Men in Black: International, recensione del film con Chris Hemsworth e Tessa Thompson

scritto da: Stefano Terracina

Gli “uomini in nero” sono tornati. Dimenticate, però, Will Smith e Tommy Lee Jones, perché a dare la caccia ai peggiori alieni dell’universo c’è adesso la coppia formata da Chris Hemsworth e Tessa Thompson, che il pubblico ha già avuto modo di ammirare fianco a fianco nell’Universo Cinematografico Marvel (prima in Thor: Ragnarok e poi in Avengers: Endgame).

In Men In Black: International, Hemsworth interpreta l’agente H, famoso tra gli “uomini in nero” tanto per il suo eroismo quanto per la sua arroganza, che molti anni prima aveva salvato il pianeta da una pericolosissima minaccia aliena. La Thompson, invece, interpreta l’agente M, una ragazza che da piccola aveva avuto un buffo e tenero “incontro ravvicinato del terzo tipo”. M si ritroverà a lavorare con l’Agente H quando entrambi verranno chiamati a fronteggiare la più grande minaccia di sempre: una talpa all’interno dell’organizzazione “Men in Black”.

Men in Black: International (qui il trailer italiano ufficiale) è un reboot a tutti gli effetti, che prova a fare breccia nel cuore della generazione 2.0 svincolandosi dai film realizzati da Barry Sonnenfeld a cavallo tra gli anni novanta e duemila (il primo risale al 1997, l’ultimo al 2012); di fatto, i collegamenti con i precedenti capitoli – fatta eccezione per il ritorno della sempre sfavillante Emma Thompson nei panni dell’agente O – sono praticamente inesistenti.

men in black international

Men in Black: International con Chris Hemsworth e Tessa Thompson dal 25 luglio al cinema

Una vera e propria tabula rasa quella orchestrata da F. Gary Gray (regista di Straight Outta Compton e Fast & Furioius 8), che azzera quanto seminato narrativamente e visivamente da Sonnenfeld in precedenza per provare a costruire un nuovo “universo cinematografico”, con nuovi toni e nuove dinamiche attraverso l’introduzione di nuovi agenti, nuove minacce e nuove razze aliene che si muovono in contesti palesemente ispirati a quelli dei film della Marvel (del resto, anche il nuovo Men in Black è liberamente ispirato ai fumetti della Casa delle Idee realizzati da Lowell Cunningham).

La sceneggiatura firmata a quattro mani da Art Marcum e Matt Holloway, però, ci restituisce una storia fin troppo convenzionale, dalla struttura spaventosamente elementare e dal ritmo inspiegabilmente piatto, che non riesce ad attrarre in alcun modo lo spettatore, con personaggi statici che vengono ingabbiati in situazioni dai risvolti scontati e prevedibili. Probabilmente, l’errore più grande del film – che è tutto tranne quello che realmente dovrebbe essere, ossia un action fantascientifico dai toni scanzonati – è quello di non riuscire in neanche un’occasione a sfruttare al meglio né l’alchimia tra i due protagonisti né la comprovata e adorabile verve comica di Chris Hemsworth, emersa invece al suo meglio in pellicole quali Come ti rovino le vacanze e Ghostbusters.

Neanche la regia di F. Gary Gray riesce a risollevare le sorti del film: al contrario, il regista americano si limita a portare a casa un compito quasi sicuramente imposto, adagiandosi su soluzioni didascaliche e rinunciando a qualsiasi tipo di guizzo, senza restituire allo spettatore quel senso di meraviglia che aveva invece fatto la fortuna del franchise originale. Le scene d’azione non sono né spettacolari né esaltanti; più in generale, l’intero comparto tecnico – inclusa la massiccia CIG – risulta essere tutt’altro che a regola d’arte.

La sensazione è che la Sony abbia voluto rilanciare un marchio fidelizzato per cercare di catturare un pubblico più giovane del previsto ed espandere il più possibile – anche in termini geografici – un universo pop dal potenziale sconfinato: alla fine della fiera, però, non ha fatto altro che renderlo simile ad una precisa realtà cinematografica ben più collaudata, lasciando apparire Men in Black: International non come un film divertente e appassionante, ma soltanto come l’ennesimo dimenticabile riavvio di un vecchio franchise aggiornato a questi pazzi tempi moderni, al grido – ormai irrefrenabile – di “Girl Power” e “Politically Correct”.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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