Noi, recensione del nuovo film di Jordan Peele con Lupita Nyong’o

scritto da: Stefano Terracina

In seguito all’uscita di Scappa – Get Out, Jordan Peele è stato battezzato a gran voce come il nuovo autore di riferimento del genere thriller/horror. In effetti, l’opera prima del regista e sceneggiatore americano contiene al suo interno diversi spunti davvero molto intriganti, sviluppati con acume e intelligenza, che permettevano al film stesso di uscire fuori dagli schemi del genere di riferimento per proporsi come qualcosa di più profondo e stimolante del tradizionale intrattenimento accademico.

Alla base di Scappa – Get Out c’era la satira, la critica mordace verso una nazione – gli Stati Uniti d’America – che ama decantare la difesa dei diritti individuali (quindi non solo civili!), ma che forse in materia avrebbe ancora tanto da imparare. Le contraddizioni alla base della “democrazia più bella del mondo” sono nuovamente la benzina forte della secondo opera di Peele, Noi, che arriva finalmente nelle sale italiane dal prossimo 4 aprile, trascinandosi tutta una serie di aspettative più o meno considerevoli, soprattutto dopo l’enorme successo ottenuto in madrepatria.

Noi, il nuovo thriller/horror di Jordan Peele, dal 4 aprile al cinema

Ancora una volta, Jordan Peele riesce a camuffare con ragguardevole maestria le infinite sfumature della moderna società americana dietro le apparenti regole di un genere codificato – il thriller/horror, appunto! -, dimostrandosi non solo umile debitore di tutto il grande cinema che lo ha preceduto (Hitchcock, Kubrick e Spielberg su tutti), ma anche fiero e convinto portavoce di un talento nuovo, fresco e ampiamente riconoscibile, in grado di non soccombere ai numerosi riferimenti che possono imbastire un racconto né di attestarsi al riparo delle proprie ossessioni, ma capace di mettere in piedi un rompicapo affascinante, contorto, a tratti sconvolgente.

Il tema centrale del film è chiaramente il doppio, topos che fin dalla notte dei tempi ha stimolato le più brillanti menti non solo dell’industria cinematografica e che Peele riesce a piegare al proprio volere facendolo diventare metafora tanto inquietante quanto brulicante di oppressione, disuguaglianza, minoranza. I doppelgänger di cui si parla nel film non sono i nostri gemelli maligni: sono la parte di noi che vive nell’ombra, quella dimenticata, emarginata dal resto mondo e segnata dalla follia e dalla violenza. Il riflesso di un’ingiustizia primitiva e insanabile che schiaccia come tanti piccoli insetti gli emerginati e i dimenticati spingendoli poi ai confini delle province, dei ghetti, addirittura del sottosuolo, quando basterebbe un’unica grande occasione per dimostrare che il Sogno Americano – quello che la nostra parte quotidianamente esposta alla luce del sole, seduta sui gradini più alti della società, crede di aver conquistato solo e soltanto con le proprie forze – può essere davvero alla portata di tutti e non rappresentare un’utopia, una chimera.

Una parabola che attinge a piene mani dalla cronaca, dalla religione, dalle leggende metropolitane e dalla paranoia xenofoba, nella quale Peele addensa tutto l’astio e il livore di quei gruppi abbandonati e rinnegati, di tutti coloro che da quel Sogno Americano sono stati ingannati e non appagati, corpi senza identità perfettamente incarnati dalla figura di Red, il “doppio” della protagonista Adelaide, una Lupita Nyong’o in assoluto stato di grazia, che si sdoppia senza alcuna paura per servire una storia complessa e stratificata, pienza zeppa di riferimenti socio-culturali che permettono di rileggere la realtà in maniera lucida e spietata, regalando al pubblico una/due performance magistrale/i.

Jordan Peele sa come deliziare lo spettatore, alternando il senso d’inquietudine che pervade tutta la pellicola con toni beffardi dal gusto estremamente raffinato che non fanno altro – in realtà – che aumentare per contrasto il turbamento generato dalla riflessione profonda e quanto mai attualmente che Peele veicola attraverso quello che, solo all’apparenza, potrebbero sembrare con il più innoquo degli home invasion. Invece Noi (qui il trailer italiano ufficiale) è molto più di questo: è l’ormai palese testimonianza di quanto la macchina da presa rappresenti per Peele il più potente degli strumenti che si possano avere a disposizione per indagare la complessità del reale e le mostruose contraddizioni di un mondo in cui – forse – non c’è più bisogno di avere paura degli altri… basta semplicemente guardarsi allo specchio!

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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