Il Grinch, recensione del film d’animazione targato Illumination

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Grinch è pronto a tornare al cinema giusto in tempo per sabotare ancora una volta il Natale alle persone. Questa volta, artefici del suo ritorno, sono i creativi della Illumination (gli stessi di Cattivissimo Me e Pets, per intenderci) che, affidandosi al talento dei registi Scott Mosier e Yarrow Cheney, si lanciano in un nuovo adattamento “in salsa animata” del classico firmato dal Dr. Seuss nel 1957.

Distribuito dalla Universal Pictures a partire dal 29 novembre, nella versione originale il film vanta un cast vocale di tutto rispetto, che spazia da Rashida Jones a Pharrell Williams – qui nella veste di narratore – fino al protagonista, un camaleontico Benedict Cumberbatch capace di mostrare, ancora una volta, uno dei suoi molteplici talenti creativi.

Nella versione italiana, l’arduo compito di lanciarsi nei virtuosismi vocali dell’attore inglese è toccato ad Alessandro Gassmann, che ha parlato della sua prima, importante, esperienza insala di doppiaggio come di un “lavoro soprattutto fisico”, come ha raccontato durante la conferenza stampa del film.

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Il Grinch al cinema dal 29 novembre

Il Grinch è una strana creatura verde, pelosa e solitaria che vive al di sopra della città di Chissarà, dentro una grotta profonda e confortevole, insieme al suo unico amico: il fedele cagnolino Max. Il Grinch odia profondamente il Natale: ne odia l’atmosfera, l’entusiasmo, la bontà, lo spirito allegro e cordiale dei suoi concittadini e soprattutto i canti festosi.

Per cinquantatré lunghi anni ha sopportato (più o meno) in silenzio, ma ora è talmente saturo da prendere una decisione radicale: rubare il Natale ai ChiNonSo, portando loro via tutti i regali, gli addobbi, la felicità e l’atmosfera di festa, riuscendo finalmente a sabotare la gioia che li pervade. Ma riuscirà così facilmente nella propria missione?

Il Grinch era già stato portato con successo, al cinema, da Ron Howard del 2000: all’epoca nei panni del mosto verde c’era Jim Carrey, un comico versatile e incontenibile, un cavallo “di razza” della risata. Questa volta la Illumination riconduce tutto il processo nei ranghi più convenzionali del cinema d’animazione, e lo fa centrando in pieno il proprio obiettivo.

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Non solo il film intrattiene e non fa rimpiangere la precedente versione di Howard, perché entrambi appartengono a piani – e registri – completamente diversi; ma con il fascino del tipico “tratto Illumination” e dell’umorismo cinico che pervade il lungometraggio riesce a riportare fedelmente in vita il gioiellino del Dr. Seuss, creando quello che su carta si può configurare, a tutti gli effetti, come un moderno instant classic.

Il Grinch (qui il trailer italiano ufficiale) nella versione animata concilia il gusto di un pubblico più variegato – composto tanto dai più piccoli quanto dagli adulti – che ritroverà nel “mostro” verde un pizzico del tipico astio da pre-festività natalizia che molti di noi, inconsciamente, hanno maturato in questi pazzi tempi, soprattutto i più grandi, troppo presi dagli affanni quotidiani che sembrano aver minato nel profondo la magia del Natale.

E considerando proprio come quest’ultima sia la festa dove i “cattivi ragazzi” piacciono di più (come non pensare all’immancabile Scrooge?), questo nuovo Grinch si prepara ad entrare di diritto nei nostri cuori e nelle nostre case, nella festività più intima dell’anno, riconfermando ancora una volta quello che è il suo grande messaggio universale: che un cuore spezzato non rimane così in eterno, ha solo bisogno d’amore per rimettere tutti i pezzi al posto giusto.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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