Momenti di Trascurabile Felicità, recensione del film di Daniele Luchetti con Pif

scritto da: Ludovica Ottaviani

Momenti di Trascurabile Felicità è il nuovo film diretto da Daniele Luchetti che, dopo Io Sono Tempesta, sceglie di tornare sul grande schermo adattando due romanzi scritti dallo sceneggiatore Francesco Piccolo (Momenti di Trascurabile Felicità – come il titolo del film – e Momenti di Trascurabile Infelicità). Un’operazione rischiosa in partenza, ma che si è rivelata a tutti gli effetti come un azzardo vincente aperto a suggestive sperimentazioni e contaminazioni.

Il film, in uscita il 14 marzo grazie a 01 Distribution, vede protagonista la coppia costituita da Pif e dalla cantante Thony nei rispettivi panni di Paolo e Agata; a fianco ai due, siciliani DOC, troviamo un attore raffinato e impeccabile come Renato Carpentieri che qui si cala negli improbabili panni di un impiegato… paradisiaco.

Cosa fareste se vi restasse da vivere solo 1 ora e 32 minuti? Vi basterebbe per fare i conti con i punti salienti della vostra vita, per celebrare le piccole banalità quotidiane che in un momento simile assumono contorni completamente diversi, lette sotto una nuova luce? Tante domande affollano la mente di Paolo (Pif), morto improvvisamente dopo un incidente e giunto al capolinea definitivo della propria esistenza secondo i conteggi del Paradiso. Ma se qualcuno avesse, involontariamente, commesso un errore? A Paolo viene così concessa un’ultima buona occasione per stare insieme ai due figli, agli amici e alla moglie Agata (Thony), passando in rassegna la propria vita.

Momenti di Trascurabile Felicità (qui il trailer ufficiale) è una commedia dotata di un pregio meraviglioso, soprattutto di questi tempi: in un periodo in cui si rincorre ininterrottamente il clamore mediatico ad ogni costo, oppure si gareggia su chi “fa la voce più grossa” e più rumore possibile, la dramedy agrodolce firmata da Luchetti è delicata, leggera, caratterizzata da un tocco gentile e da toni sommessi.

Partendo da una premessa narrativa che strizza l’occhio al “Lubitsch Touch” de Il Cielo Può Attendere, Luchetti e Piccolo ne firmano un involontario adattamento italiano, che finisce per trasformarsi in un affresco brulicante di vita in bilico tra quotidianità e struggente malinconia, identificandosi come un’elegia delle piccole cose.

Per 93 minuti lo spettatore assiste al racconto personale, interiorizzato e soggettivo del protagonista Paolo; ne segue i passaggi logici, i ragionamenti bislacchi, le domande surreali; vede attraverso gli occhi dell’uomo gli errori commessi da quest’ultimo senza però mai giudicarlo, anzi finendo per identificarsi completamente con questo personaggio “umano, troppo umano” proprio perché fragile, tenero, irresponsabile, normale.

Nonostante la difficoltà – a detta dello stesso regista e dello sceneggiatore – di adattare per il grande schermo due romanzi che in apparenza non raccontano nessuna storia, Momenti di Trascurabile Felicità nella propria semplicità lineare cerca di raccontare “la storia di tutte le storie”, quella di un’esistenza qualunque che si trasforma nel riflesso delle nostre stesse esperienze di vita.

Dopo aver creato una premessa così dirompente nei primi minuti del set up del film, ciò che accade in seguito può apparire come una sequenza concatenata d’episodi di vita vissuta, una serie di errori collezionati e reiterati nel corso degli anni, una sorta di “eterno giorno della marmotta” nel quale si rivivono banalità varie ed eventuali fino all’epilogo. Ma la vera forza della commedia è nei non detti, nella riflessione malinconica che incrina il sorriso per la durata del lungometraggio facendo sorgere in ogni spettatore la domanda: “E se accadesse anche a me?

Momenti di Trascurabile Felicità riesce anche a costruire due mondi distanti, distinti e ben definiti nei quali far accadere le peripezie dei personaggi: al Paradiso intriso di burocrazia e logiche da impiegati di Stato, fa da controcanto una Palermo struggente e calda, malinconia terra abitata da una saudade lontana e inspiegabile ben evocata dalle presenze, perfettamente in parte, di Pif e Thony.

Guarda il trailer di Momenti di Trascurabile Felicità

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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