Lo Spietato, recensione del film Netflix con Riccardo Scamarcio

scritto da: Carlotta Guido

Nel nuovo lungometraggio Lo Spietato di Roberto De Maria si ritorna con forza e audacia a dipingere i vecchi fasti del noir e del genere – così italiano – del poliziottesco, cercando di sfiorarne la trascorsa epicità.

Il film, tratto dal romanzo “Manager Calibro 9” di Pietro Colaprico e Luca Fazzo e sceneggiato dallo stesso regista assieme a Valentina Strada e Federico Gnesini, si mostra nella sua originalità anche nella distribuzione, poiché sarà presente nelle sale nei giorni 8-9-10 aprile grazie alla Nexo Digital, per poi arrivare su Netflix dal 19 dello stesso mese.

Lo spietato Santo Russo (Riccardo Scamarcio) è un giovane ragazzino calabrese trapiantato a Milano. Dalle prime esperienze con i furti al raggiungimento della cupola malavitosa è solamente questione di tempo. Sempre accompagnato dai fidati compagni Slim (Alessio Praticò) e Mario Barbieri (Alessandro Tedeschi), e diviso tra le donne della sua vita Mariangela (Sara Serraiocco) e Annabelle (Marie-Ange Casta), Santo Russo segna la sua personale parabola di morte e resurrezione.

Lo Spietato di Renato De Maria con Riccardo Scamarcio disponibile su Netflix dal 19 aprile

Il respiro che la regia di Renato De Maria prende attraverso quest’opera è a metà tra la ricostruzione filologica dell’Italia tra Boom e Anni di Piombo e la volontà di ricreare in maniera pop e pulp l’epica del poliziottesco italiano. Il genere infatti, considerato un cult della cinematografia nostrana grazie ai ricchi e doverosi saccheggi da parte delle produzioni internazionali, (primi fra tutti Martin Scorsese e Quentin Tarantino), è ripreso in questa occasione senza piaggerie di sorta ma in un’ottica costruttiva e autentica, a tratti insolita.

Riccardo Scamarcio è perfettamente a suo agio nei panni di un vero e proprio mascalzone, infedele verso gli altri e in special modo verso se stesso. Ottime e drammaturgicamente importanti anche le interpretazioni di Alessio Praticò Alessandro Tedeschi nei panni di due Rosencratz e Guildenstern fuori dagli schemi.

Lo Spietato regala allo spettatore una piccola parte di quella sensazione che si respirava a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta quando ci si recava in sala. Merito anche della colonna sonora curata da Riccardo Sinigallia ed Emiliano Di Meo, che prosegue lo stile e i virtuosismi delle opere cinematografiche dell’epoca e dei suoi autori musicali (Morricone, Micalizzi, Umiliani e Trovajoli, solo per citarne alcuni).

Lo Spietato (qui il trailer italiano ufficiale) è per sua natura un film citazionistico. Qualcuno ne potrà essere convinto, qualcun altro meno; tuttavia il meccanismo dei riferimenti e dei richiami è parte integrante del genere cui il film è un chiaro omaggio. A qualsiasi calibro si voglia puntare, questo film va assaporato per quello che è: un tuffo nel passato alla ricerca di un personaggio un po’ rozzo ma intrigante quale è Santo Russo.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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