L’Ufficiale e la Spia, recensione del film di Roman Polanski

scritto da: Stefano Terracina

A due anni di distanza da Quello che non so di lei, Roman Polanski torna dietro la macchina da presa per raccontare uno dei più grandi scandali della storia del XIX° secolo. Al di là delle polemiche che ancora oggi continuano a scalfire in maniera negativa la sua immagine di uomo, Polanski è innegabilmente uno dei grandi maestri del cinema ancora in vita e L’Ufficiale e la Spia – questo il titolo della sua ultima fatica – né è la prova inconfutabile.

Il film è la ricostruzione fedele e appassionata di quello che è passato alla storia come L’Affare Dreyfus, già raccontato sul grande schermo da José Ferrer nel 1958 e da Ken Russell nel 1991 (solo per ricordare gli adattamenti più celebri). Si tratta di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, avvenuto in Francia tra il 1894 e il 1906: protagonista del conflitto il soldato ebreo francese Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di essere un spia e quindi processato per alto tradimento.

Abbracciando la totale fedeltà storica, Roman Polanski ricostruisce con estrema dovizia di particolari una storia scandalosa nella quale si intersecano errori giudiziari, fallimento della giustizia e antisemitismo. Per dodici anni, l’Affare Dreyfus divise l’opinione pubblica francese, portando scompiglio anche nel resto del mondo. Quello che ad oggi è uno dei simboli dell’ingiustizia politica e di cosa si possa arrivare a fare in nome dell’interesse nazionale viene raccontato da Polanski – autore anche della sceneggiatura insieme a Robert Harris (autore del romanzo “The Dreyfus Affair”, da cui il film è tratto) – in maniera elegante, vigorosa e inevitabilmente spiazzante.

Il regista polacco sale in cattedra e racconta con rigore da storico e sensibilità da narratore la lotta di un uomo contro un’intera nazione. Dreyfus, degradato e condannato all’ergastolo all’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania il 5 gennaio 1895, sostenne fortemente la sua innocenza: il suo caso e la sua storia ebbero una notevole risonanza mediatica e divisero fortemente la Francia, tra chi ne sosteneva l’innocenza e chi lo riteneva invece colpevole. Polanski mette da parte allucinazioni perverse e fantasie psichedeliche per attenersi esclusivamente alla Storia, ai fatti così come sono accaduti e come sono stati tramandati; fatti perduti nella memoria collettiva che si collegano intimamente con temi di profonda attualità, considerata l’odierna e preoccupante esacerbazione nei confronti di qualsiasi forma di diversità.

Molte delle dinamiche che sono dietro il sistema persecutorio mostrato del film sembrano essere particolarmente familiari a Polanski, che gioca abilmente con gli spazi al fine di definire in maniera cristallizzata qualsiasi illuminante nuova scoperta, anche il più infimo dettaglio, tralasciando a volte il pathos in favore dello schematismo narrativo più intransigente, ma permettendo sempre allo spettatore di osservare con stupore e anche disprezzo la determinazione nel negare l’evidenza e nel condannare ingiustamente.

A vestire i panni di Alfred Dreyfus troviamo Louis Garrel, che volontariamente sacrifica la sua beltà per restituire al meglio tutto il patimento di un uomo che ha lenito angoscia e solitudine. Al suo fianco, il premio Oscar Jean Dujardin nei panni di un incredibile e misurato Georges Piquart, ufficiale dell’esercito francese che dopo la condanna all’esilio di Dreyfus venne promosso a capo della Sezione di statistica, la medesima unità del controspionaggio militare che aveva mosso le accuse contro l’uomo; intento a scoprire la verità ad ogni costo, Piquart smaschererà una pericolosa spirale di inganni e corruzione, arrivando a diventare un bersaglio per i suoi stessi superiori e mettendo a repentaglio non solo la sua brillante carriera militare ma anche la sua stessa vita.

L’Ufficiale e la Spia è la prova che dalle grandi storie possono nascere grandi film. Roman Polanski regala al pubblico un’opera rigorosa e affascinante mascherata da inchiesta affilata e incalzante su una pagina della storia europea terribile e incresciosa. Polanski chiede allo spettatore un sforzo concentrativo tremendo al fine di guidare chi osserva in un percorso di approfondimento dai rimandi accademici che getta luce su una vicenda che in pochi ricordano e che i più ignorano e che sicuramente merita di essere riscoperta.

Guarda il trailer de L’Ufficiale e la Spia

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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