Io Sono Mia, recensione del film su Mia Martini con Serena Rossi

scritto da: Stefano Terracina

Dopo il successo di Fabrizio De André – Principe Libero, la grande musica italiana torna protagonista sul grande schermo grazie a Nexo Digital, che per le sole giornate del 14, 15 e 16 gennaio distribuirà in anteprima nelle sale cinematografiche Io Sono Mia, film biografico dedicato alla vita di una delle voci più belle ed espressive che la musica italiana abbia mai conosciuto: Mia Martini.

Un appuntamento, quello in sala, che anticipa di circa un mese la messa in onda su Rai 1 (prevista per il mese di febbraio) e che darà a tutti – appassionati e non – la possibilità di riscoprire attraverso l’esperienza condivisa della sala cinematografica la storia di un’artista unica dalla voce inimitabile, ma anche – e soprattutto – la vita di una donna profondamente tormentata, un’autentica ribelle e al tempo stesso un’inguaribile romantica.

Io Sono Mia, prodotto da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction, sceglie di riportare alla luce la tragica esistenza di una grandissima artista che ha sempre lottato per poter esprimere liberamente il suo indiscutibile talento. Una personalità indomita, arsa dal fuoco sacro e autentico della passione – quella per la musica – che più di una volta l’ha spinta a non pensare alle conseguenze drammatiche delle sue azioni e ad affrontare il mondo e la sua cattiveria con invidiabile coraggio, sempre a testa alta.

La vita di Mia Martini – al secolo Domenica Rita Adriana Berté – è sempre stata una lotta costante ed estenuante tra il suo bisogno quasi “fisico” di cantare, salire sul palcoscenico ed entrare in sintonia con la gente, e la voglia di una vita semplice, lontana dal successo, dalle luci e dalle ombre del mondo della musica; una vita dedita alle piccole cose, con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle il ricordo di un passato avventuroso, impredevibile, essenzialmente sofferto.

La sceneggiatura del film, opera di Monica Rametta, ricostruisce il travagliato percorso pubblico e privato di Mimì attraverso cinque canzoni simbolo dello sconfinato repertorio dell’artista calabrese, ognuna delle quali ha contribuito a segnare un’epoca ben precisa della sua carriera: “Padre davvero”, il debutto dissacrante e innovativo; “Piccolo uomo”, il primo grande successo; “Minuetto”, la consacrazione definitiva; “E non finisce mica il cielo”, la caduta e il ritiro dalle scene; “Almeno tu nell’universo”, il ritorno alla ribalta.

È da qui, dalla scelta maturata e ponderata di portare il capolavoro scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio al Festival di Sanremo del 1989, che inizia il viaggio di Io Sono Mia. Dopo sette anni di abbandono, Mia Martini rientra sulle scene: in una serrata intervista a poche ore dall’esibizione che le permetterà di riprendersi il suo pubblico dopo anni di pregiudizi emarginanti, Mimì ripercorre la sua vita e con lei lo spettatore, messo di fronte ad un’esperienza che sovverte la realtà nel tentativo di comprendere meglio non solo l’artista, ma anche la donna.

Io Sono Mia, il film su Mia Martini, solo il 14-15-16 gennaio al cinema

Nella volontà del regista Riccardo Donna e di tutte le personalità coinvolte in Io Sono Mia c’è l’intento di non realizzare una biografia fedele. Sono diversi i personaggi e gli avvenimenti romanzati all’interno del film: dalla giornalista Sandra con la sua intervista a quarantotto ore dal ritorno di Mia a Sanremo (espediente che innesca il set up della storia), passando per il personaggio di Tino Notte (che nella pellicola è il primo a mettere in giro la voce che la cantante porti sfortuna), fino ad arrivare al personaggio di Andrea (versione riveduta e non troppo corretta di Ivano Fossati), fotografo di professione e grande amore che ha attraversato – tra alti e bassi – almeno dieci anni di vita di Mimì.

Ciò che emerge in maniera palese durante la visione del film è la volontà di costruire un racconto intimo che provi a svincolarsi dai dettami delle più tradizionali agiografie di stampo televisivo per giocare – con discrezione e a piccoli passi – con le emozioni e i sentimenti. Il risultato finale è un racconto consapevolmente imperfetto in cui è la memoria a fare il bello e il cattivo tempo: la memoria di ciò che Mia Martini è stata e sempre sarà, e di ciò che in vita ha dovuto sopportare con pazienza, digerire con rassegnazione, affrontare con fragilità.

Nonostante le dissomiglianze fisiche, Serena Rossi si cala alla perfezione nei panni di Mimì: l’attrice napoletana evita la strada – quantomai pericolosa – dell’imitazione, restituendo attraverso l’intensità del suo sguardo o del suo timbro vocale l’unico ritratto possibile di Mia: quello di una donna ricca di contraddizioni e proprio per questo profondamente umana, che non ha voluto scendere a compromessi e che ha sempre saputo tenere testa alle calunnie e alle infamità, pagando a caro prezzo le proprie scelte (non solo artistiche, ma anche personali) e diventando una tragica vittima della solitudine e del dolore.

Al di là delle inevitabili critiche che susciteranno la scarsa aderenza alla realtà e le difficoltà nel cercare di concentrare oltre 25 anni di vita straordinaria (nel bene e nel male) in meno di 120 minuti, Io Sono Mia (qui il trailer ufficiale) si eleva al di sopra dei prodotti televisi medi grazie alle affascinanti e dettagliate ricostruzioni di epoche ormai lontane, all’efficacia di un’interpretazione femminile carica del giusto entusiasmo e della doverosa suscettibilità (due tratti distintivi della personalità di Mia Martini), alla maniera cauta e circospetta con cui – in fin dei conti – maneggia il vissuto appassionato e appassionante di una donna che ha amato e lottato fino in fondo.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


Siti Web Roma