Gemini Man, recensione del nuovo film di Ang Lee con Will Smith

scritto da: Stefano Terracina

Arriva nelle sale italiane dal 10 ottobre Gemini Man, l’ultima fatica del regista premio Oscar Ang Lee (I Segreti di Brokeback Mountain, Vita di Pi) che, prima di entrare in produzione, ha avuto una fase di sviluppo particolarmente travagliata, durata ben vent’anni. Da sempre appassionato di innovazione tecnologica, Lee è stato coinvolto nel progetto dopo che i nuovi e costosi software per il ringiovanimento digitale sono stati perfezionati: il risultato finale è un’esperienza unica nel suo genere, estremamente realistica e profondamente immersiva, dal momento che il film è stato realizzato in 3D+ HFR 120fps, cioè a 120 fotogrammi al secondo (la velocità standard di ripresa di un prodotto audiovisivo è di 24 fotogrammi al secondo, aumentata poi dai 48 ai 60 da Peter Jackson con la trilogia de Lo Hobbit).

Gemini Man racconta la storia di Henry Brogan (interpretato da Will Smith), un abile sicario al servizio della Defense Intelligence Agency che, all’età di 51 anni, ha scelto di abbandonare la sua carriera come killer governativo. Improvvisamente Henry si ritrova a combattere con un clone più giovane di se stesso di nome Junior, dotato della stessa infallibile mira e capace di prevedere ogni sua mossa. Senza alcuna via di scampo, Henry si decide a scoprire cosa si nasconde dietro la creazione di Junior e ad affrontare un sistema corrotto guidato dal suo ex capo Clay Varris (interpretato da Clive Owen).

Vigoroso, concitato e super esplosivo, Gemini Man è figlio di una lunga e tormentata sperimentazione che, dopo 20 lunghi anni, è arrivata finalmente a concepire un nuovo modo di fruire il prodotto cinematografico e regalare allo spettatore un’esperienza mai vissuta prima. Lee mette al servizio di un thriller d’azione dall’impianto narrativo parecchio classico tutta la sua maestria e tutte le sue competenze, arrivando a realizzare un unicum nella storia del cinema contemporaneo, un’esperienza che coinvolge totalmente lo spettatore e lo porta a sentirsi parte integrante dell’azione, come forse non era mai successo prima. Con piglio sicuro ed accuratezza quasi maniacale, il regista taiwanese confeziona un film dal dinamismo visivo sorprendente, ricco di virtuosismi fini ed abili e pieno zeppo di scene adrenaliniche e indiavolate.

gemini man

Al di là del notevolissimo prodigio tecnologico – in grado di regalare a chi osserva un’esperienza sensoriale particolarmente coinvolgente su più livelli – e dell’innegabile stupore nel vedere proiettate sullo schermo due differenti versioni dell’amatissimo Will Smith (la più giovane delle quali, grazie proprio al digitale, risulta spaventosamente realistica), il film si rivela purtroppo una grandissima delusione sul versante narrativo. L’originalità già minima del soggetto viene già in partenza sminuita da una sceneggiatura piatta e abbastanza confusionaria, per non parlare del ritmo assolutamente discontinuo che poco o nulla ha in comune con i più tradizionali canoni degli action adrenalinici e tracotanti.

La sceneggiatura sacrifica totalmente all’altare dell’innovazione tecnologica qualsiasi tipo di approfondimento, legato tanto alle tematiche affrontate quanto alla psicologia dei personaggi. Fin dai primissimi minuti Gemini Man conferma la sua natura contrastante: gli sceneggiatori Billy Ray, Darren Lemke e David Benioff fanno leva su un immaginario consolidato che tutti i cinefili e gli appassionati di cinema d’azione conoscono a menadito, costruendo un film d’intrattenimento puro, che non riesce a mantenersi in equilibrio tra le numerose sequenze d’azione (caratterizzate da immagini fluide e quasi prive di artefatti) e la matrice filosofica connessa al tema della clonazione. È proprio nei suoi snodi narrative che il film non risulta esente da difetti, con una trama poco coerente, arruffata e fin troppo disordinata, con dialoghi che non riescono a far sì che il film si scrolli di dossi – anche solo per un momento – quella preoccupante superficialità che permea l’intero nucleo narrativo.

Ang Lee torna dunque al cinema abbracciando a piene mani le potenzialità della moderna tecnologia ma dimenticandosi delle velleità autoriali che lo hanno fatto amare dal pubblico di tutto il mondo. Gemini Man è tecnologicamente innovativo, magistralmente diretto, in una parola spettacolare: una vera gioia per chi è in grado di apprezzare il lato prettamente tecnico di un prodotto audiovisivo, tra inquadrature e movimenti di macchina assolutamente mozzafiato. Sfortunatamente, però, siamo di fronte all’ennesimo esempio di troppa attenzione alla forma e di scarsa concentrazione sul contenuto: da prodotto ambizioso quale vuole sicuramente essere, l’ultima opera di Lee poteva risultare intrigante anche dal punto di vista narrativo, ma si limita ad intrattenere in maniera piuttosto svogliata, incapace di suscitare la benché minima emozione o riflessione.

Guarda il trailer ufficiale di Gemini Man

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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