Chiara Ferragni – Unposted, recensione del documentario sull’imprenditrice digitale

scritto da: Ludovica Ottaviani

Chiara Ferragni – Unposted è il documentario di Elisa Amoruso sulla figura di Chiara Ferragni, influencer famosa in tutto il mondo, ambasciatrice della moda italiana, punto di riferimento per fashioniste, sposata con il rapper Fedez, icona riconosciuta e consolidata alla quale è stata dedicata questa monografia; ma dove c’è la luce l’ombra finisce sempre per raggiungerla, scolpendo in modo netto e indelebile le contraddizioni che accompagnano tali fenomeni mediatici, sempre più di frequente figli della nostra società dei consumi e dell’apparire massmediologico.

Presentato nella sezione Sconfini di Venezia 76, dopo l’uscita evento in sala il documentario della Amoruso è pronto ad approdare su Amazon Prime seguendo la vita e il lavoro di Chiara Ferragni, 31 anni, 15 milioni di follower, secondo la rivista Forbes prima influencer al mondo nel campo della moda, che è riuscita in pochissimo tempo a diventare un’icona, di stile, di eleganza, di vita. Ma chi è davvero e come si diventa Chiara Ferragni?  Come si evolve una società basata sempre di più sui like di Facebook, che comunica le notizie più importanti tramite i post di Twitter, in cui chiunque può aprire un blog, parlare col resto del mondo e costruirsi una fama da solo? Che ruolo hanno i mass media, nell’epoca della rivoluzione culturale dei social? Quali sono le aspettative delle ragazze che sognano di diventare Chiara Ferragni e a quale modello femminile aspirano? Queste sono solo alcune delle domande a cui il film intende dare una risposta.

Snodandosi tra video di repertorio, materiale recuperato sui social, foto, contributi originali ed inediti (“rubati” mentre la Ferragni è al lavoro sul suo brand, oppure sulla location del suntuoso matrimonio con Fedez), il tutto intervallato ad interviste rilasciate dai famigliari più stretti quanto da personalità del mondo della cultura, della sociologia e dell’economia, Chiara Ferragni – Unposted cerca di condurre lo spettatore per mano nella vita impeccabile che questa “self-made-woman” è riuscita a costruirsi (apparentemente) da sola.

chiara ferragni - unposted

Il documentario, cavalcando l’onda di un successo mondiale, fa assurgere la sua protagonista al ruolo di icona laica di riferimento per un popolo di fashionisti, punto fermo per le generazioni future che vogliono “diventare lei” prima ancora di volerla semplicemente imitare rincorrendo il mito effimero della popolarità da influencer. Ed è proprio questo spaccato disseminato di successi e trionfi ad aprire scenari inquietanti, distorti e distopici sulla deriva inesorabile che i social network stanno attraversando: e se, come nel caso della bomba atomica (paragone ardito ma calzante), le premesse fossero buone, ma le conseguenze devastanti?

Nel docu-film poche voci si levano fuori dal caro, anzi nessuna, qualcuno semplicemente si limita a riservare al “fenomeno Ferragni” una pungente interpretazione dei dati e dei fatturati calati nella odierna società dei consumi. Il processo di canonizzazione (mediatico) avviato già grazie alla fama maturata nel corso degli anni trasforma la bionda ragazza di provincia in un’icona di stile, in una moderna It Girl ma dal potenziale dirompente, vista la sua innata capacità di cogliere i tempi che cambiano. Baciata da un brillante fiuto per i social, i nuovi consumi e gli affari, la Ferragni ha avuto la fortuna di essere la donna giusto al momento giusto, proprio quando il mondo della moda aveva realizzato forme e modelli consolidati nel corso degli anni avevano bisogno di essere aggiornati per ri-creare un legame diretto tra fruitore e prodotto finito.

Da un punto di vista massmediologico-sociologico, Chiara Ferragni – Unposted rappresenta un interessante spaccato sulle potenzialità del web, capace di abbattere confini – sfumandoli – e di rendere possibile tutto ciò che è poco plausibile applicando tale riflessione al caso della protagonista, che ha saputo sfruttare – da vera pioniera – i vantaggi di un medium prima ancora che diventasse di “uso e abuso” comune, conquistando nuove frontiere e aprendo la strada addirittura a un nuovo fenomeno di costume come gli influencer.

chiara ferragni unposted

Ma già in quest’analisi fenomenologica complessa (quanto onesta) si intravedono le prime, irrimediabili, crepe del discorso, perché la Amoruso fa passare la Ferragni per una donna indipendente che si è realizzata da sola, omettendo il dettaglio cruciale che ha avuto alle spalle un vero e proprio team di lavoro, complesso e completo. Il messaggio disneyano del “se puoi sognarlo, puoi farlo” si rivela quanto mai fuorviante in questo caso, perché fomenta le illusioni di una fabbrica dei sogni quanto mai distorta, che trova la propria ragion d’essere e d’esistere nel mondo patinato dei social network, dove ormai nascono vite alternative benedette dal mortale bacio della finzione.

Su un piano puramente tecnico invece, Chiara Ferragni – Unposted è il classico documentario incentrato sulla vita di qualcuno che trasgredisce però la regola fondamentale: cos’ha di straordinario questa vita per essere narrata? Perché solitamente le personalità intorno alle quali si costruisce una simile operazione – a tratti fenomenologica – hanno attraversato (o attraversano) esistenze scolpite da chiaroscuri caravaggeschi, degne d’essere narrate a un pubblico più ampio seguendo il classico iter di un film d’intrattenimento: set-up, svolgimento, ostacoli lungo la strada, punto medio di rottura, drammi e dilemmi morali, ultima parte che scivola verso la fine.

Ma nel documentario sulla Ferragni manca proprio questa sostanza di cui spesso sono fatti i sogni (di celluloide), obbligando in tal modo la Amoruso e la crew coinvolta a ricercare il dramma spicciolo dove non c’è, l’apologia quando non è necessaria, l’ode al talento creativo quando è fuori luogo. E in tal modo si finisce per scivolare dalla semplice operazione (furba) di mercato alla mera auto-celebrazione svuotata di contenuti, infinitamente riproducibile nella sua commercializzazione come una litografia del genio di Andy Warhol, svuotata ormai di senso e contenuti, ma alla mercé della massa.

Guarda il trailer di Chiara Ferragni – Unposted

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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