Un Giorno all’Improvviso: Anna Foglietta e il regista Ciro D’Emilio presentano il film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Un Giorno all’Improvviso è il titolo dell’opera prima diretta da Ciro D’Emilio che, dopo il successo del cortometraggio d’esordio Pioggia, dimostra di sapere maneggiare sapientemente la macchina da presa da vero aficionado della settima arte, come confermato dai produttori (Lungta Film) e dai distributori (No.Mad Entertainment).

E proprio i delegati di quest’ultime, insieme al regista D’Emilio e ai due interpreti protagonisti Anna Foglietta e Giampiero De Concilio hanno presentato alla stampa il film – che uscirà nelle sale il prossimo 29 novembre – dopo il felice passaggio nella sezione Orizzonti dello scorso Venezia 75, dove ha raccolto il plauso della critica e del pubblico, vincendo anche diversi premi.

Anna Foglietta e il regista Ciro D’Emilio presentano Un Giorno all’Improvviso alla stampa

E proprio a tal proposito, la Lungta Film – che produce il lungometraggio in collaborazione con Rai Cinema – ha dichiarato che «pur trattandosi di un’opera prima che segue di poco il corto Piove, Un Giorno all’Improvviso ha comunque iniziato la propria nuova vita festivaliera, iniziando – giusto per citarne qualcuno – dalla rassegna della Cineteca di Milano; poi Montpellier e tanti altri. Inoltre, Anna Foglietta ha già vinto dei premi per la sua vibrante interpretazione di madre borderline, e tra i premi ricevuti non possiamo non citare il nuovo IMAIE conquistato da Giampiero De Concilio: si tratta di tutti premi eterogenei per capire l’effettiva importanza del film».

La distribuzione No.Mad Entertainment ha aggiunto che «il film uscirà nelle sale il 29 novembre prossimo puntando soprattutto sul mercato delle grandi città come Napoli, Roma, Torino e via dicendo; poi si punta su paese dov’è stato girato, vicino Napoli, e infine alla copertura dell’intera regione Campania».

Ciro, l’equilibrio alla base di Un Giorno all’Improvviso nasce dalla sceneggiatura e dal lavoro sul set; nonché dal preciso punto di vista adottato per parlare di una famiglia “monca”, incompleta e problematica, e di un territorio drammatizzato molto spesso tra cinema e tv o comunque strumentalizzato. Questo equilibrio e la giusta distanza come sono stati costruiti?

Ciro D’Emilio: «Il film è stato scritto con la consapevolezza di voler evitare di stereotipare, ad ogni costo, sviando l’attenzione degli spettatori dagli elementi tipici della zona dove abbiamo girato. Avevamo un’idea ben chiara della vicenda narrata e soprattutto un protagonista come Giampiero nei panni di Antonio: la sua presenza è stata costante fin dall’inizio, e tutti noi alla fine sapevamo che una volta scelti gli attori giusti per i ruoli chiave, avremmo trovato spontaneamente il giusto equilibrio. Questo film ci ha richiesto una lucidità maggiore per capire i punti nodali e la chiarezza necessaria per mettere a fuoco una relazione così complessa come quella tra madre e figlio. In questo Anna e Giampiero hanno lavorato per ben due mesi prima d’iniziare le riprese, in tandem con il produttore del film che è stato il loro acting coach. Avere un “paracadute” del genere, nonostante i grandi livelli emotivi e drammatici raggiunti sul set, è stato importante quanto fondamentale perché ci ha permesso di creare una certa emotività».

Anna Foglietta: «Da quando ho letto per la prima volta il mio personaggio, Miriam, sono ormai passati quattro anni. Mi sono lasciata sempre sorprendere dalle zone d’ombra dei personaggi che interpreto, proprio perché – da attori – spesso non si sa dove mettere le mani; noi, nel nostro caso, ci siamo lasciati guidare da Ciro, che aveva tutto chiaro in testa, aiutandoci a trovare solo il giusto equilibrio nel dramma».

Giampiero De Concilio: «Come attore ho provato a farmi un’idea del personaggio di Antonio, ma i personaggi sono tridimensionali e complessi; finiscono per essere delle persone a tutti gli effetti e ci abbiamo messo mesi per capire tutto questo processo nei dettagli».

Anna e Giampiero, in Un Giorno all’Improvviso avete un ruolo sinergico e il rapporto madre-figlio che instaurate è molto fisico, a tratti carnale; come avete gestito e ricreato questo rapporto così stretto, sinergico e allo stesso tempo tragico?

Anna Foglietta: «La figura materna di Miriam, già in sceneggiatura, tendeva a fagocitare tutto e tutti, incluso il figlio Antonio. Sono stati sostenuti svariati provini per trovare l’attore giusto per interpretare il personaggio, e alla fine la presenza fisica ed emotiva di Giampiero ha combaciato con la mia energia da attrice, era perfetta. Con lui ci siamo trovati in maniera alchemica; non si è trattato solo di fortuna, perché il fatto di esserci trovati così bene mi ha permesso di scavare nel profondo del personaggio, e abbiamo cercato di suonare insieme le corde giuste. Quando arrivavamo sul set eravamo già pronti, carichi e liberi di lasciarci ispirare da una connessione di anime in continuo contatto tra loro, dettaglio che permette di restituire una ben specifica idea di carnalità».

Giampiero De Concilio: «La prima volta che ho visto Anna sono rimasto a bocca aperta: lei ha un peso umano fortissimo che si scarica nella recitazione; poi lentamente abbiamo imparato a conoscerci meglio sul set instaurando un rapporto. Lavorare con lei significa restare sempre sul pezzo, in un dialogo continuo tra personaggi; solo rigirando le scene mi rendevo conto che emergevano delle cose, dei dettagli, determinati solo dalla chimica, perché scaturivano dal rapporto tra me e Anna, da quella speciale forma di alchimia».

Un Giorno all’Improvviso è un film su un adolescente fin troppo maturo: ma, restando comunque un diciasettenne, il calcio gioca un ruolo importante nella sua vita e nell’economia del film. A cosa vi siete ispirati per ricreare il – fedelissimo – clima da spogliatoio?

Ciro D’Emilio: «Nel film volutamente non è dichiarato un luogo specifico dov’è ambientato e girato, questo perché volevamo distanziarci a tutti i costi dalla tipica rappresentazione del territorio campano che si fa – e vede – ormai sul grande e piccolo schermo. Abbiamo girato vicino a Scafati (paese nei pressi di Pompei) e poi nella periferia tra Salerno Napoli. Per me questo film è stato, prima ancora, un’esperienza di vita: immaginate, i capo reparto del film sono quasi tutti under 35, quindi si trattava di una crew giovane, e tutti erano molto coinvolti. Per quanto riguarda lo spogliatoio, volevo essere verosimile nei confronti dell’ambito calcistico. In quelle scene ambientate lì ci sono i nostri ricordi dentro, di quando da ragazzini giocavamo a calcio; pur essendo cambiati i tempi, gli odori e i sapori dietro le quinte di una partita sono sempre gli stessi. Poi abbiamo collaborato con la squadra locale del S. Sebastiano Mazzeo, decisamente importante sul territorio e i ragazzi della squadra sono veri calciatori; nessuno di loro aveva mai recitato prima e ciò mi ha aiutato molto, perché avendo giocato a calcio, so come funziona ed è stato emozionante riprendere in mano quei vecchi ricordi: volevo che le comparse fossero materia viva».

Giampiero De Concilio: «Il mio personaggio pronuncia una frase chiave sui 17 anni, dicendo che non si è accorto di averli; il concetto di accorgersi, o meno, di essere ragazzi o di essere già adulti per poter raggiungere la felicità è l’essenza stessa del film, e devo confessare che ho avuto grandi difficoltà sul set a pronunciare quella battuta perché non riuscivo a restituirla nel modo giusto. Anche questo è il bello del lavoro sul personaggio: ci sono dei punti che rimangono oscuri e non vengono mai compresi fino in fondo, proprio come accade con noi stessi. Siamo oscuri e non riusciamo a comprenderci del tutto: questo aspetto stimola il mio lavoro da attore».

Anna, tecnicamente come hai lavorato per trovare la spontaneità in un personaggio così difficile e complesso?

Anna Foglietta: «Ho cercato di condurre un tipo di lavoro trattenuto: l’importante, per me, era quello che Miriam nutre verso gli altri, la rabbia che indirizza verso chi vuole ostentare un predominio. Il personaggio, più che chiudersi tende a sfogare con rabbia, diventando aggressiva. La vera difficoltà è stata quella di relazionarsi solo con me stessa per costruirla, e mi sono lasciata ispirare parecchio dall’ambiente che avevamo intorno: mi ha fatto davvero molto male ma è stato, allo stesso tempo, un grande alleato. Un alleato pericoloso, un nemico alla fine perché vedere da vicino il cuore del dramma in cui vivono certe persone, osservarlo, e pensare che in buona parte tutto ciò non sia altro che la conseguenza della politica delle istituzioni, che lasciano vivere così queste persone… beh, sono aspetti che mi hanno turbato accendendo la mia rabbia da pasionaria»

Come avete reagito al successo del film a Venezia 75?

Anna Foglietta: «Quando ho saputo che Un Giorno all’Improvviso era in concorso al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti sono rimasta contenta ma non sorpresa, perché questo film meritava di trovarsi lì: aveva tutti i numeri giusti per competere e il personaggio di Miriam è bellissimo, unico e particolare che si trova in un film – a sua volta – bellissimo, che parla da solo, con un cuore onesto, profondo e sincero, viaggiando tra i riferimenti più o meno alti e consapevoli, con una personalissima cifra autoriale: per una volta, viva la meritocrazia!»

Ciro D’Emilio: «La sorpresa è stata incredibile, perché e accaduto tutto molto in fretta e sono rimasto davvero sorpreso, perché con tanti film da selezionare avevano scelto proprio il mio. Un Giorno all’Improvviso è stata una grande scommessa anche da parte dei selezionatori del Festival, perché c’erano anche altri film più grandi e con grandi budget alle spalle: tutto questo mi ha dato fiducia, perché nei mesi successivi abbiamo iniziato a girare per altri festival che dimostravano l’importanza che il pubblico dava al film: personalmente, non do mai per scontato quando una persona va al cinema e paga un biglietto per vedere un’opera sul grande schermo».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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