Attacco a Mumbai, recensione del film con Dev Patel e Armie Hammer

scritto da: Ludovica Ottaviani

Attacco a Mumbai – Una Vera Storia di Coraggio è il nuovo thriller drammatico diretto da Anthony Maras e interpretato da alcune superstar come Dev Patel, Armie Hammer e Jason Isaacs accanto a star del piccolo schermo (come Nazanin Boniadi) e volti meno conosciuti, tutti al servizio di una storia intensa e sconvolgente che affonda le proprie radici nella realtà ma soprattutto nella cronaca, che tanto scuote le nostre coscienze quotidianamente riportando cruenti fatti di sangue perpetuati in nome di fanatismi e false ideologie.

Il film di Maras ricostruisce gli attacchi terroristici che hanno scosso Mumbai nel 2008, gettando nel caos la città più popolosa dell’India: oltre a luoghi di ritrovo e alle stazioni, i terroristi colpirono anche il leggendario Taj Mahal Palace Hotel, simbolo del progresso e dell’apertura dell’India moderna. Sullo sfondo di questo orribile dramma, si intersecano le storie di persone comuni e di ogni estrazione sociale, pronte coraggiosamente a far prevalere la propria umanità sulla violenza.

Gli attentatori presero in ostaggio oltre 500 persone tra ospiti e dipendenti: mentre il mondo si ritrova nei panni di testimone impotente – silenzioso e a distanza – dell’attacco attraverso i media, il rinomato chef dell’hotel e un umile cameriere (Patel) rischiano la vita per portare in salvo gli ospiti della struttura; contemporaneamente, una giovane coppia (Hammer/Boniadi) tenta disperatamente di proteggere il proprio bambino, mentre un freddo miliardario (Isaacs) sembra interessato solo a salvare se stesso.

Attacco a Mumbai basa la propria forza seduttiva – tipica della settima arte – su due pilastri fondamentali: una sceneggiatura impeccabile e il potere dirompente delle emozioni, che scaturiscono a partire dalla premessa “basato su una storia vera”. Lo script del film è classicamente impostato, seguendo quei rigidi schemi alla base della fortuna di qualunque kolossal/blockbuster americano girato fino ai primi anni 2000: dei cattivi irrompono nella tranquillità vissuta dai protagonisti alterandone lo status quo; nel dramma c’è sempre un eroe che cerca di salvare la situazione e nel finale i cattivi sono sconfitti e il male allontanato dalle vite dei personaggi.

Uno schema tradizionale, appunto, ma che incontra una nuova complessità alla luce della nostra epoca: negli anni ’80-’90 certe dinamiche sembravano appartenere solo a un certo tipo di cinema, avulse dalla realtà; c’era sempre un “last action hero” pronto a riequilibrare le forze in gioco senza nemmeno sacrificarsi. Oggi, in un tempo in cui il terrore s’insinua, in modo sinistro, nel nostro quotidiano alterandone l’aspetto e proiettandoci in un “tunnel di paure” incontrollate, un film con uno schema simile appare demodé, lontano dalla realtà, figlio appunto di un’industria mainstream che non è ancora riuscita ad adattare fino in fondo i propri moduli.

Attacco a Mumbai, se avesse debuttato sul grande schermo a fine anni ’90 o nei primi anni 2000, sarebbe stato un ottimo film d’intrattenimento capace di giocare con le emozioni ataviche degli spettatori. Oggi, assomiglia di più ad un incubo verosimile scaturito dalla realtà; una “sonata macabra” che non riesce semplicemente ad intrattenere nonostante la forza delle emozioni mostrate sullo schermo, coadiuvate dalle vibranti interpretazioni degli attori.

L’orrore già vissuto nel quotidiano, e che risale al 2008, viene riproposto da Maras nella finzione come in un grande rito collettivo, volto ad esorcizzare le paure di chi è sopravvissuto, di chi ne ha sentito parlare, di chi c’era di passaggio o di chi semplicemente, al giorno d’oggi, non riesce più a vivere in pace la propria quotidianità perché scosso – e sconvolto – dalle continue notizie che piovono da ogni parte del mondo.

Il ritmo del film è incalzante e avvincente; il dramma cresce progressivamente d’intensità senza lasciare spazio ai tempi morti, ma tenendo sempre alta la tensione; la regia di Maras è adrenalinica ed accentua non solo la suspense ma le performance attoriali, notevoli, regalate da attori come Dev Patel, Armie Hammer o Jason Isaacs.

L’unica pecca di Attacco a Mumbai (qui il trailer italiano ufficiale) è quella di arrivare fuori tempo massimo, in un momento storico in cui la paura serpeggia sottile e il ricordo è sempre troppo forte e doloroso per essere già trasformato in un prodotto mainstream dalla fabbrica dei sogni del cinema.

Guarda il trailer ufficiale di Attacco a Mumbai

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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