Aquaman, recensione del nuovo cinecomic DC con Jason Momoa

scritto da: Gabriele Landrini

Dal 2013 – anno di uscita del reboot L’Uomo d’Acciaio – la qualità dei cinecomics dell’universo esteso DC è stata a dir poco altalenante. Accanto a pellicole di grande successo come l’ottimo Wonder Woman e il discreto Batman v Superman, si sono infatti succeduti lungometraggi meno apprezzati come i tanto attesi quanto criticati Suicide Quad e Justice League. Aquaman, stand-alone dedicato al supereroe acquatico, rappresenta quindi una scommessa per la DC Film e la Warner Bros. che, proprio dopo il deludente riscontro di critica e pubblico ottenuto dal film incentrato sulla Lega della Giustizia, deve trovare un modo per rilanciare un franchise che ha sempre faticato a decollare.

Le premesse non sono certo delle migliori: sebbene sia una delle colonne portanti dell’immaginario DC, l’Aquaman fumettistico non è certo il personaggio più apprezzato e idolatrato del gruppo. Il suo aspetto a tratti femmineo, accentuato anche in una criticabile trasposizione animata degli anni ’60, ha infatti dato adito a molteplici parodie, tanto sul piccolo schermo (indimenticabile quella targata The Big Bang Theory) quanto sul web. Nonostante ciò, il supereroe aquatico si è rivelato fin dal precedente Justice League una vera sorpresa risultando, insieme al Flash di Ezra Miller, uno dei personaggi maggiormente caratterizzati e definiti, lontano dalla declinazione macchiettistica tipica dell’immaginario comune.

Aquaman di James Wan al cinema dal 1 gennaio

Questa formula sembra riproposta anche nel lungometraggio a lui dedicato, intitolato appunto Aquaman e diretto da James Wan. A permettere questa evoluzione è anzitutto Jason Momoa: nonostante l’ex Khal Drogo di Game of Thrones appaia in certi casi eccessivamente virilizzato, il suo Arthur Curry – alter-ego quotidiano di Aquaman – convince nelle vesti di bruto dal cuore d’oro, apparentemente disinteressato e menefreghista ma deciso a combattere con tutte le sue forze per salvare il genere umano da una forse inevitabile guerra con il tirannico re di Atlantide.

Accanto a lui, assolutamente riusciti sono anche i personaggi secondari. Nicole Kidman, nel circoscritto ruolo della regina Atlanna, è protagonista di una riuscitissima storia d’amore, oltre che della migliore scena di combattimento del film, girata con frammentari long take e con reiterate rotazioni della cinepresa intorno ad un asse in movimento. Amber Heard, nel ruolo della principessa Mera, catalizza invece l’attenzione in ogni scena nella quale appare, riuscendo ad affascinare grazie al suo sguardo ammaliante e alla prontezza di spirito. Degne di nota sono anche le controparti maschili, come Yahya Abdul-Mateen II e Dolph Lundgren, che incarnano due classici villan da fumetto.

Sebbene la DC si confermi nuovamente migliore negli stand-alone rispetto che nei film d’ensemble, a livello meramente narrativo la storia non presenta tuttavia particolari colpi di scena, mancando a volte di ritmo e protraendosi forse troppo a lungo (quasi per compensare gli eccessivi tagli a cui è stato invece soggetto Justice League, la cui storia presentava dei buchi temporali rilevanti). Anche la sceneggiatura non brilla (volutamente?) di inventiva, come dimostrano le battute virili che proprio Aquaman enuncia in occasione delle sue entrate ad effetto o di particolari combattimenti.

Al contrario, l’ambientazione sommersa delle vicende appare inaspettatamente convincente, a volte inevitabilmente meccanica, ma comunque verosimile in relazione a quanto raccontato. Più criticabili sono invece alcune scelte scenografiche e costumistiche che, pur rifacendosi fedelmente alla realtà raccontata sulla carta, risultano involontariamente pacchiane ed esagerate se trasposte sul grande schermo. Sebbene non riuscito come il già citato Wonder Woman, Aquaman (qui il trailer italiano ufficiale) è dunque un buon cinecomic, capace di risollevare (almeno per il momento) le sorti del franchise DC.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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