Remi, recensione del film tratto dal classico per ragazzi di Hector Malot

scritto da: Ludovica Ottaviani

Remi è il nuovo film diretto da Antoine Blossier che segna il ritorno, sul grande schermo, del classico per ragazzi scritto nel 1878 da Hector Malot e che è diventato nel tempo – complice anche l’omonimo anime – un cult per intere generazioni.

Per questa versione live action presentata in Italia durante l’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma e distribuita dal 7 febbraio nelle sale grazie a 01 Distribution, Blossier ha scelto di affiancare al giovanissimo protagonista Maleaume Paquin un cast di attori noti in Francia come Virginie Ledoyen, Jacques Perrin, Ludivine Sagnier, Jonathan Zaccai e infine Daniel Auteuil, famosissimo attore che torna al cinema in una storia narrata a misura di bambino.

Il film racconta le avventure di Remi e la sua vita al fianco del musicista girovago Vitalis e dei suoi inseparabili compagni: il fedele cane Capi e la scimmietta Joli-Couer. Insieme attraverseranno uno straordinario ed emozionante viaggio attraverso la Francia, fatto di incontri e nuove amicizie che porteranno il giovane protagonista a scoprire il mistero sulle sue vere origini.

remi

Remi, nelle intenzioni dichiarate dal regista Blossier stesso, cerca di recuperare la freschezza narrativa delle opere immortali di Steven Spielberg, ricreando a tavolino quella formula – basata sul delicato equilibrio tra infanzia ed entrata nel mondo adulto – che ha segnato la fortuna della cinematografia anni ’80 del regista americano.

Il prodotto finale più che a Spielberg, però, sembra puntare all’atmosfera e alle suggestioni dei romanzi di Charles Dickens: non solo per via di alcune location – la Londra ottocentesca dei bassifondi nella quale finisce il piccolo Remi alla ricerca delle proprie origini – ma per quello sguardo affettuoso e severo, che difficilmente patteggia con il bambino – in una vera e propria focalizzazione zero – finendo per mostrare, sullo schermo, le rutilanti avventure dello sventurato impegnato ad affrontare le difficoltà della crescita.

Remi è un romanzo che risente degli anni, rimanendo a tutti gli effetti figlio de suo tempo; il film, fedele tanto alla versione letteraria quanto pure all’iconografia creata dall’Anime, si presenta come un racconto di formazione per immagini e suggestioni, coadiuvato dalla potenza di sentimenti ed emozioni immortali sempre pronte a fare breccia nel cuore degli spettatori d’ogni età.

Remi di Antoine Blossier dal 7 febbraio al cinema

Nonostante il romanzo sia destinato al pubblico dei più giovani, il film conserva uno sguardo oscuro e maturo vicino agli adulti e alla malinconia che spesso li pervade, finendo per risultare quindi più appetibile per un pubblico maturo, pronto ad affrontare con un altro tipo di atteggiamento le drammatiche avventure vissute dal bambino, dal suo abbandono da parte dei genitori naturali, attraversando la meschinità del padre adottivo Barberin fino alla bontà incontenibile del maestro Vitali, il suo salvatore.

Vitali – interpretato da Auteuil – è figura salvifica e pronta al sacrificio; pronto a tutto per riscattarsi, attraverso un atto d’amore estremo, dagli errori compiuti in passato ma soprattutto dagli atti mancati sfumati, le cui conseguenze si ripercuotono ancora sul presente. Il film di Blossier gode della meraviglia estetica del cinemascope, che ne amplia i paesaggi trasformando le scene in brulicanti arazzi che immortalano frammenti di vita di un altro secolo, istantanee su mondi che non torneranno più ma che hanno ormai ridefinito il nostro immaginario.

Remi (qui il trailer italiano ufficiale) cita tutto il cinema che lo ha preceduto, da Spielberg alle atmosfere dark della Londra della saga di Harry Potter, cercando al contempo di trovare una propria cifra stilistica autonoma e accattivante, senza mai dimenticare le fonti di partenza che lo hanno influenzato e definito, colto nel continuo sforzo di aggiornare una storia tipicamente ottocentesca per il gusto degli spettatori contemporanei.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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