Il Sindaco del Rione Sanità, recensione del film di Mario Martone

scritto da: Stefano Terracina

Dopo la presentazione, in concorso, all’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva nelle sale italiane come evento speciale, esclusivamente dal 30 settembre al 2 ottobre, Il Sindaco del Rione Sanità, il nuovo film di Mario Martone (Il giovane favoloso, Capri-Revolution) che adatta in chiave moderna l’omonima opera teatrale del maestro Eduardo De Filippo e la mescola con la rappresentazione teatrale del 2017, ad opera della compagnia Nest, per la regia dello stesso Martone.

Modificando alcuni elementi narrativi del testo teatrale originale, il regista napoletano mette al servizio di una storia universale tutta la sua esperienza realizzando un adattamento che è a tutti gli effetti una grande opera teatrale pensata per essere fruita dagli habitué del grande schermo, ponendosi come nobile obiettivo quello di dare nuova linfa e nuova attualità alle parole immortali di Eduardo. Per riuscire nel suo glorioso intento, Martone si avvale di un cast di tutto rispetto composto composto da alcuni volti noti del panorama cinematografico italiano (tra cui spicca un Massimiliano Gallo più smagliante che mai) e da una serie di giovani attori del panorama teatrale partenopeo.

Antonio Barracano è un uomo d’onore che divide le persone in due categorie: la “gente per bene” e la “gente carogna”. Conosciuto da tutti come “Il Sindaco del Rione Sanità”, amministra la giustizia secondo i suoi personali criteri, al di là dello Stato e al di sopra delle parti, aiutato dall’amico medico e “avvantaggiato” da una carismatica influenza. La regola è una sola: chi “tiene santi” va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio! Quando Rafiluccio Santaniello, figlio di un fornaio deciso ad uccidere il padre, si presenta disperato al suo cospetto, Don Antonio riconosce nel giovane ragazzo quel sentimento di vendetta che lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre in passato. Così, il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio, nella speranza di salvarli entrambi.

Mario Martone porta al cinema una rivisitazione personalissima del testo di Eduardo De Filippo, realizzando un film dolente carico di ambiguità che si colloca perfettamente tanto nell’attualità intesa come realtà extradiegetica rispetto a tutto ciò che viene raccontato allo spettatore, tanto nell’attualità intesa come assimilazione di un prodotto ad una concretezza filmica, quindi ad un filone unico ed inequivocabile, quello che a partire da Gomorra del 2008 ha contribuito a ridefinire i contorni del genere crime italiano.

Eppure, il lavoro di Martone si distacca completamente da quel tipo di pellicole, non solo per l’impostazione fortemente teatrale che il regista impone all’intera opera, ma anche e soprattutto per la totale assenza di violenza, che riecheggia soltanto negli splendidi dialoghi, rispettosi e ossequiosi nei confronti della commedia originale – in alcuni casi addirittura identici -, in grado di farne rivivere tutta l’autentica profondità. Una struttura narrativa inizialmente ostica, che inevitabilmente provoca nello spettatore un forte senso di straniamento, lascia presto spazio ad un racconto feroce sempre più incalzante e dalla forte tensione drammaturgica in cui a scandirne il ritmo non sono le azioni dei protagonisti, ma bensì le loro parole, i loro pensieri e i loro sguardi, su tutti quelli di un incredibile Francesco Di Leva nei panni fieri e nerboruti del “capofamiglia” Antonio Barracano, una versione alla prova della contemporaneità, lontana da quella mitica e “illusoria” di Eduardo, più giovane di trent’anni, ma comunque convincente.

Traslando letteralmente i tre atti dell’opera originale sul grande schermo, Mario Martone impreziosisce il racconto dell’eterna lotta tra bene e male di un vero e proprio tocco da maestro che travalica qualsiasi effetto straniante per mostrarsi allo spettatore in tutta la sua statica e placida bellezza, e lasciando che il suo messaggio arrivi forte e chiaro non attraverso un gesto o un’azione irreversibile, ma bensì attraverso la parola, l’arma più potente che l’uomo – ancora oggi – ha a sua disposizione per poter essere compreso, aiutato… per raggiungere la libertà, senza difficoltà o paura, al di là di ogni divisione sociale.

Guarda il trailer ufficiale de Il Sindaco del Rione Sanità

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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