L’Ora più Buia recensione del film di Joe Wright con Gary Oldman

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Ora più Buia è arrivata. Almeno al cinema, grazie all’occhio cinefilo e storicamente nostalgico di Joe Wright, regista di Espiazione, Orgoglio e Pregiudizio, Anna Karenina, Hanna, Pan e Il Solista.

Questa volta Wright – dopo l’insuccesso di Pan – torna ad immergersi nella storia e nell’affresco accurato, realizzando un film che può essere considerato, insieme al recente Dunkirk firmato da Nolan, l’altro lato dello stesso vinile, l’altra faccia della stessa, tragica quanto epica, versione della Storia.

Pochi giorni prima di essere proclamato primo ministro da un governo ormai allo sbaraglio, da un partito in netta opposizione e da un sovrano scettico, Winston Churchill si trova costretto ad affrontare la sua “ora più buia”, una prova turbolenta e definitiva: deve decidere se negoziare o meno un trattato di pace con la Germania nazista, oppure seguire il proprio istinto e proclamare la guerra per difendere la propria identità nazionale e l’indipendenza della Gran Bretagna.

Quando la minaccia di un’invasione diventa plausibile quanto imminente e metà del contingente britannico è bloccato sulla spiaggia di Dunkirk, Churchill si ritrova da solo a dover cambiare il corso della Seconda Guerra Mondiale.

L’Ora più Buia è un film che, esteticamente e moralmente, ha un profondo debito con la letteratura e il melodramma storico che tanto ha affascinato e suggestionato la cinematografia di Wright, tant’è che il tono scelto è epico e incalzante, capace di trasformare la figura di Churchill in un eroe straordinario nella propria ordinarietà.

La sceneggiatura firmata da Anthony McCarten – già autore dietro La Teoria del Tutto – è furba quanto competitiva: sa quali corde toccare, ma soprattutto come arrivare fino al cuore della stagione dei premi più importanti, concludendo di sicuro la propria corsa durante la Notte degli Oscar.

Il talento di Wright sta appunto nel trasformare una sceneggiatura giocata sul filo sottile tra finzione e realtà (adeguatamente adattata alle esigenze narrative della settima arte) in un grande affresco intenso e incalzante, soprattutto grazie alla maestosa performance di Gary Oldman.

l'ora più buia

L’Ora più Buia recensione del film di Joe Wright con Gary Oldman

È innegabile: L’Ora più Buia vive del talento incontenibile del suo mattatore assoluto, un Oldman mai come in questo caso così camaleontico. Nel corso degli anni gli spettatori hanno imparato ad apprezzare le capacità camaleontiche dell’attore britannico, l’intensità delle sue caratterizzazioni e l’unicità dei personaggi che è stato capace di evocare. Interpretare Sir Winston Churchill è un banco di prova raffinato e impegnativo per qualunque attore natio dell’isola di Sua Maestà e molti, raggiunta l’età giusta, si sono cimentati in questo ruolo.

Ma è Oldman il vero unicum: più giovane, fisicamente lontanissimo da Churchill, ha affrontato oltre duecento ore di trucco per calarsi al meglio nella parte, regalando una performance intensa e graffiante, fragile quanto inossidabile che trova la propria forza proprio nella debolezza, nell’indecisione, nell’umanità di un uomo che ha determinato le sorti di una guerra e della Storia del secolo breve.

l'ora più buia

L’Ora più Buia è un solido period-drama che mescola abilmente realtà e finzione focalizzando l’attenzione sui quei giorni cruciali che decisero le sorti del vecchio continente, anche grazie alla fragile determinazione ostinata di un uomo solo: Winston Churchill; il tutto ovviamente arricchito dall’intensità delle interpretazioni di Oldman e dei comprimari Kristin Scott Thomas, Lily James, Ben Mendelsohn e Stephen Dillane.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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