JoJo Rabbit, recensione del film di Taika Waititi con Scarlett Johansson

scritto da: Carlotta Guido

Avreste mai pensato che fosse possibile fare training autogeno con un improbabile Adolf Hitler? JoJo Rabbit di Taika Waititi vi dimostrerà che tutto questo è possibile e che, allo stesso tempo, con l’esperienza di vita, vi sarà permesso anche di gettare “il mostro” dalla finestra.

L’opera di Waititi ha fatto scalpore ed ha già collezionato numerosissime candidature tra Oscar, Golden Globes e BAFTA e vede protagonisti, oltre al piccolo Roman Griffin Davis nei panni di JoJo, lo stesso Taika Waititi al fianco di Sam Rockwell, Scarlett Johansson e Rebel  Wilson. Tratto dal romanzo di Chtistine Leunens “Caging Skies” edito nel 2004, il film sarà nelle sale a partire dal 16 gennaio grazie alla 20th Century Fox.

In una Germania ferita dalla guerra, il piccolo Johannes, soprannominato JoJo (Roman Griffin Davis), non vede l’ora di partecipare alla sua prima giornata nella Gioventù Hitleriana. Dall’alto dei suoi dieci anni, JoJo vanta un amico immaginario d’eccezione: Adolf Hitler (Taika Waititi). I suoi sogni infarciti di Terzo Reich dovranno ben presto arrendersi di fronte all’evidenza: quello strano -ismo di cui il suo amico immaginario è il mentore non è poi così formidabile, tanto che la mamma di JoJo (Scarlett Johansson) arriva al punto di nascondere l’unicorno-Elsie (Thomasin McKenzie) nella doppia parete della sua stanza da letto.

JoJo Rabbit è la summa del percorso artistico di Taika Waititi: mai banale, sempre sulla cresta del grottesco ma con intelligenza e formidabile ingegno. Fra tutti, la stessa interpretazione hitleriana di Waititi lascia sbigottiti e felicemente incantati. Le premesse per un’accusa di cattivo gusto nei confronti di un lungometraggio dal gusto atipico come questo possono essere molteplici, ma non trovano terreno fertile. D’altronde, in JoJo Rabbit vige la regola alla “Springtime for Hitler” di brooksiana memoria: incarnare il Male per superarlo e mostrarlo in maniera critica in tutta la sua sconcertante banalità.

Il meccanismo creato dal regista di What We Do in the Shadows (2014) è chiaro ed efficace: la scrittura fa da spalla alla Storia che fa da spalla alle interpretazioni. Da non sottovalutare la follia e la bravura di Sam Rockwell e Rebel Williams, che nella loro totale improbabilità sono un buon valore aggiunto alla forza del film.

JoJo Rabbit veste i panni dello scherzo per dire qualcosa di serio, indossa la maschera del ridicolo per far passare un messaggio che è invece all’apice della seriosità, unendo il sarcasmo della commedia alla tragicità degli eventi. Perché forse, alla fine di tutto, la cosa migliore da fare è mettersi a ballare…

Guarda il trailer ufficiale di JoJo Rabbit

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


Siti Web Roma