Red Joan, recensione dello spy drama con Judi Dench

scritto da: Ludovica Ottaviani

Red Joan è la nuova spy-story melodrammatica che segna il ritorno, sul grande schermo, di un’icona del cinema come l’attrice premio Oscar Judi Dench nei panni di una madre, amante, moglie ma soprattutto spia che tradì il proprio paese pur di mantenere la pace. Al fianco della Dench, diretta qui dal regista Trevor Nunn, troviamo anche Sophie Cookson, Stephen Campbell Moore e Tom Hughes a completare il cast.

Nel 2000 la tranquilla vita di pensionata di Joan Stanley viene bruscamente sconvolta dall’MI5 che la arresta con l’accusa di spionaggio e alto tradimento ai danni della Corona: avrebbe consegnato segreti militari all’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel serrato interrogatorio che segue l’arresto emergerà, dopo oltre 40 anni, la vera identità del famoso “Agente Lotto”, ma soprattutto, le ragioni che la mossero a tradire.

Cambridge 1938. Joan, studentessa di fisica, si innamora dell’affascinante Leo Galich, giovane comunista, che le farà vedere il mondo sotto una nuova luce. Assunta poco dopo in una struttura di ricerca nucleare top secret, durante la Seconda Guerra Mondiale, Joan si rende conto che la distruzione totale sta divenendo pericolosamente attuale. Quale prezzo pagheresti per la pace? Joan deve scegliere se tradire il proprio paese ed i propri affetti oppure salvarli.

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Red Joan, spy drama con Judi Dench, dal 9 maggio al cinema

Red Joan, ispirato alla storia vera di quella che è stata ribattezzata “Nonna Spia”, parte da un’accattivante idea larger than life; ma è proprio nel dipanare il bandolo della matassa dell’intricata vicenda che il regista non riesce a conquistare il plauso complessivo del pubblico, al quale regala una lunga – e a tratti tediosa – spy-story fin troppo convenzionale e scontata, priva di guizzi di genio, ingabbiata in una resa formale e “morale” fin troppo datata.

Ambientata durante il secondo conflitto mondiale, la storia presenta un tradizionale gioco di spie coinvolte in continui rimandi di specchi, riflessi e bugie: nessuno è chi dice veramente di essere e ognuno ricopre più di un ruolo sul palcoscenico della vita. Se lo spunto interessante riguarda il presente, con l’ormai anziana Joan costretta a confessare ma soprattutto a cercare di spiegare – alla polizia, ai servizi segreti, a suo figlio e all’intera nazione – i buoni motivi che l’hanno spinta a compiere l’insano tradimento del proprio paese, è proprio l’intera vicenda narrata in flashback ad essere fiacca e a rincorrere freneticamente un ritmo che stenta a trovare.

Le “giovani promesse” che interpretano Joan e i suoi colleghi universitari/amici/spie “della Domenica” non hanno quel carisma necessario per trasformare la storia di Red Joan in un’ammaliante – quanto classico – film di spionaggio; Trevor Nunn necessariamente vira sui toni del melò, focalizzando l’attenzione sui conflitti umani che smuovono l’animo della giovane donna, divisa – e combattuta – tra amore, desiderio, fedeltà alla Corona Britannica e a un’ideale ben più nobile.

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È Judi Dench la vera leonessa del film la quale, con il suo atteggiamento fragile da anziana donna indifesa, lo sguardo enigmatico e la tempra d’acciaio, restituisce sul grande schermo tutto il tormentato contrasto che da sempre agita la ragione e il sentimento, nobilitando una storia vera – e una figura – che poteva catturare ancor di più l’attenzione se solo fosse riuscita ad abbandonare i tradizionali topoi del genere, superandone i rigidi confini e il linguaggio – estetico, figurativo e cinematografico – che da sempre anima determinati cliché nel mondo della settima arte.

Red Joan (qui il trailer italiano ufficiale) prova a lasciare, nell’eredità morale della memoria collettiva, una nuova figura d’eroina tragica, di spia al femminile condizionata dalle ragioni del cuore e dell’etica: nonostante le fragilità che lo trasformano in un Golem dai piedi d’argilla, il film può contare sul magnetismo naturale della sua protagonista, una Dench che richiama subito alla memoria la sua celebre interpretazione nei panni della Regina Elisabetta in Shakespeare in Love, quando conquistò un Oscar per un ruolo della durata di appena otto minuti.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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