Bumblebee, recensione dello spin-off di Transformers diretto da Travis Knight

scritto da: Stefano Terracina

Ad un anno dall’uscita nelle sale cinematografiche di Transformers – L’Ultimo Cavaliere, arriva il primo spin-off ufficiale della serie di film basati sui celebri giocattoli della Hasbro: Bumblebee è pronto a fare il suo esordio al cinema a partire dal prossimo 20 dicembre, ponendosi come obiettivo quello di svecchiare una delle saghe di maggior successo della storia.

Nel film, ambientato nel 1987 (20 anni prima degli eventi del capostipite Transformers uscito nel 2007), Bumblebee viene inviato sulla Terra da Optimus Prime per trovare e distruggere l’AllSpark, un artefatto cubico dal potere immenso. L’Autobot viene però intercettato da Blitzwing, un Decepticon anch’egli sulle tracce dell’AllSpark: i due avranno uno scontro nel quale Bumblebee uscirà sconfitto con innumerevoli danni.

Incapace di parlare, sfregiato dalle battaglie e inutilizzabile, il Transformer assume le sembianze di un Maggiolino Volkswagen e si rifugia in un deposito di auto usate in una piccola città balneare della California. Verrà comprato da Charlie Watson, un’adolescente alla soglia dei 18 anni, alla ricerca del suo posto nel mondo: quando Charlie farà rivivere il robot alieno, capirà subito che non si tratta di una normale automobile compatta…

Il “papà” dei Transformers, Michael Bay (registi di tutti gli episodi del franchise principale), figura questa volta solo in qualità di produttore, lasciando la cabina di regia al collega Travis Knight, animatore statunitense, attuale presidente della Laika Entertainment, noto per aver debuttato alla regia nel 2016 con Kubo e la Spada Magica.

L’esperienza di Knight nel campo dell’animazione fa sì che l’approccio dello stesso alla saga dedicata ai celebri robot sia diverso, sicuramente in punta di piedi, completamente nuovo: il culto dell’immagine e la spettacolarizzazione esagerata (due elementi distintivi dei film realizzati sotto l’egida di Bay) lasciano spazio, questa volta, ad una ritrovata logica dal punto di vista narrativo che si traduce in un racconto lineare, sicuramente prevedibile, ma al tempo stesso efficace e coinvolgente.

Due sono i più grandi pregi di Bumblebee: da un lato Knight è capace di piegare il gusto per l’estetica fracassona al volere di un blockbuster dai toni decisamente più pacati, capace di intrattere senza risultare insostenibile; dall’altro la sceneggiatura firmata da Christina Hodson ci mostra in profondità il lato più dolce e gentile dell’Autobot protagonista.

Bumblebee di Travis Knight dal 20 dicembre al cinema

Bumblebee (qui il trailer italiano ufficiale) è a tutti gli effetti una grande storia d’amicizia: nel film non c’è solo spazio per l’azione, le lotte fra fazioni avversarie, gli inseguimenti e la supremazia; nel primo spin-off – insieme anche prequel – della saga di Transformers si parla soprattutto di amicizia e di alleanza, di improbabili rapporti salvifici tra esseri (umani e non) considerati diversi, che non possono non riportare alla memoria dello spettatore tutte quelle indelebili storie di affiatamento e solidarietà che hanno reso semplicemente magico il cinema, soprattutto negli anni ’80.

Il rapporto tra Charlie Watson (interpretata da una bravissima Hailee Steinfeld) e Bumblebee (doppiato nella versione originale da Dylan O’Brien) ricorda tantissimo quello tra il piccolo Elliot ed E.T., protagonisti del capolavoro realizzato da Steven Spielberg – che qui figura in qualità di produttore esecutivo – oltre trentacinque anni fa: l’incontro con il debole e imprudente maggiolino cambierà per sempre la vita della ragazzina, aiutandola a superare un grave lutto e a ritrovare la fiducia in se stessa; allo stesso modo, Charlie sarà in grado di restituire fiducia e coraggio all’eroe metallizato, pronto ad affrontare il suo destino, a combattere i suoi nemici e a trasformarsi in uno dei membri più attivi della sua fazione.

Bumblebee prende per mano lo spettatore e lo conduce con spirito bonario in un viaggio dal sapore vintage che restituisce dignità ad una saga ormai vittima dell’incongruenza narrativa e del riciclo di idee, spesso imbarazzante e confuso. Travis Knight vira sulla leggerezza e sull’intrattenimento genuino con un prodotto che è capace di mixare senso dell’avventura, azione e buoni sentimenti in maniera calibrata, regalando al pubblico forse una dei capitoli migliori (e più “umani”) dell’intera saga. E poi… Bumblebee che prova a scatenarsi sulle note degli A-ha o dei The Smiths potrebbe valere da solo il prezzo del biglietto!

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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