Colette, recensione del film di Wash Westmoreland con Keira Knightley

scritto da: Carlotta Guido

Colette è il nuovo lungometraggio diretto da Wash Westmoreland (Still Alice) con protagonisti Keira Knightley e Dominic West. Al centro del film la figura romantica della scrittrice Sidonie-Gabrielle Colette che con il suo pensiero avanguardistico e la sua condotta fuori dagli schemi è riuscita a stravolgere il torpore della Belle Époque parigina.

Colette (Keira Knightley), una giovane ragazza della campagna francese, sbarca a Parigi, ostretta a lavorare come – almeno nell’accezione che le si darebbe oggi – ghostwriter del marito e impresario letterario Henry Gauthier-Villars, in arte Willy (Dominic West). Colette si rivela un talento narrativo: sue infatti le serie di Claudine e i romanzi Chéri e Gigi. Con la sua penna cresce anche la voglia di affermarsi socialmente e sentimentalmente.

Colette di Wash Westmoreland dal 6 dicembre al cinema

In Colette (qui il trailer italiano ufficiale) il tumulto sociale e tecnologico della Belle Époque è ben rappresentato e si coniuga perfettamente con l’indole rivoluzionaria della giovane scrittrice. Seppur con un principio narrativo algido e dal ritmo non molto incalzante, la trasformazione di Colette è resa in maniera forte e netta, seguendo le numerose vicissitudini romanzesche della protagonista.

Keira Knightley si rivela ancora una volta a proprio agio nel rappresentare un’eroina a cavallo tra Ottocento e Novecento, donando alla sua Colette tutta quella grinta e quel turbinio di passioni che si addicono alla narrazione della vita di una donna dai 19 sino ai 35 anni; d’altro canto, la camaleontica interpretazione di Dominic West – invecchiato e ingrassato per l’occasione – infonde quel perfetto atteggiamento sprezzante al calcolatore Willy.

L’intento del regista Wash Moreland è quello di donare vita ad una autrice e ad una donna che per troppo tempo, a causa di logiche storiche, è rimasta nell’ombra sia nella sua opera che nella sua natura.

Con l’incedere ipnotico dell’incipit romanzesco «Mi chiamo Claudine», Colette riesce a mettere sullo schermo il meccanismo che ha portato alla liberazione di un’intera generazione, dedita all’affannosa ricerca della “vera Claudine”: la scrittrice non è solo simbolo di un affrancamento storico ma è l’artefice di un nuovo idealtipo femminile in grado di far tremare le – fino ad allora solide – basi della società.

Colette si presenta quindi come un affresco autentico e sentito dell’affermarsi di un’identità che valica i legami di genere per soffermarsi invece su sogni, aspirazioni e desideri. Il film sarà nelle sale a partire dal 6 dicembre grazie alla Vision Distribution.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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