L’Inganno Perfetto, recensione del film con Helen Mirren e Ian McKellen

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Inganno Perfetto è il titolo del film diretto da Bill Condon (La Bella e la Bestia) con protagonista una coppia eccezionale di fuoriclasse inglesi della recitazione: Ian McKellen ed Helen Mirren, infatti, dominano la scena nonostante la presenza di ottimi comprimari come Jim Carter e Russell Tovey. Un cast impeccabile, quindi, al servizio di un sofisticato thriller imprevedibile dove niente è davvero ciò che sembra, come imparerà a suo spese Roy Courtnay (McKellen).

Il tranquillo gentiluomo inglese non può credere alla propria fortuna quando incontra online la benestante vedova Betty McLeish (Mirren), perché in realtà dietro la facciata innocente e gentile l’uomo è un vero e proprio genio della truffa, senza morale o scrupoli. Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sempre più sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma così in un percorso da funambolo, il più infido della sua vita.

Tratto dall’acclamato romanzo di Nicholas Searle, L’Inganno Perfetto è un impeccabile thriller legato, in maniera indissolubile, al gusto e alla tradizione britannica. Il vento dell’isola soffia infondendo il proprio contegno, un appeal affascinante al prodotto finale grazie soprattutto alla coppia protagonista (Mirren-McKellen), immortalata in un memorabile duetto recitativo.

Un duetto, un “passo a due” e non una gara, perché due icone come loro non hanno bisogno di dimostrare ancora una volta il loro talento; possono soltanto riconfermarlo, grazie a una recitazione che procede per sottrazione, trattenuta, incentrata sui dettagli che permettono allo spettatore di percepire le variazioni (sul tema) che si avvicendano nel racconto filmico. La mutabilità delle espressioni è direttamente proporzionale con quella delle espressioni quanto con le situazioni mostrate, immortalate in un costante divenire che rende difficile – in un primo momento – prevedere qualunque tipo di svolta narrativa nella trama.

Il film di Condon è un affascinante thriller: ma l’etichetta da “film di genere” risulta limitante, offensiva, per un’opera affascinante quanto complessa che finisce, almeno in parte, proprio per “pagare” lo scotto dei propri punti di forza. Nella perfezione formale si annida la difficoltà di concentrare tanti, forse troppi, stimoli narrativi che finiscono per trasformare il brivido dell’imprevisto in prevedibile successione logica di conseguenze; a questo va aggiunto che la perfezione non sempre è un vantaggio, talvolta può invece trasformarsi in una mera “arma a doppio taglio” come nel caso de L’Inganno Perfetto.

La perfetta macchina – con tanto di pilota automatico – messa insieme da Condon è scintillante e impeccabile, ma rischia di risultare freddina, distante dagli stimoli emotivi che la sbavatura imperfetta spesso può regalare all’adrenalina dello spettatore, immerso nel buio della sala e alla costante ricerca di brividi forti; nel suo impatto finale da “bello senz’anima” il film di Condon svela le proprie debolezze, che comunque non ne intaccano l’efficacia quanto la bellezza.

Una bellezza che si annida nel gioco sottile della mente, nel labirinto di una sceneggiatura che è un perfetto meccanismo ad orologeria nel quale McKellen e la Mirren si muovono a loro agio giocando, tanto con i loro personaggi, quanto con la verità. E il concetto stesso legato a quest’ultima diventa il perno dell’intera vicenda, innescando un gioco di specchi, truffe, tradimenti e vendette che si auto-replicano come un frattale, nell’infinità inarrestabile dei vizi di forma.

L’Inganno Perfetto ha anche un altro pregio: in un’epoca che impone la perfezione come canone, ponendo la bellezza e la giovinezza come assi cartesiani intorno ai quali strutturare le proprie vite, propone come protagonisti due attori non più giovanissimi ma capaci (come sempre) di affascinare, ammaliare, rapire la fantasia portandola fin nel cuore di un mistero; e solo le loro capacità permettono alla spettatore di sospendere l’incredulità davanti ad un gioco dove le luci, e le ombre, della Storia e delle storia si rincorrono in modo forsennato, in un’indefinita caccia tra guardie e ladri, vittime e carnefici.

Guarda il trailer italiano de L’Inganno Perfetto

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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