Hellboy, recensione del reboot di Neil Marshall con David Harbour

scritto da: Carlotta Guido

Il nuovo adattamento cinematografico di Hellboy da parte di Neil Marshall è un’autentica discesa nel Mealström del demone/eroe creato nel 1994 dal disegnatore Mike Mignola. Il film sarà nelle sale dall’11 aprile grazie alla M2 Pictures.

In questo reboot – Hellboy (2004) ed Hellboy: The Golden Army (2008) sono opera di Guillermo del Toro – l’irresistibile e arrabbiato Anung Un Rama, Hellboy (David Harbour) per gli amici, si trova a fronteggiare la terribile e vendicativa Regina di Sangue, la strega Nimue (Milla Jovovich), tornata sulla terra dopo secoli di assenza. Grazie all’aiuto della giovane veggente Alice (Sasha Lane), del collega Ben Daimio (Daniel Dae Kim) e del suo papà putativo Trevor Bruttenholm (Ian McShane), Hellboy sarà in grado di sventare addirittura l’Apocalisse.

Per accostarsi alla visione del lungometraggio firmato da Neil Marshall bisogna dimenticare tutto ciò che è stato creato in precedenza sulle vicissitudini del diavolo che si lima le corna. Nessun estetismo o nessun risvolto finemente steampunk: il nuovo Hellboy è un concentrato di action, splatter e gore, il tutto condito da una colonna sonora molto rock e molto pop, curata da Benjamin Wallfisch.

Hellboy, il reboot di Neil Marshall con David Harbour, dall’11 aprile al cinema

Eppure, per quanto le premesse possano sembrare fuorvianti, nel suo eccesso il film trova una propria collocazione a patto che non ci si elevi al livello di palati dalle esigenze troppo fini. Ciò che funziona di più, e che rappresenta chiaramente il fulcro dell’azione, è il personaggio di Hellboy, interpretato dalla new entry David Harbour. Il suo demone riesce a trovare quella freschezza e quella complessità insita nelle pagine colorate del fumetto ed è – per quanto paradossale possa sembrare – il motore umano dell’azione cinematografica.

In Hellboy ogni particolare sembra essere portato all’eccesso: gli effetti visivi – curati da Ivo Jivkov, Lyudmil Nikolov, Dteven Begg e Martin Georgiev – godono nello spargimento di sangue e ogni piccolo gesto si trasforma in un’azione mirabolante e concitata. Per tale motivo, se l’estrosità dell’apparato visivo raggiunge il culmine dell’espressione, il lato più profondamente drammaturgico sembra lasciarsi troppo trasportare dalla volontà – e forse dalla necessità – di dover mostrare troppo e raccontare poco.

Il grande merito di Hellboy (qui il trailer italiano ufficiale) sarà indubbiamente quello di far confessare allo spettatore – che sia o non sia fan del personaggio dei fumetti – i suoi scheletri nell’armadio: ammetterà di lasciarsi trasportare dal vortice rumoroso, vistoso ed immoderato del film di Marshall, oppure tenterà di nascondere il suo peccato, la sua Apocalisse nel genere di profondità? Forse basterà un Hellboy infuocato, a cavallo di un drago infuocato, brandente una spada infuocata per soffocare ogni ragionevole dubbio!

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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