La Promessa dell’Alba, recensione del film con Charlotte Gainsbourg

scritto da: Gabriele Landrini

Quanto possono diventare importanti per un ragazzo le ambizioni imposte dalla propria madre? A questa domanda sembra voler rispondere La Promessa dell’Alba, film franco-belga distribuito oltralpe due anni fa e, dopo una serie di rimandi, finalmente pronto a sbarcare anche in Italia il prossimo 14 marzo.

Mettendo in scena un lasso temporale molto vasto, il lungometraggio diretto da Éric Barbier racconta la vita di Mina (Charlotte Gainsbourg), ragazza madre di origine ebraica che, combattendo quotidianamente la povertà, è costretta a crescere da sola il figlio Romain (Pierre Niney). Mentre sullo sfondo l’avvento del nazismo sconvolge l’Europa, la donna vive di costanti sotterfugi, anche e soprattutto per poter dare al figlio la vita che merita, indirizzandolo agli studi umanistici tanto ambiti, che secondo lei gli permetteranno di diventare scrittore.

In una costante altalena tra storia collettiva e storia personale, la donna intraprende prima la carriera da sarta e poi, dopo essere fuggita in Francia a causa dell’oppressivo clima polacco, quella di albergatrice. Mentre lei invecchia sempre più segnata dalle difficoltà della vita, il figlio Roman diventa adulto e, sempre più accondiscendente e remissivo, tenta realmente di intraprendere la carriera voluta dalla madre. L’incubo della guerra si sta tuttavia per abbattere su entrambi e nulla sarà più come prima…

Seconda trasposizione dell’omonimo romanzo autobiografico di Roman Gary, già portato sullo schermo nel 1970, La Promessa dell’Alba (qui il trailer italiano ufficiale) è un film narrativamente stratificato, nato da un romanzo complesso ma sentito, che risulta però difficilmente adattabile allo schermo.

Il grande arco temporale che la storia abbraccia, coincidente con la vita del protagonista, può infatti funzionare sulla carta, ma nella controparte cinematografica appare spesso trattato sbrigativamente. La necessità di condensare moltissimi eventi in due ore di proiezione non permette di creare una linea narrativa totalmente calibrata la quale, pur essendo innegabilmente chiara, a volte sovraccarica la storia, non dando il giusto peso a determinati eventi e trattandoli necessariamente in modo superficiale e poco sfaccettato.

Nonostante qualche problema di adattamento (forse inevitabile dato il voluminoso racconto di partenza), la storia colpisce per l’ottima messa in scena del legame indissolubile ma nel contempo conflittuale tra madre e figlio. La caratterizzazione dei personaggi, unita alla perfetta interpretazione che offrono tutti gli attori e in particolare Charlotte Gainsbourg, riesce a coinvolgere lo spettatore, emozionandolo.

Poco interessante è però la regia di Éric Barbier. Sebbene il film non voglia piegarsi alle logiche del cinema commerciale, come comprovano i giochi stilistici e soprattutto fotografici che puntellano la narrazione, sembra impossibile parlare di uno sguardo autoriale veramente coerente, tanto che nelle soluzioni estetiche è spesso rintracciabile un disequilibrio di fondo.

Guarda il trailer ufficiale de La Promessa dell’Alba

Gabriele Landrini

Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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