Jesus Rolls – Quintana è Tornato, recensione del film di e con John Turturro

scritto da: Ludovica Ottaviani

Jesus Rolls – Quintana è Tornato è un film che segna due importanti ritorni sul grande schermo: il primo, quello di John Turturro nella triplice veste di attore, regista e sceneggiatore di un lungometraggio; secondo – ma non meno importante – il ritorno dell’eccentrico, folle, esibizionista giocatore di bowling ossessionato dal colore viola già avvistato nel cult dei fratelli Coen Il Grande Lebowski.

Questa volta l’attore italo-americano riprende una sua “creatura” – come ha confessato durante la conferenza stampa – e la riporta in vita in una storia completamente scissa dall’originale, del quale conserva delle atmosfere surreali e alcuni dialoghi brillanti che suscitano risate a denti stretti; una storia che trova ispirazione da un film francese del 1972, I Santissimi, dramedy di Bertrand Blier a sua volta adattata da un romanzo. Il film, presentato in pre-apertura alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, uscirà nelle nostre sale a partire dal 17 0ttobre.

A fianco al protagonista John Turturro troviamo anche Bobby Cannavale e Audrey Tautou oltre ad altri famosi attori presenti in ruoli minori, come Susan Sarandon, Jon Hamm, Sonia Braga e Christopher Walken. Turturro torna quindi nei panni di Jesus Quintana in una commedia irriverente in cui un trio di disadattati – di cui fanno parte l’amico e partner in crime Petey e la parrucchiera Marie – si troverà a fare i conti con un parrucchiere armato di pistola. Il loro viaggio si trasformerà presto in una fuga continua – dal folle parrucchiere, dalla legge e dalla società – durante la quale si svilupperà una particolare dinamica, che da amicizia accidentale evolverà in una storia d’amore fuori dagli stereotipi convenzionali.

Jesus Rolls – Quintana è Tornato non è un film facile da leggere: dopo un primo impatto può lasciare spiazzati, a tratti smarriti, confusi. Dove sono finiti i riferimenti all’universo de Il Grande Lebowski? Dov’è il tono dei fratelli Coen, quell’umorismo che comunque è ormai un loro tratto di fabbrica distintivo, difficile da imitare o riprodurre?

Domande lecite, che vengono però spazzate lentamente via man mano che il film s’inoltra nel proprio cuore narrativo. Perché a prescindere dalla propria natura di remake (spurio) di un originale francese di cui conserva gusto, situazioni, personaggi e suggestioni, Jesus Rolls ha un cuore (appunto) ben saldo nel mondo della letteratura e dell’immaginario americano, per via del genere attraverso il quale Turturro sceglie di raccontare questa storia e lo stile narrativo adottato.

La sequenza discontinua e ripetitiva di eventi che coinvolgono Jesus, Petey, Marie e il loro caotico microcosmo ricorda la struttura dei racconti brevi bukowskiani, con protagonisti perdenti e disadattati alla deriva immortalati dalla penna cruda dell’autore in pennellate di poesia urbana: una struttura simile a quella che ingabbia il terzetto al centro di Jesus Rolls, affiancato da personaggi altrettanto pittoreschi e sopra le righe, da solitari luoghi lungo la strada e da panorami immersi nella natura nascosta celata dalle ombre della metropoli.

Il film scritto, diretto e interpretato da John Turturro è, a tutti gli effetti, un road movie: ne conserva i capisaldi, ne rispetta fedelmente i canoni e la struttura in modo fin troppo accademico; finisce per conservare un’atmosfera che richiama le (dis)avventure beat dei protagonisti di On The Road, il classico di Jack Kerouac che non a caso è il manifesto di una corrente letteraria – la beat generation – prima ancora che di un genere cinematografico ben specifico – il road movie, appunto – del quale costituisce il parametro di riferimento, con una catena ininterrotta di avventure sempre uguali che finiscono sempre per proiettare i protagonisti al punto di partenza, come immortalati in un eterno ritorno dell’uguale che li lascia però cambiati, mutati, influenzati dagli eventi.

Nonostante gli agganci con la letteratura e con la tradizione culturale americana, Jesus Rolls – Quintana è Tornato paga però lo scotto del vincolo al modello originale, la propria natura di remake spurio e di spin-off mancato di un amatissimo modello di partenza – Il Grande Lebowski dei Coen – finendo per risultare una commedia “a grana grossa”, semplicistica e “sempliciotta”, incapace di mostrare fino in fondo la complessità psicologica celata dietro ai personaggi, regalando solo una galleria di stranezze e stravaganze di vario (e dubbio) gusto, fermandosi a uno schema superficiale che non permette di mostrare il cuore pulsante dell’on the road stesso, fermandosi solo alla superficie delle battute e delle situazioni mostrate lungo la strada.

Guarda il trailer di Jesus Rolls – Quinta è Tornato

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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