Joker, recensione del film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix

scritto da: Stefano Terracina

Come si può sopravvivere quando chi dovrebbe donarti solo amore incondizionato non ha fatto altro che infliggerti pene? Come si può sopravvivere quando per gli altri sei praticamente invisibile e la società si dimentica della tua esistenza, confinandoti all’ultimo dei derelitti? Come si superano il dolore e la sofferenza? La risposta in Joker proviene direttamente dalle azioni che spingono il protagonista Arthur Fleck ad agire nella maniera più incontrollata possibile: la risposta è innescare una rivoluzione ed ergersi inconsapevolmente a simbolo di quella stessa rivoluzione; una rivoluzione apparentemente necessaria in un mondo ormai allo sbando che riflette inesorabilmente un minaccioso tessuto sociale del quale siamo tutti vittime, senza neanche rendercene conto.

Arthur Fleck è un aspirante cabarettista che lotta per la sopravvivenza in una Gotham City violenta, al limite del collasso. Visto lo scarso successo come stand-up comedian, si guadagna da vivere esibendosi come clown per strada o negli ospedali. Arthur soffre di un disturbo neurologico che lo porta ad assumere un ingente quantitativo di farmaci e ad essere sorvegliato dai servizi sociali. Spesso il disturbo si traduce in una risata isterica e incontrollata, una sorta di ghigno malefico che Arthur vorrebbe reprimere con tutto se stesso, soffocandolo alla stregua di un pianto disperato. Costantemente vittima di aggressioni e soprusi che non fanno altro che minare il suo fragile equilibrio emotivo, Arthur trova conforto soltanto nella sua fervida immaginazione, nei suoi sogni. Intrappolato in un’esistenza ciclica sempre in bilico tra apatia e crudeltà, Arthur finirà per prendere una decisione che provocherà una reazione a catena di eventi, facendolo sprofondare negli abissi della follia per sempre…

Chi lo avrebbe mai detto che Todd Phillips, il regista della saga di Una notte da leoni, sarebbe riuscito a convincere la Warner Bros. ad imbarcarsi in un’impresa narrativamente titanica, a sovvertire le regole del cinecomic così come abbiamo imparato a conoscerlo in tutti questi anni, a confezionare un film praticamente perfetto sotto ogni aspetto e a portarsi a casa il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia? Joker travalica le innumerevoli storie di supereroi e di nemesi che da tempo ormai affollano il grande schermo per configurarsi ad ogni singolo fotogramma come il viaggio all’interno della mente dell’acerrimo nemico di Batman, svestito forse per la prima volta dell’allure di Clown Principe del Crimine e di quel fascino che solo i veri cattivi sanno esercitare per mostrarsi agli occhi increduli dello spettatore come l’emblema dell’uomo dimenticato, isolato, martoriato, vittima dei propri demoni e proprio per questo profondamente umano.

Todd Phillips costruisce una vera e propria parabola discendente non soltanto nella follia più bieca, ma soprattutto nell’assoluta presa di coscienza di uno stato psichico irreversibile: Phillips porta in scena la vita quotidiana di Arthur Fleck e dona all’iconico personaggio tratto dai fumetti DC una dignità e uno spessore senza precedenti, definendolo lungo tutto il corso della narrazione tanto attraverso le sue fragilità quanto attraverso le sue motivazioni, spingendo inevitabilmente lo spettatore ad empatizzare con lui. Phillips ci trasposta nella mentre di Arthur con precisione quasi chirurgica e ci fa vivere in prima persona tutto quello che accade tanto intorno a lui quanto nella sua mente deviata e trasognante, sullo sfondo di una Gotham City fatiscente, ormai in rovina, corrosa da un tessuto sociale marcio, magnificamente fotografata da Lawrence Sher, che tanto ricorda la New York City ritratta da Scorsese in quel capolavoro immortale che era Taxi Driver.

Una Gotham City simbolo di violenza e disperazione, dove i più deboli, gli emarginati, gli ultimi lottano costantemente per sopravvivere, è lo sfondo perfetto per raccontare una storia profondamente tragica che apre un nuovo potentissimo spiraglio sulle origini di un personaggio divenuto iconico, raccontandolo da una prospettiva completamente inedita, attraverso la costruzione di un mondo lontano dalle logiche fumettistiche – con un’unico omaggio all’universo delle pagine scritte, piuttosto forzato ma dovuto – e molto più aderente alla realtà, non quella recondita ma bensì  quella accessibile, superficiale. Una realtà fatta di lacrime, sangue e dolore; un dolore dal quale trae origine la storia vigorosa e spietata di uomo disperato e squilibrato; un dolore in grado di trasformare la tragedia in commedia e di piegare il lato più grottesco dell’esistenza alle ripugnanti ma comprensibili esigenze di una vita vissuta ai margini; un dolore talmente lancinante e condiviso da poter diventare universale.

Joaquin Phoenix non interpreta Joker: Joaquin Phoenix è Joker! L’attore statunitense sposa totalmente la causa e mette al totale servizio del personaggio e della storia il suo esile e arricciato corpo (risultato di un estenuante dimagrimento), reggendo sulle proprie spalle curve, deformate, scheletriche gran parte dell’intero film. Phoenix si dimostra ancora una volta il più grande attore della sua generazione, capace con una singola espressione del viso di comunicare tutto il mondo disordinato, caotico, sregolato di Arthur, tra sguardi crudeli e smorfie patologiche esaltate dalle inquietanti musiche di Hildur Guðnadóttir, ma anche velata tenerezza e profonde e sconcertanti esternazioni di sofferenza nascoste dietro una risata maniacale, incontrollabile. Una risata disgraziata e tormentata, che sembra quasi un disperato grido di aiuto, unica reazione possibile di fronte ad un mondo indifferente, disinteressato, insensibile, perfettamente incarnato dal personaggio di Murray Franklin interpretato dal gigante Robert De Niro, colui che contribuirà al crollo psicologico di Arthur, evoluzione metacinematografica di quel Rupert Pupkin interpretato dallo stesso attore in Re per una notte (sempre di Scorsese).

Joker è lo studio minuzioso e tagliante di un personaggio alienato, disadattato, isolato. Una perizia psichiatrica chiara e dettagliata, sconcertante e devastante, che omaggia la natura contaminata e deviata del personaggio che si cela dietro il mito. Todd Phillips mette in scena una discesa all’inferno che scava a fondo nella mitologia, ne estrapola gli aspetti più inquietanti e la contamina con le influenze più disparate, ricordando allo spettatore che anche dietro la più lucida follia si nasconde una storia: oscura, tormentata, ma comunque umana. Ed è proprio qui che si annida il più grande spavento di tutti, al di là della violenza, del sangue… o di una “semplice” risata.

Guarda il trailer ufficiale di Joker

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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