaggio anche nella vita: è una che non si lascia trascinare via dalle emozioni ed è davvero ricca di sfumature».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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