Martin Scorsese sul New York Times chiarisce il discorso sui film Marvel

scritto da: Stefano Terracina

Martin Scorsese ha deciso di mettere la parola “fine” all’enorme polemica scaturita dalle sue dichiarazioni a proposito dei cinecomic e dell’Universo Cinematografico Marvel. E lo ha fatto attraverso una lunga lettera intitolata “Ho detto che i film Marvel non sono cinema. Fatemi spiegare” e pubblicata sul New York Times. Di seguito gli estratti più importanti:

“All’inizio del mese di ottobre ero in Inghilterra e ho rilasciato un’intervista ad Empire. Mi hanno fatto una domanda a proposito dei film Marvel. Io ho risposto, dicendo che ho provato a guardarne qualcuno, ma che non fanno per me. Mi sembrano più vicini a dei parchi a tema e non ai film così come li ho conosciuti, così come li ho amati durante la mia vita. Alla fine ho detto che non penso che siano cinema… 

…Molte persone hanno preso quest’ultima parte della mia risposta come un’offesa. Ci vedevano la prova del mio odio verso la Marvel. Se qualcuno vuole vedere le mie parole sotto quest’ottica, io non posso farci nulla. So che se fossi più giovane, probabilmente sarei entusiasta di questi film. Ma sono cresciuto in un altro periodo e ho sviluppato una concezione dei film – di ciò che erano e di ciò che avrebbero potuto essere – lontana dai film dell’Universo Marvel…

…Per me, per i cineasti che amo e rispetto, e per i miei colleghi e amici che hanno iniziato a realizzare film nello stesso periodo in cui ho iniziato io, il cinema era sinonimo di rivelazione, tanto estetica ed emotiva quanto spiriturale. Riguarda i personaggi, le loro complessità e la loro natura contraddittoria. Il modo in cui si amavano l’un l’altro ma anche il modo in cui potevano farsi del male. Si trattava di affrontare l’imprevedibilità sullo schermo e il modo in cui il cinema interpretava e drammatizzava quell’imprevisto, allargando il senso di ciò che era possibile nell’arte. Era quella la chiave per noi. Era una forma d’arte…

…Alcuni sostengono che i film di Hitchcock fossero abbastanza simili tra loro. E forse è vero. Ma la somiglianza che esiste tra i film dei franchise di oggi è una cosa completamente diversa. Molti degli elementi che definiscono il cinema come io lo conosco sono presenti nei film della Marvel. Ciò che manca è la rivelazione, il mistero e il genuino senso del pericolo. Niente è veramente a rischio. I film vengono realizzati per soddisfare tutta una serie di esigenze e sono progettati come variazioni di un numero finito di temi…

…Sono sequel nel nome, ma in realtà sono remake nello spirito. E ogni cosa al loro interno non potrebbe essere fatta diversamente. Questa è la natura dei franchise cinematografici moderni: si fanno ricerche di mercato, si testano con il pubblico, vengono esaminati, modificati, ricontrollati e rimodificati fino a quando non sono pronti per essere consumati. Si tratta di tutto ciò che i film di Paul Thomas Anderson o Wes Anderson, o anche Spike Lee o Kathryn Bigelow o Ari Aster non sono. Quando guardo un film di uno di questi registi, so che vedrò qualcosa di assolutamente nuovo che mi condurrà all’interno di un’esperienze inaspettato e inimitabile… 

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…Vi chiederete, a questo punto, qual è il mio problema. Perché non posso semplicemente lasciar star i film sui supereroi e i franchise? Il motivo è semplice. In molti luoghi del nostro paese e in tutto il mondo, i franchise sono diventati la vostra scelta principale se volete vedere qualcosa sul grande schermo. È un momento pericoloso per le sale cinematografiche e oggi abbiamo meno cinema indipendenti che mai. Il paradigma è stato capovolto e lo streaming è diventato il metodo di fruizione principale. Eppure, non conosco un solo regista che non vorrebbe creare un film per il grande schermo, da proiettare davanti al pubblico in una sala cinematografica…

…Me incluso. E sto parlando da chi ha appena realizzato un film per Netflix, che ci ha permesso di realizzare The Irishman nel modo in cui volevamo farlo. Sarò sempre grato per qeusto. Vorrei il film che venisse proiettato nei cinema per un periodo di tempo più lungo? Certo che lo vorrei! Ma non importa con chi realizzi il tuo film. Il problema è che, nella maggior parte dei multiplex, gli schermi sono affollati da franchise. E se pensate che si tratti soltanto di una questione di domanda e offerta, di dare al pubblico ciò che vuole, allora non sono d’accordo. Se alle persone viene dato solo un genere di cose, e viene venduto all’infinito solo quello, ovviamente ne vorranno di più… 

…Tutti sappiamo che negli ultimi 20 anni l’industria del cinema è cambiata profondamente. Ma il cambiamento più inquietante è avvenuto di nascosto: la graduale ma costante eliminazione del rischio. Molti film oggi sono prodotti perfetti confezionati per un consumo immediato. Molti di loro vengono realizzati da team composti da persone di enorme talento. Tuttavia, mancano di qualcosa che è essenziale per il cinema: la visione unificante di un singolo artista. Perché, ovviamente, il singolo artista è il fattore più rischioso di tutti… 

…La situazione, oggi, è che abbiamo due campi separati: c’è l’intrattenimento audiovisivo e c’è il cinema. Capita ancora che si sovrappongano, ma sta diventando sempre più raro. Temo che il dominio finanziario dell’uno venga utilizzato per emarginare, se non addirittura sminuire, l’esistenza dell’altro. Per chiunque sogna di fare un film oggi, la situazione è brutale e inospitale nei confronti dell’arte. E nel momento in cui scrivo queste parole, vengo pervaso da una terribile tristezza”. 

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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