La Famiglia Addams, recensione del film d’animazione di Conrad Vernon e Greg Tiernan

scritto da: Stefano Terracina

La dark family più famosa del piccolo e grande schermo torna al cinema protagonista di un film d’animazione nuovo di zecca. Dopo le immortali pellicole live action dei primi anni ’90 dirette da Barry Sonnenfield, la raccapricciante famiglia nata dalla fervida immaginazione di Charles Addams nel lontano 1938 è al centro di una nuova avventura in stop-motion, perfettamente in bilico tra nostalgia e rinnovamento, diretta e prodotta a quattro mani da Conrad Vernon e Greg Tiern, registi di Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia.

La Famiglia Addams è un film di una semplicità e di un’efficacia disarmanti che, tanto dal punto di vista visivo quanto dal punto di vista narrativo, si rifà ai disegni e allo spirito delle storiche vignette del disegnatore statunitense. Il risultato finale è un prodotto dalle atmosfere meno macabre del previsto – cosa che in realtà non stupisce, considerato il pubblico di riferimento! – che veicola attraverso le dinamiche interne ed esterne ai componenti della terrificante famiglia una serie di messaggi fortemente connessi con la realtà nella quale viviamo, celebrando tanto l’importanza della diversità quanto il bisogno di essere accettati dagli altri per ciò che siamo davvero.

Il film è a tutti gli effetti una origin story che permetterà anche ai neofiti delle storie dei celebri personaggi di appassionarsi alle loro vicende: la pellicola si apre infatti con il matrimonio tra i personaggi di Gomez e Morticia e con la presa di possesso da parte dei novelli coniugi del loro sinistro castello, facendo poi un balzo in avanti di circa 13 anni, dove ritroviamo la famiglia al completo alle prese con la preparazione del piccolo di casa, Pugsley, per la celebre Mazurka, un rito di passaggio compiuto in adolescenza da tutti i membri della famiglia.

A dare del filo da torcere ci penserà l’inedito personaggio di Margaux Needler, una subdola conduttrice di reality televisivi che controlla tutti gli abitanti del paese attraverso uno studio sotterraneo segreto, ossessionata dall’omologazione e consumata dal desiderio dell’assoluta perfezione della vita suburbana, in netto contrasto con lo stile di vita degli Addams. È proprio mescolando i caratteri e le problematiche quotidiane della macabra famiglia con l’intolleranza e il fanatismo di cui si fa portavoce il personaggio di Margaux che il film impartisce una lezione estremamente importante, una vera e propria cartina di tornasole di questi pazzi tempi moderni: la diversità deve arricchire e non allontanare, ma soprattutto deve essere celebrata in tutta la sua bellezza.

Un messaggio forte e risonante, veicolato soprattutto attraverso i personaggi di Mercoledì e Pugsley, in perenne conflitto con i loro genitori, nel disperato tentativo di farsi accettare per ciò che sono in realtà (anche se questo vuol dire non essere conformi al resto della famiglia o non rispettarne le regole) o di non deludere le loro aspettative; parallelamente, è anche l’intera famiglia Addams a sperimentare sulla propria pelle cosa significa essere etichettati come “diversi” ed essere emarginati dalla società.

Diversità ed emarginazione si fondono dunque come in una delle più classiche storie di Tim Burton, che il film di Vernon e Tiern sembra rievocare tanto nelle suggestioni visive quanto in quelle narrative: soprattutto nella divisione tra il tetro castello che si erge su una collina in cui vivono gli Addams e la patinata comunità dei cosiddetti “normali” che li circonda (governata dalla dispotica Margaux e accecata dal perbenismo e dall’illusione della perfezione), non può non tornare alla memoria dello spettatore adulto Edward mani di forbice e la contrapposizione della realtà così come era stata concepita nella favola nera con protagonista Johnny Depp.

Gli sceneggiatori si divertono a giocare con i vari componenti della famiglia, immergendoli in un contesto totalmente inedito e molto affine ai giorni nostri – tra moderne tecnologie, programmi tv all’avanguardia e social network -, creando situazioni comiche che ben stemperano i momenti più impegnati a trasmettere messaggi edificanti. Inoltre, la pellicola è disseminata di numerosi riferimenti cinefili – abbastanza espliciti – e di omaggi alla prima serie televisiva degli anni ’60 che lo spettatore più attento si divertirà tantissimo a riconoscere e apprezzare.

La Famiglia Addams, presentato nella sezione Alice nella Città in occasione della 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, incontrerà sicuramente il favore dei più piccoli, i quali troveranno negli iconici Addams dei nuovi buffi e amabili personaggi ai quali affezionarsi, ma anche delle nuove icone della diversità, riscoprendo il valore della famiglia e l’importanza dello sradicamento della discriminazione; al tempo stesso lo spettatore adulto sarà trascinato dalla nostalgia e dai ricordi, così come dai messaggi fortemente connessi con la realtà nella quale viviamo; messaggi che ci riguardano tutti, a prescindere dalla nostra età.

Guarda il trailer de La Famiglia Addams

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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