Pet Sematary, recensione del nuovo adattamento del romanzo di Stephen King

scritto da: Stefano Terracina

Tra pellicole in uscita, produzioni attualmente in corso e progetti che vedranno la luce nel futuro immediato, la fervente smania di portare (o di riportare, in alcuni casi) le opere di Stephen King sul grande schermo sembra essere ormai diventata incontrollabile. Tutti vogliono far rivivere  le macabre e inquietanti storie del maestro del brivido, non importa se si tratti del cinema o della televisione.

L’obiettivo è quello di continuare a far durare nel tempo l’eredità del celeberrimo scrittore statunitense, restituendo nuovo appeal a quelle pagine che hanno tenuto col fiato sospeso milioni di lettori in tutto il mondo e che potrebbero catturare l’attenzione di neofiti del prolifico autore, sortendo così l’effetto contrario proprio grazie ai sopracitati adattamenti.

Questa volta, a vent’anni dalla prima trasposizione cinematografica firmata dalla regista Mary Lambert (nota in Italia col titolo Cimitero Vivente), a tornare sul grande schermo è Pet Sematary, romanzo scritto da King nel 1983, ispirato a sua volta ad un breve racconto horror di William Wymark Jacobs, “The Monkey’s Paw“.

Più che un nuovo adattamento del romanzo, però, il film diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer (registi di Starry Eyes) si rivela essere a tutti gli effetti un remake più o meno esplicito della pellicola del 1989 dal momento che, proprio come accadeva nell’originale, anche in questo caso molti elementi della trama vengono cambiati, ridotti o addirittura tagliati. Chi sperava, dunque, in un adattamento fedele all’opera originale resterà purtroppo deluso.

Pet Sematary, il nuovo adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, dal 9 maggio al cinema

Pet Sematary (qui il trailer italiano ufficiale) racconta la storia del dottor Louis Creed (interpretato da Jason Clarke) che, dopo essersi trasferito da Boston in una zona rurale del Maine con la moglie Rachel e i suoi due figli Ellie e Gage, scopre un misterioso “cimitero degli animali” nel bosco vicino alla sua nuova casa.

Quando una tragedia improvvisa colpisce l’intera famiglia (Ellie muore travolta da un camion in transito lunga la strada adiacente l’abitazione), Louis si rivolge all’anziano ed ambiguo vicino, Jud Crandall (John Lithgow), il quale lo conduce al di là del “cimitero degli animali”, alla scoperta di un antica necropoli indiana che avrebbe la capacità di riportare in vita i morti.

La storia è la medesima, fatta eccezione per quell’unico e neanche tanto impressionante cambiamento rispetto al romanzo e al film della Lambert che arriva proprio a metà del nuovo adattamento e che – stranamente – era già stato anticipato nel primissimo trailer ufficiale: a tornare dal mondo dei morti non è il piccolo Gage, ma bensì la sorella Ellie.

Un rovesciamento della struttura narrativa che avrebbe potuto sicuramente giovare alla drammatizzazione, offrendo nuovi disturbanti scenari soprannaturali e nuove catastrofiche dinamiche familiari, ma che alla fine non aggiunge nulla di particolarmente sorprendente o innovativo ad un racconto che ambisce – una volta raggiunto il suo turning point – ad essere autonomo e indipendente rispetto all’originale letterario.

Nella prima parte del nuovo Pet Sematary, Kölsch e Widmyer costruiscono un’atmosfera abbastanza inquietante e minacciosa, pur servendosi di tutti gli elementi tipici del genere horror e affidandosi ad una regia poco incisiva. La premessa risulta intrigante e coinvolgente, anche grazie alle sequenze che hanno come protagonisti i personaggi di Victor Pascow e di Zelda, che fortunatamente non sono stati sacrificati.

Nella seconda parte, però, i temi cardini dell’opera kinghiana – ossia il dolore per la perdita di un figlio o, più in generale, di una persona cara e la follia e la disperazione nella quale possiamo sprofondare in seguito ad un lutto – non vengono per nulla sviscerati e lo stravolgimento narrativo che riguarda il personaggio di Ellie dà vita ad una sequela di avvenimenti raccontati con estrema superficialità e frenesia, dai toni involontariamente parodistici.

Nel corso degli anni sono stati davvero pochi gli adattamenti tratti dalle opere di Stephen King che siano stati lodati o che siano riusciti a catturare – impresa difficilissima, bisogno ammetterlo! – la vera essenza dei romanzi. Tali adattamenti si contano davvero sulle dita di una mano e purtroppo il nuovo Pet Sematary non fa eccezione, fallendo nel tentativo di restituire allo spettatore tutta l’angoscia e la disperazione – e naturalmente anche tutto il terrore – delle pagine partorite dalla fervida mente di King.

Le licenze poetiche che gli sceneggiatori hanno scelto di concedersi non hanno chiaramente giovato alla riuscita finale del film, che risulta manchevole di emozioni palpitanti ed autentiche, confinandosi da solo alla stregua di un horror votato al puro intrattenimento usa e getta, e che lascerà ben poco nell’animo dello spettatore, più incredulo che realmente turbato o spaventato  una volta uscito dalla sala.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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