Il Traditore, recensione del film di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Traditore è il nuovo, atteso, film diretto da Marco Bellocchio, l’unico italiano in concorso in questa 72esima edizione del Festival di Cannes. Un’opera che riflette su una tranche importante della storia del Belpaese, un periodo critico e di svolta – quello a cavallo tra gli anni ’80/’90 – che ha segnato la fine dei segreti aleggianti sulla natura (e la struttura) di “Cosa Nostra” e l’inizio di una stagione sanguinosa scandita da cruenti attentati terroristici ai danni di coloro che lottavano per sconfiggere la mafia.

Per riflettere sulla Storia, sulle idiosincrasie e sulle contraddizioni socio-politiche dell’Italia Bellocchio sceglie di raccontare per immagini le scelte compiute da Tommaso Buscetta, considerato a tutti gli effetti come il primo vero pentito di Cosa Nostra; nei panni di quest’ultimo un impeccabile Pierfrancesco Favino che riconferma il proprio talento camaleontico, capace di spaziare con disinvolta naturalezza tra i generi, gli stili e i registi, senza mai perdere le proprie peculiarità d’attore.

Al suo fianco troviamo anche Maria Fernanda Candido (la moglie di Buscetta), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone) e Luigi Lo Cascio (Totuccio Contorno); in occasione della ricorrenza della strage di Capaci – 23 maggio 1992 –, il film è approdato nelle sale, in concomitanza con l’anteprima sul tappeto rosso di Cannes.

il traditore

Il Traditore, il nuovo film di Marco Bellocchio, dal 23 maggio al cinema

Nei primi anni ’80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo sul traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come il “boss dei due mondi”, fugge per nascondersi in Brasile e da lontano assiste impotente all’uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo; ora lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: decide di incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l’eterno voto fatto a Cosa Nostra.

Bellocchio, attraverso Il Traditore (qui il trailer ufficiale), riconferma di essere ancora uno degli ultimi “leoni ruggenti” del nostro cinema italiano, un maestro capace di narrare con lucida – e chirurgica – analisi i dettagli più scomodi della nostra Storia recente: lo aveva già fatto con Buongiorno, Notte (sul caso Moro) e con Vincere (i “segreti” di Mussolini) e replica adesso con quest’ultima fatica, un’epopea drammatica che contamina l’attualità con la tragedia greca e il (melo)dramma shakespeariano.

Nella prima parte del film, ad aleggiare sul destino di Buscetta e della sua famiglia è un sentimento d’indefinita inquietudine: qualcosa di grave sta per abbattersi su di loro, ma è difficile da decifrare o percepire razionalmente (nonostante lo spettatore sia ben consapevole del corso storico degli eventi). Quando il Destino bussa alla porta di Buscetta – come nell’incipit della celebre “Quinta Sinfonia” di Beethoven – si aprono davanti al “soldato semplice” di Cosa Nostra due strade: la condanna o un lungo, tortuoso, percorso di “redenzione” attraverso l’arma della parola, del racconto. Della confessione.

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E proprio da una confessione del pentito – considerato “cornuto”, Giuda, traditore dagli altri membri dela cosca – il giudice Falcone può avviare quel maxi-processo che porterà, lentamente, al tracollo della cupola mafiosa anche se a un prezzo troppo alto. Bellocchio concentra nella prima parte l’azione e il dramma: tra irruzioni e omicidi, si compie il destino atipico del “boss dei due mondi” (come veniva chiamato Buscetta), perseguitato da incubi profetici come l’(anti)eroe di una tragedia greca.

Dell’archetipo greco il Buscetta delineato da Favino conserva la tragicità, l’ineluttabilità di una resa nei confronti di un percorso già scritto e segnato che si troverà necessariamente a dover compiere; degli (anti)eroi shakespeariani, del resto, conserva la natura tragica, quell’epos drammatico che canalizza l’attenzione sulle sue gesta, sulle sue scelte che alterano il corso degli eventi lasciando un solco profondo nella storia.

L’unica pecca de Il Traditore risiede forse nel suo ritmo a tratti discontinuo, che rischia di rallentare – fin troppo – proprio nelle dettagliate ricostruzioni dei maxi-processi, tra le spire degli arguti e crudeli botta e risposta che intercorrono tra il pentito e gli accusati; un rischio, soprattutto per un film lungo 148 minuti che cerca di ripercorrere nei dettagli la vita di Tommaso Buscetta dalla svolta cardine fino alla sua morte, nel 2000.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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