A Tor Bella Monaca Non Piove Mai, recensione del film di Marco Bocci

scritto da: Ludovica Ottaviani

A Tor Bella Monaca Non Piove Mai è il titolo dell’opera prima che segna il debutto, dietro la macchina da presa, dell’attore Marco Bocci: dopo una lunga gavetta davanti all’occhio meccanico, senza mai perdere di vista il proprio sogno di passare “dall’altra parte” per dirigere una storia tutta sua, Bocci compie una doppia scelta coraggiosa opzionando un proprio romanzo (anch’esso un debutto assoluto) come base per la narrazione.

Il lungometraggio è infatti tratto dal romanzo omonimo, un libro attraverso il quale l’attore ha cercato di ripercorrere – e ricostruire – i ricordi legati alla figura paterna uniti alla propria esperienza personale maturata dopo aver vissuto nelle periferie, che si sono trasformate nel set “privilegiato” dei suoi affreschi sociali; e il quartiere romano di Tor Bella Monaca non solo dà il titolo al prodotto audiovisivo, ma diventa protagonista assoluta e motore immobile del dedalo di vicende che coinvolge i protagonisti.

Mauro (Libero De Rienzo) e Romolo (Andrea Sartoretti) sono due fratelli completamente diversi tra loro: il primo, trentacinquenne, è alla disperata ricerca di un modo per evadere legalmente dalla periferia dove vivono mentre assiste, impotente, all’abbandono della fidanzata Samantha (Antonia Liskova) e all’impossibilità di trovare un lavoro fisso grazie al quale poter vivere; il secondo, invece, dopo un passato criminale ha trovato la propria redenzione nell’amore e in onesto lavoro in fabbrica. Mentre i due fratelli lottano per restare ad ogni costo lontani dalle tentazioni criminali che spesso rappresentano una scorciatoia facile, anche gli anziani genitori si ritrovano costretti a sopravvivere alle angherie della brutalità quotidiana; solo a questo punto Mauro, da sempre calmo e onesto, decide di compiere una scelta drastica che ne pregiudicherà il futuro.

A Tor Bella Monaca Non Piove Mai è, a tutti gli effetti, un affresco sociale dalle tonalità corali: pur collocandosi in uno specifico filone della nostra cinematografica contemporanea, il film di Bocci tenta una strada diversa cercando di non raccontare, con sguardo documentaristico, le difficoltà, il degrado e la criminalità che spesso, dalla notte dei tempi, affliggono alcuni quartieri periferici delle grandi città italiane; piuttosto, l’attore-regista sceglie di seguire con il proprio occhio-meccanico diverse vite incrociate, esistenze in bilico tra dannazione e redenzione che lottano per conquistarsi la propria porzione di felicità.

a tor bella monaca non piove mai

La grande “commedia umana” di balzachiana memoria messa in scena ha i tratti tragi-comici di un teatro dell’assurdo della strada, sporcato dalle idiosincrasie della vita, messo a dura prova dai tranelli della sorte e dalla natura beffarda del Destino; l’umanità protagonista è variegata, ampia, pittoresca, difficile da contenere nei limiti stessi dell’inquadratura proprio perché rappresenta un campionario ristretto; Bocci sceglie di seguire piccole (grandi) storie di ordinaria follia metropolitana, lontane dai più classici cliché di genere, sospesi tra il crime e il documentary.

Eppure, nonostante le ottime premesse di partenza, inedite per un’opera prima, è nella seconda metà del film che A Tor Bella Monaca Non Piove Mai torna a seguire percorsi già battuti, allineandosi pigramente con il comune revival di genere del cinema italiano, ridimensionando in tal modo quelle tensioni cresciute durante la prima parte che non trovano il giusto spazio per deflagrare in brutale libertà.

Nonostante questo cambio di registro necessario ma disorganico, si tratta comunque di un debutto interessante non solo sul piano della scrittura, ma soprattutto per quanto riguarda la regia: Bocci sperimenta con la macchina da presa, cerca di selezionare gli angoli migliori, le luci che possano permettere ai personaggi di esprimere al meglio le proprie emozioni, i sentimenti repressi, la rabbia difficile da contenere che però permette loro di andare avanti, di continuare a lottare per cambiare la sorte che si è abbattuta su di loro finendoli per trasformare in moderni paria, intoccabili che cercano semplicemente il modo migliore per vivere.

Guarda il trailer di A Tor Bella Monaca Non Piove Mai

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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