Drive Me Home, recensione del film con Marco D’Amore e Vinicio Marchioni

scritto da: Stefano Terracina

Drive Me Home è l’evocativo titolo dell’esordio alla regia di un lungometraggio del lombardo Simone Catania, presentato in anteprima all’edizione numero 36 del Torino Film Festival e in arrivo nelle sale italiane da domani 26 settembre grazie a Europictures Distribuzione. Un road movie dalle atmosfere indulgenti che mette in relazione e, di conseguenza, a confronto il mondo interiore ed esteriore di due amici per la pelle – interpretati da Marco D’Amore e Vinicio Marchioni – totalmente schiacciati dalla grave crisi d’identità che affligge la loro generazione.

Antonio e Agostino sono cresciuti insieme in un piccolo paesino siciliano incastrato tra le montagne. Oggi trentenni, vivono all’estero ma non si vedono né si sentono da anni. Quando Antonio scopre che la casa nella quale è cresciuto sta per essere venduta all’asta, decide di partire e di mettersi sulle tracce dell’amico di infanzia Agostino con l’intento di coinvolgerlo per non farsi portare via quella casa alla quale sono entrambi ancora legati. Le loro vite, però, sono cambiante profondamente: un viaggio sulle ruote di un tir attraverso l’Europa porterà a galla vecchi conflitti e nuove rivelazioni.

Con Drive Me Home, Simone Catania mette a segno una storia di amicizia intima e universale in cui le tappe che scandiscono il viaggio on the road di Antonio e Agostino diventano dei veri e propri luoghi della mente utili a far riaffiorare ricordi, svelare segreti e condividere sogni e speranze. Quello orchestrato da Catania, sulla scia di numerosi altri titoli italiani di recente produzione, è un autentico road movie dell’anima, un viaggio doloroso ma necessario per affrontare il passato, gioire nonostante tutto del presente e auspicare un futuro inaspettato.

Antonio e Agostino, due giovani emigranti, sono lo specchio di una generazione perennemente insoddisfatta: la solitudine che affligge le loro anime li porta a desiderare di appartenere ad una cultura diversa dalla propria. In un’epoca in cui l’ambizione e la distruzione dei legami sociali sembrano annientare la crescita personale e affettiva dell’individuo, Antonio e Agostino scelgono consapevolmente di compiere il viaggio più grande di tutti: quello all’interno di loro stessi, delle loro paure e fragilità, alla disperata ricerca di un’ancora di salvezza che – inaspettatamente – può nascondersi in una richiesta d’aiuto, in una confessione fatta alle prime luci dell’alba o più semplicemente in un abbraccio fraterno.

Dove Catania si dimostra estremamente abile è nella direzione dei suoi attori: Marco D’Amore e Vinicio Marchioni  – lontani dai ruoli grazie ai quali abbiamo imparato ad amarli ed apprezzarli – sono i meravigliosi interpreti di un viaggio a due voci dove entrambi sono disposti – consapevoli della loro crisi identitaria – a mettersi totalmente a nudo. Antonio e Agostino si ritrovano diversi, profondamente cambiati: l’occhio della macchina da presa di Catania, lucido quanto ossessivo, li cattura nel loro inevitabile confronto, un confronto inizialmente fatto di sospetti e pregiudizi, che inevitabilmente lascerà il posto alla comprensione e alla riscoperta di una dolce, sensibile ed inesplorata amicizia.

Al netto di alcune superficialità narrative, di un ritmo fin troppo dilatato e di certe intuizioni decisamente retoriche, Drive Me Home è perfettamente in grado di cogliere e fotografare i turbamenti di una generazione – quella dei nostri trentenni – che decide di affrontare il passato dal quale troppo spesso si sceglie di fuggire e che, al di là di qualsiasi decisione giusta o sbagliata possa essere presa in considerazione di un futuro migliore, spera ancora in un recupero socio-culturale e nella riscoperta di uno dei valori forse più importante di tutti, al giorno d’oggi troppo spesso dimenticato: quello delle proprie origini.

Guarda il trailer ufficiale di Drive Me Home

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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