Doctor Sleep, recensione del film di Mike Flanagan con Ewan McGregor

scritto da: Stefano Terracina

Nonostante Stephen King abbia più volte dichiarato di non aver apprezzato l’adattamento cinematografico a causa della mancanza di fedeltà al romanzo originale, Shining di Stanley Kubrick è universalmente riconosciuto come uno dei capisaldi del genere horror. Oggi, a quasi quarant’anni dall’uscita di quel film nelle sale di tutto il mondo (scolpito nella memoria collettiva anche grazie all’indimenticabile interpretazione di Jack Nicholson), arriva al cinema Doctor Sleep, il suo sequel diretto, sempre tratto dall’omonimo romanzo del maestro del brivido uscito nel 2013.

Il film, diretto da Mike Flanagan – uno che di horror se ne intende (basti pensare ad Oculus – Il riflesso del male e Il gioco di Gerald, ma anche all’acclamata serie Hill House) -, si focalizza sul personaggio di Danny Torrance a diversi anni dagli eventi accaduti all’interno dell’Overlook Hotel nell’inverno del 1976. Oggi Danny, ancora terribilmente scosso per il trauma che ha vissuto da bambino, è un alcolizzato disperato e sofferente che combatte per ritrovare la sua pace interiore. Quando incontra Abra, un’adolescente dotata del suo stesso potente dono extrasensoriale (la famosa “Luccicanza”), Dan – come si fa chiamare adesso il personaggio – è costretto a fare nuovamente i conti non soltanto con i fantasmi del suo terrificante passato ma anche con la spietata e malefica Rose Cilindro, a capo di una tribù nomade che si nutre della “Luccicanza” degli innocenti per cercare di raggiungere l’immortalità.

Risulta veramente difficile riuscire ad esprimere un giudizio positivo su un’operazione come Doctor Sleep, dal momento che Shining – tanto nella sua forma letteraria quanto nella sua trasposizione per il grande schermo – è un’opera che non necessitava assolutamente di un seguito. Indubbiamente Mike Flanagan si fa carico di una responsabilità enorme, ma rispetto al passato le sue comprovate abilità registiche e la sua dimestichezza con il genere horror non riescono questa volta a dare vita ad un prodotto finale che possa definirsi riuscito, ad un’opera matura e profonda sui labirinti della mente e sulla paura che alberga in ognuno di noi, che sia capace di celebrare tanto la visione kinghiana quanto quella kubrickiana.

doctor sleep

Il tallone d’Achille dell’intera operazione Doctor Sleep risiede proprio nel materiale di partenza. Flanagan – autore anche della sceneggiatura del film – adatta un romanzo che cerca di portare avanti due storie parallele che finiscono inevitabilmente per intrecciarsi: da un lato il travagliato percorso di Dan nel suo disperato tentativo di rimettere insieme i pezzi di una vita vissuta all’ombra di una figura paterna tanto ingombrante quanto inquietante; dall’altro l’eterno (e cinematograficamente sempre appetibile) conflitto tra bene e male, rappresentato dalla lotta dai contorni supereroistici tra la setta affamata di “Luccicanza” e i giovani speciali, coloro dotati di poteri psichici superiori.

Flanagan si adagia con un certo didascalismo su queste due linee narrative lungo tutta la prima e la seconda parte del film, dando vita ad un susseguirsi di eventi alquanto prevedibili e anche piuttosto simili tra loro: il regista e sceneggiatore statunitense, per quanto riesca a mantenere un certo ordine tra la quantità di tematiche che già il romanzo originale tirava in ballo, stempera tanto l’orrore quanto la tensione e si perde in un andirivieni sterile e anche abbastanza tedioso di avvenimenti dove i due fili principali del racconto – il viaggio di Danny verso la redenzione e la caccia di Rose Cilindro agli esseri dotati di poteri paranormali – si mescolano in maniera straniante, risultando come incompatibili, senza che mai nessuno dei due rappresenti il vero cuore pulsante di un racconto in realtà parecchio debole e inconsistente.

Nell’atto finale del film – sicuramente quello più riuscito – le due linee narrative si riallacciano e Flanagan ha finalmente la possibilità di rendere omaggio a piene mani al capolavoro di Kubrick, tanto dal punto di vista tecnico (utilizzando addirittura gli stessi movimenti di macchina) quanto dal punto di vista narrativo: l’Overlook Hotel riprende vita davanti agli occhi dello spettatore, che viene così trasportato in un viaggio a ritroso nella memoria. Non basta però un nostalgico tuffo al cuore – con tanto di richiami all’immortale colonna sonora del film degli anni ’80 – a salvare Doctor Sleep da una superficialità narrativa imperdonabile e da una mancanza di pathos e di empatia a tratti sconcertante. Lungi dall’essere perfetto e incapace di incutere realmente terrore, l’incredibile sforzo di Flanagan di regalare ai fan del capolavoro originale un sequel degno di questo nome, si riduce ad una pellicola che si lascia guardare ma che si dimenticherà anche molto facilmente una volta usciti dalla sala.

Guarda il trailer di Doctor Sleep

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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