A un Metro da Te, recensione del teen drama con Haley Lu Richardson e Cole Sprouse

scritto da: Gabriele Landrini

Dopo l’acclamato Colpa delle Stelle e i meno fortunati Noi Siamo Tutto e Il Sole a Mezzanotte, una nuova pellicola è pronta a emozionare grandi platee di adolescenti. A un Metro da Te, lungometraggio diretto da Justin Baldoni e interpretato da Haley Lu Richardson e Cole Sprouse, è infatti un teen drama pensato (esclusivamente?) per gli under18, che affronta con un tradizionale appiglio sentimentale-melodrammatico le problematiche della fibrosi cistica.

La sedicenne Stella Grant (Haley Lu Richardson) ha passato tutta la sua vita in ospedale. Malata di fibrosi fin dalla nascita, ha affrontato già dalla tenera età numerose operazioni che le hanno permesso di sopravvivere. Sempre attenta alle cure e estremamente disciplinata, Stella è la prima in lista d’attesa per avere un trapianto di polmoni, quando però, per un bello scherzo del destino, incontra Will Newman (Cole Sprouse), un paziente anche lui in ospedale per i gli stessi motivi, seppur più grave.

Nonostante un’iniziale antipatia, i due stringono amicizia e, per colpa delle manie di controllo di Stella, decidono anche di condividere i momenti delle cure, cosicché Will possa rispettarle senza ribellarsi. Sempre più legati da un profondo affetto, i due adolescenti devono però mantenersi a una debita distanza di due metri: la malattia comune non permette loro di avvicinarsi, né tantomeno di toccarsi. Quando si rendono conto di essersi innamorato l’uno dell’altro, rispettare le regole non è però più così semplice…

Realizzato contemporaneamente a un romanzo pubblicato in Italia da Mondadori, A un Metro da Te (qui il trailer italiano ufficiale) è un film volutamente confezionato per un pubblico adolescenziale, desideroso di appassionarsi a una storia d’amore tanto romantica quanto inverosimile. Nato sull’onda delle pellicole precedentemente citate, il lungometraggio distribuito da Notorious Pictures non colpisce per inventiva e sicuramente non brilla per particolare tecnica; ciononostante, premesso il target di riferimento e gli scopi che esso presuppone, il prodotto può dirsi più che riuscito, dato che mette in scena quello che gli spettatori desiderano vedere.

La storia è tutt’altro che realistica, soprattutto nella sua seconda parte, ma ha tutti gli ingredienti per piacere al proprio pubblico: dalla spigliatezza della protagonista femminile al fascino da bello e dannato della controparte maschile, dal legame indissolubile che nasce tra loro fino alla realtà avversa che non gli permette di concretizzare il sentimento nemmeno con un bacio, il racconto di Mikki Daughtry e Tobias Iaconis si puntella certamente di momenti meccanici o non volutamente iperbolici, ma appare sicuramente adatto ad appassionare e a far trascorre due ore in tranquillità.

Apparendo più riuscito de Il Sole a Mezzanotte ma meno rispetto a Colpa delle Stelle e a Noi Siamo Tutto, A un Metro da Te non è quindi un lungometraggio apprezzabile per un elemento in particolare, in quanto votato – sia nell’interpretazione degli attori, sia nella regia, sia nella scrittura – al mero intrattenimento di una folla giovanile, ma proprio a tale scopo, si connota positivamente, risultando efficace e in certi frangenti anche (banalmente) commovente.

Guarda il trailer ufficiale di A un Metro da Te

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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