La Paranza dei Bambini, recensione del film tratto dal romanzo di Roberto Saviano

scritto da: Ludovica Ottaviani

La Paranza dei Bambini è il titolo del film di Claudio Giovannesi adattato dall’omonimo romanzo scritto da Roberto Saviano e incentrato sull’iniziazione alla vita criminale da parte di un gruppo di quindicenni, nel film interpretati rigorosamente da attori selezionati tramite un attento street casting, tra i quali spiccano i due protagonisti Francesco Di Napoli e Viviana Aprea, rispettivamente nei panni di Nicola e Letizia.

In concorso nella selezione ufficiale della 69esima edizione del Festival di Berlino, La Paranza dei Bambini uscirà nelle sale italiane il 13 Febbraio grazie a Vision Distribution. Il film segue le vicende di sei quindicenni: Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ e Briatò, pronti a tutto per fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel loro quartiere, il Rione Sanità a Napoli. Con l’illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male. Sono come fratelli, non temono il carcere né la morte e sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Nell’incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà a una scelta irreversibile: il sacrificio dell’amore e dell’amicizia.

Inutile ribadire come l’attesa, intorno a questo nuovo adattamento da un romanzo di Saviano, sia altissima: e in base anche al responso a caldo dopo la proiezione alla Berlinale non sarà decisamente tradita. La possente forza della scrittura-denuncia dell’autore, con il suo sguardo lucido sul sottobosco criminale che anima le grandi metropoli come Napoli, trova una perfetta controparte meccanica nell’occhio della macchina da presa di Giovannesi, lucido quanto mozzafiato: grazie anche alla fotografia di Daniele Ciprì, il pubblico si trasforma nello spettatore privilegiato di un documentario – per via del taglio asciutto ed incalzante – che porta in sé, però, tutta la potenza della macchina cinema.

la paranza dei bambini

La Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi dal 13 febbraio al cinema

La scelta compiuta scientemente da autore, sceneggiatori e regista è stata quella di procedere per sottrazione, raccontando delle storie che affondano le loro radici nella realtà ma non si riferiscono a nessun fatto di cronaca in particolare; è la potenza drammatica delle azioni stesse che si avvicendano sullo schermo apparentemente in ordine “casuale” a trovare la propria cifra stilistica, ad incrementare il pathos che colpisce gli spettatori come uno schiaffo secco, come la vita stessa.

La regia di Giovannesi – come aveva già dimostrato nei precedenti Alì ha gli Occhi Azzurri e Fiore – è in grado di cogliere i turbamenti dell’adolescenza in contesti socio-culturali difficili senza però indugiare mai nel manierismo, senza trascendere in patetiche lacrime o facili sentimentalismi; con la sua abilità nel raccontare “non-storie” di tutti i giorni riesce a creare una narrazione più vera del vero, contraddistinta da un’epicità estetica che ne amplia il respiro fino a mozzarlo.

La piaga descritta da Saviano nel romanzo La Paranza dei Bambini è quella delle baby gang, degli adolescenti che scelgono di votarsi al crimine per una vita di lussi facili, rinunciando però a ciò che hanno di più importante: la leggerezza dell’adolescenza. I protagonisti del film hanno i volti giusti per incarnare i dilemmi, i drammi e le contraddizioni di queste scelte: bambini che interpretano adulti, ma con la serietà e la pesantezza di chi ormai ha vissuto troppe vite e non ha più niente di prezioso da preservare o da perdere.

La Paranza dei Bambini (qui il trailer ufficiale) è un racconto per immagini incalzante che si costruisce come un tradizionale romanzo di (de)formazione: invece di seguire le peripezie dei giovani protagonisti nel loro passaggio al mondo adulto, si assiste impotenti alle loro scelte sbagliate, agli eccessi che non conducono al palazzo della saggezza, bensì tra le braccia della criminalità proprio come dei dead men walking inconsapevoli d’essere condannati a morte.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma