Pokémon – Detective Pikachu, recensione del live action dedicato ai Pokémon

scritto da: Gabriele Landrini

Che Pokémon – Detective Pikachu rappresenti un’assoluta novità per il mondo dei piccoli Pocket Monsters non è certo una sorpresa. Il franchise dei Pokémon, nato nel 1996 dalla mente di Satoshi Tajiri, annovera nel proprio repertorio quasi novanta videogiochi per console Nintendo, diverse applicazioni per cellulare (tra cui la chiacchieratissima Pokemon GO!), un anime diviso in sei serie – dieci, per il mercato italiano – e composto da più di 1000 episodi, ventuno lungometraggi d’animazione, un film in CGI in prossima uscita e una mole pressoché infinita di merchandising.

A tutto questo, sembrava però – almeno fino ad ora – mancare una pellicola in live action: a più di vent’anni dalla nascita, Pokémon – Detective Pikachu (qui il trailer italiano ufficiale) rappresenta infatti il primo prodotto cinematografico realizzato con attori in carne ed ossa e, di conseguenza, la prima produzione hollywoodiana che vede i teneri mostriacciatoli animati prendere realmente vita grazie alla computer grafica. A ogni modo, come lascia presumere il titolo, la storia scelta per il grande schermo è quella dell’omonimo videogioco pensato per Nintendo 3DS.

Abbandonate le lotte che hanno reso celebre l’anime, il lungometraggio di Rob Letterman preferisce quindi seguire le vicende di Tim Goodman (Justice Smith), un ragazzo diverso dagli altri che, nonostante viva in un mondo popolato da Pokémon, non sembra affascinato dalle portentose creature. La sua vita cambia improvvisamente quando gli comunicano che il padre, un importante investigatore privato, è morto in un misterioso incidente stradale. Recatosi nell’appartamento del genitore, Tim si trova però davanti uno strano Pikachu, con cui sorprendentemente riesce a comunicare. I due inizieranno un’avventura che li porterà a scoprire un’inaspettata verità…

detective pikachu

Pokémon – Detective Pikachu uscirà nella sale italiane il 9 maggio

Bizzarro e pieno d’azione, nell’insieme Pokémon – Detective Pikachu non delude le aspettative, portando sullo schermo con il giusto realismo quello che i fan da anni desiderano: una storia con protagonisti assoluti i Pokémon. Soprattutto nella sua prima parte, la narrazione è infatti funzionale e perfettamente dedita ad intrattenere, apparendo ben calibrata e ricca di easter egg che potrebbero piacere ai fan più incalliti. Anche l’inserimento di alcune figure chiave del mondo creato da Tajiri – come un ragazzo dalle fattezze di Red o alcuni Pokémon molto celebri come Charizard e Mewtwo – risulta sicuramente vincente.

Da un punto di vista precisamente cinematografico, non mancano tuttavia alcune pecche stilistiche che, pur passando nell’insieme in secondo piano, traspaiono inesorabilmente nella seconda parte del lungometraggio. Oltre alla storia, meno riuscita nella parta conclusiva, un’occasione sprecata è sicuramente data dalla regia, molto interessante all’inizio e successivamente piegatasi alle logiche del puro intrattenimento: in un primo momento, le atmosfere e le scenografie restituiscono sapientemente (e sorprendentemente) un’estetica da neo-noir dal sapore post-moderno, che però poi gradualmente si perde a favore di uno stile più tradizionale e canonico.

Buona è al contrario la caratterizzazione dei protagonisti. Se Justice Smith convince nel ruolo del ragazzo sensibile ma combattivo, il vero mattatore della pellicola è – e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo! – l’elettrico Pikachu. Tenero quando necessario, spassoso ogni volta che serve e adorabile sempre e comunque, il piccolo mostriciattolo giallo è infatti un vulcano pronto a esplodere e conquisterà grandi e piccini, fan e neofiti, che nulla potranno contro la sua dolcezza e la sua verve (anche grazie a un doppiaggio che nulla ha da invidiare alla voce originale di Ryan Reynolds).

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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