City of Lies – L’Ora della Verità, recensione del film con Johnny Depp

scritto da: Diego Battistini

Cinema e rap (o hip-hop, a voi la scelta di quale termine usare): una storia che non è mai davvero diventata una “cosa seria”. Alzi la mano chi si prende la responsabilità di affermare che da questo connubio sia nato almeno un film che andrebbe ricordato per le sue reali qualità filmiche, e non magari per quelle extracinematografiche e commerciali, salvo forse i casi di 8 mile con protagonista Eminem, tentativo (per certi versi interessante) di raccontare la storia del rapper americano ed implementare il successo che lo stava letteralmente travolgendo, e il “classico” del genere Straight Outta Compton di F. Gary Gray, incentrato sulla storia del gruppo musicale N.W.A., di cui facevano parte i rapper Eazy-E, Dr. Dre ed Ice Cube.

Sempre rimanendo nell’ambito dei biopic, negli ultimi anni, il cinema ha allargato i propri confini relativamente al mondo del rap, trovando una fonte di ispirazione soprattutto nei “bad boys” del genere, protagonisti delle scene musicali internazionali dei primi anni ’90: Tupac Shakur e Notorious Big. I due nemici/amici (Biggie fu addirittura accusato dell’omicidio del collega), le loro storie maledette hanno naturalmente attirato (forse con un po’ di ritardo) Hollywood, che nel giro di pochi anni ha dedicato, a mo’ di parcondicio, un biopic ad entrambi: Notorious B.I.G di George Tilleman Jr. e All Eyez On Me di Benny Boom.

Al di là delle grandi qualità artistiche di Notorious e Tupac, nonché della portata rivoluzionaria della loro musica, vi è comunque un aspetto che forse più di tutti ha affascinato sceneggiatori e registi che hanno deciso di confrontarsi con la vita (più che sulla carriera) dei due rapper: la loro tragica morte. Al centro di una vera e propria guerra fra rapper della East Coast e della West Coast, Biggie e Tupac morirono a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, vittime di due omicidi ancora oggi senza colpevole.

È intorno al mistero che aleggia sulla morte dei due rapper (in particolar modo su quella di Notorious) che ruota la storia raccontata dal film City of Lies – L’Ora della Verità, poliziesco diretto da Brad Furnam ed interpretato da Johnny Depp e il premio Oscar Forest Whitaker, che racconta la vicenda non dal punto di vista delle vittime, bensì da quella dell’uomo che si troverà (non volendo) ad indagare sulle loro morti: il detective Russel Poole.

Nel 1997, Russel Poole (Johnny Depp), detective della polizia di Los Angeles, indaga su una sparatoria tra due poliziotti (uno bianco ed uno di colore) avvenuta per le vie di Los Angeles. Le indagini sul caso, che all’apparenza potrebbe sembrare un semplice incidente, portano Poole a confrontarsi non solo con poliziotti che abusano del loro potere, ma anche con una rete criminale sorta in seno alla stessa polizia e legata in qualche modo con l’etichetta discografica Death Row, fondata e gestita dall’ambiguo manager Suge Knight, e forse implicata anche nell’ancora irrisolto omicidio di Notorious Big.

City of Lies – L’Ora della Verità di Brad Furnam dal 10 gennaio al cinema

Tratto dal libro reportage Labyrinth di Randall SullivanCity of Lies (qui il trailer italiano ufficiale) è un poliziesco piuttosto convenzionale che narra la storia (raccontata con una certa efficacia, bisogna dirlo) attraverso la compenetrazione tra passato – contraddistinto dalle prime indagini di Poole – e presente, dove il detective, ormai da anni dimessosi dal proprio incarico ma pur sempre ossessionato dal caso, cercherà di scoprire la verità sulla morte di Biggie anche grazie all’aiuto di un giornalista che già a suo tempo aveva seguito la vicenda: Jack Jackson (Forest Whitaker).

Più che un classico whodonit (chi ha commesso cosa?), il film di Furnam è una sorta di reportage di finzione che accompagna lo spettatore alla scoperta del cuore di tenebra della polizia di Los Angeles, limitandosi ad alimentare una nebulosa teoria del complotto che contraddistinguerebbe la morte del rapper, senza trovare il coraggio di raccontare la vicenda immergendola – come ci si sarebbe aspettati – nel contesto delle vicende che caratterizzarono la società statunitense durante quei tormentati anni.

Se è vero che il film fa riferimento a quella vera e propria Guerra Civile che fu combattuta in seno alla società americana durante gli anni Novanta, contraddistinta dal riemergere di un mai sopito scontro razziale fra popolazione bianca e nera, e che sfociò in casi eclatanti come quelli dell’omicidio di Rodney King e del caso O.J. Simpon, è altrettanto vero che City of Lies si limita ad usare queste informazioni come mero contesto, non ambendo certamente a costruirci intorno una riflessione capace di mettere non tanto di mettere in relazione gli eventi in sé, ma di tratteggiare, attraverso una singola vicenda – la morte di Notorious Big – il ribollire di molteplici contraddizioni insite nella società americana di quegli anni (e, in fin dei conti, ancora oggi presenti).

A questo mancato approfondimento della relazione tra la storia raccontata e il contesto socio-culturale si deve aggiungere anche un altro difetto del film: la mancanza di spessore dei due personaggi principali. Si è già detto di quanto la trama del film sia troppo convenzionale, questo anche in riferimento alla caratterizzazione di Poole e Jackson  (si è perso il conto ormai di quante volte si sono visti poliziotti idealisti che combattono il sistema e sono emarginati dalla società, così come giornalisti incapaci di non andare incontro alla verità, anche se questo vuol dire mettere a repentaglio la propria brillante carriera). Troppo spesso, durante il corso del film, si ha la sensazione che i due protagonisti non siano altro che due strumenti, due ingranaggi necessari per far “muovere” la storia, non adeguatamente sviluppati.

Nonostante questo va dato merito ai due attori che gli interpretano – Johnny Deppe e Forest Whitaker – di essere riusciti a compensare i limiti del film relativamente ai loro personaggi, offrendo delle interpretazioni convincenti, soprattutto Depp, che sembra finalmente uscito dal cono d’ombra in cui era purtroppo entrato qualche anno fa (complice una serie di film sbagliati) e appare perfetto nel ruolo dell’integerrimo antieroe Poole, lasciando per una volta da parte l’istrionismo che lo contraddistingue e affidandosi a una recitazione scarna ma efficace.


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