Il Colpo del Cane, recensione del film di Fulvio Risuleo con Edoardo Pesce

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Colpo del Cane è l’insolito titolo del secondo film diretto da Fulvio Risuleo: giovane enfant prodige tutto italiano che si divide abilmente tra cinema e fumetto, dopo aver mostrato la propria visione “aerea” e sognante dei tetti di Roma nel precedente Guarda in Alto, torna dietro la macchina da presa con una storia eccentrica ambientata ancora una volta nella Città Eterna, eletta come personale musa ispiratrice.

Al loro primo giorno da dogsitter, Rana (Silvia D’Amico) e Marti (Daphne Scoccia) subiscono il furto del bulldog francese che gli era stato affidato da una ricca signora (Anna Bonaiuto). Decidono di mettersi all’inseguimento del ladro, un sedicente veterinario che sostiene di chiamarsi Dr. Mopsi (Edoardo Pesce). Sarà necessario riavvolgere il nastro per scoprire il mistero che si nasconde dietro questo improbabile colpo.

Con Il Colpo del Cane anche Risuleo mette a segno un proprio, personalissimo colpo: riesce infatti a confermare una propria poetica cinematografica, un proprio stile già inconfondibile che suggerisce un mondo insolito e stravagante, a metà strada tra la velocità delle immagini (e le potenzialità) della Settima Arte e il linguaggio visivo – quanto visionario – della Nona.

A portare per mano lo spettatore in questa esperienza cinematografica è una teoria di personaggi da fumetto, talmente sopra le righe da sembrare in un primo momento solo creature di carte, nate dalla creatività inarrestabile di un’idea schizzata su un foglio; ma a mano a mano che le avventure di Rana e Marti alla ricerca del bulldog Ugo prendono corpo, anche i personaggi acquistano una loro coerenza drammatica, una struggente malinconia che li muove a vivere sullo sfondo di una Roma torrida, a tratti irriconoscibile.

Il giovane regista porta all’estremo alcuni “esperimenti” che già aveva accennato nel film precedente: questa volta ad essere oggetto del suo interesse non è tanto lo spazio quanto il tempo, che viene frammentato e riavvolto come se si trattasse di un vecchio nastro fisico, quello che si trovava annidato nelle musicassette anni ’90 e che poteva essere riavvolto anche manualmente.

La struttura del film è un complesso gioco di scatole cinesi: dentro una narrazione ne è custodita un’altra, che riporta indietro nel tempo per giustificare le conseguenze del presente. Risuleo fa tesoro della lezione storica di Kurosawa – attraverso Rashomon – e decostruisce il tempo piegandolo alle esigenze narrative; il risultato è creativo e innovativo, lontano da certi standard canonici imposti dal nostro cinema contemporaneo più pigro e proiettato, a pieno titolo, tra le braccia della post-modernità.

Edoardo Pesce, Silvia D’Amico e Daphne Scoccia escono trasfigurati esteticamente (e non solo) dall’immaginazione iperattiva del regista, che li trasforma in schizzi animati pronti a conquistarsi la ribalta; in questa sinfonia di ritmo e forma, il ruolo della “strega cattiva” spetta alla sceneggiatura, che accusa qualche cenno di stanchezza nella metà del secondo atto.

Infatti, a dispetto di un incalzante set up, dalla metà del secondo atto il film comincia a rallentare il proprio ritmo, come se quel meccanismo ad orologeria innescato poco prima fosse ormai usurato, impazzito, altalenante e appesantito. La storia scorre piacevolmente e l’impatto del film non viene intaccato, ma rimane comunque la sensazione che qualcosa si sia sfilacciata nel frattempo, che l’eccentrica automobile costruita da Risuleo abbia finito di colpo il carburante.

A dispetto delle debolezze strutturali, Il Colpo del Cane rappresenta il tentativo (riuscito) di stravolgere i canoni della narrazione italiana, dimostrando come anche il tocco personale d’autore si possa adattare a prodotti eredi della pop culture più post-moderna e non solo a un elitario cinema d’essai. 

Guarda il trailer ufficiale de Il Colpo del Cane

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma