L’Esorcismo di Hannah Grace, recensione dell’horror con Shay Mitchell

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Esorcismo di Hannah Grace è il titolo dell’horror diretto dal regista olandese Diederik Van Rooijen, qui al suo primo lungometraggio in lingua inglese dopo una lunga militanza nell’ambito pubblicitario internazionale. Prodotto dalla Sony Pictures e distribuito (nei cinema del Belpaese) da quest’ultima insieme alla Warner Bros., il film punta sulla sceneggiatura di Brian Sieve e sulla regia di Van Rooijen schierando un cast poco noto al grande pubblico, a parte le attrici Shay Mitchell (già vista in Pretty Little Liars) e Stana Katic (protagonista della serie Castle).

Il film è incentrato su uno scioccante esorcismo che diventa una spirale incontrollata per la vita di una giovane ragazza, la Hannah Grace del titolo. Mesi dopo il terribile quanto imprevedibile incidente, Megan Reed (Mitchell), si ritrova a lavorare durante il turno di notte all’obitorio, ricevendo un cadavere sfigurato. Bloccata da sola nei corridoi del seminterrato, Megan comincerà ad aver visioni terrificanti, cominciando a temere che il corpo ricevuto possa essere stato posseduto da una spietata forza demonica.

L’Esorcismo di Hannah Grace (qui il trailer italiano ufficiale) si colloca perfettamente nel filone dell’horror a base di possessioni demoniache: inaugurato negli anni ’70 grazie al capostipite cult L’Esorcista diretto da Friedkin, questo sotto-genere nel vasto panorama dei film dell’orrore non ha mai conosciuto un’inflessione; ha addirittura visto un’impennata nei primi anni 2000, quando le storie a base di ragazze possedute da demoni o dal diavolo in persona sono diventate una costante. E il film di Van Rooijen prova solo in parte a distaccarsi dal cliché, finendo per ripercorrere rassicuranti schemi già visti sul grande schermo.

l'esorcismo di hannah grace

L’Esorcismo di Hannah Grace di Diederik Van Rooijen dal 31 gennaio al cinema

Analizzando il film attraverso i canonici tre atti grazie ai quali viene strutturata una sceneggiatura, si nota subito come lo sceneggiatore Brian Sieve abbia cercato di “adattare” i codici canonici del genere, pur restando nel solco della tradizione: i primi 10 minuti del thriller sono incalzanti, trascinano lo spettatore subito in medias res montando una sensazione di dubbio – e disagio – che non abbandonano mai lo spettatore per tutto il set up, grazie soprattutto alla regia di Van Rooijen.

Il set up, appunto, la semina iniziale de L’Esorcismo di Hannah Grace crea delle premesse disturbanti, spostando subito l’attenzione dalla tradizionale situazione da esorcismo (casa, segni sacri, rituali e sacerdoti), focalizzando invece l’attenzione sulla vera protagonista del film – nonché motore immobile dell’azione – ovvero la ex poliziotta Megan, che nonostante la giovane età sembra convivere con paure e problemi che attanagliano la sua esistenza.

Il luogo dell’azione – aristotelica, perché basata sull’integrità spazio-temporale – è un obitorio, già di per sé un luogo inquietante, sinistro e disturbante dove gli incubi del quotidiano prendono vita, trasfigurati dalla mente in spiazzanti unheimlich freudiani; basta aggiungere l’arrivo di un sinistro cadavere speculare alla ragazza avvistata nell’esorcismo d’apertura, e l’effetto jumpscare è assicurato.

l'esorcismo di hannah grace

Purtroppo per Sieve e Van Rooijen, però, è a partire dal secondo atto – proprio quando l’intreccio dovrebbe prendere corpo e dipanarsi fino a sciogliersi nella risoluzione finale – che L’Esorcismo di Hannah Grace mostra tutte le proprie fragilità, finendo per collocarsi – a dispetto delle aspettative iniziali – nel cuore della tradizione, senza distinguersi in nessun modo nel panorama horror contemporaneo.

Il tentativo del regista sembra quello di volere “esorcizzare”, proprio attraverso il linguaggio del genere, i demoni che affliggono gli esseri umani: la ragazza posseduta diventa un pretesto per confrontarsi con le paure invalidanti che inficiano le nostre vite, proprio come accade a Megan, protagonista – involontaria – di questo atipico viaggio iniziatico in salsa macabra.

L’Esorcismo di Hannah Grace, in bilico tra la tradizione e un gusto estetico disturbante, sceglie di rileggere uno dei temi più cari al genere horror declinandolo però in una chiave diversa che finisce – contro ogni pronostico – per risultare tradizionale nel senso più “rassicurante” del termine.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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