Se la Strada Potesse Parlare, recensione del nuovo film di Barry Jenkins

scritto da: Stefano Terracina

La strada di una città è testimone involontaria e inanimata della bellezza che circonda il mondo: la nascita di un’amicizia, il fiorire di un amore, la ricerca incessante di un luogo da poter chiamare casa, la realizzazione di sogni che credevamo impossibili e che lentamente prendono forma grazie al nostro coraggio.

Al tempo stesso, però, la strada è anche testimone della bruttezza e dello squallore che aleggia nel mondo: stupri, atti di violenza e razzismo, crimini che restano impuniti ed altri dei quali vengono ritenuti ingiustamente colpevoli persone che con quel lato così oscuro ed orribile della vita non hanno nulla a che fare.

Il quartiere di Harlem, Manhattan, è crocevia tanto affascinante quanto pericoloso in cui si fondono i sogni e le speranze della diciannovenne Tish e del suo fidanzato Alonzo, detto Tonny. Uniti da sempre, i due ragazzi sognano un futuro insieme.

In quello stesso luogo, però, convergono anche tutte le dinamiche razziali di un’America ancora vittima della sua incapacità di accettazione e comprensione, chiusa nella sua presunzione e inghiottita nella sua aleatoria supremazia bianca. Proprio questo odio incondizionato nei confronti degli afroamericani porta Fonny ad essere arrestato con l’accusa di stupro, crimine che in realtà non ha mai commesso: l’unica colpa del giovane aspirante scultore è quella di essere nato con la pelle “nera” in un mondo che fatica – ancora oggi – ad accettare il diverso.

Fonny viene incarcerato proprio quando Tish scopre di essere incinta. Senza più l’amore della sua vita al suo fianco, la ragazza dovrà affrontare un’inaspettata gravidanza da sola, supportata dalla sua famiglia e dalla sua forza interiore, senza mai perdere la speranza di poter finalmente vivere la vita che ha sempre sognato.

Se la Strada Potesse Parlare di Barry Jenkins dal 24 gennaio al cinema

Il regista Premio Oscar Barry Jenkins torna alla regia dopo il successo di Moonlight adattando per la prima volta il romanzo di James Baldwin del 1947 dal titolo “If Beale Street Could Talk“. Il risultato è un lavoro meticoloso che stilisticamente ricorda molto l’opera precedente di Jenkins, con i suoi movimenti di macchina eleganti e i suoi primissimi piani sui volti dei protagonisti.

Come già accaduto nel racconto di formazione di Chiron, anche questa volta procediamo seguendo in punta di piedi una toccante storia d’amore senza tempo raccontata attraverso gli occhi carichi di speranza della dolcissima Tish, l’esordiente Kiki Layne in una prima prova d’attrice assolutamente folgorante.

Barry Jenkins, con il suo consueto sguardo (tanto invadente quanto attento) vicino alla storia e ai personaggi – mai come questa volta tratteggiati in maniera esemplare -, torna a raccontarci uno spaccato doloroso della vita americana in una New York in grado di regalare sogni e speranze, e al tempo stesso di privare l’essere umano di ogni possibilità.

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Alternando passato e presente, quindi portandoci avanti e indietro nella bellissima e tumultuosa storia d’amore tra Tish e Alonzo – dalla nascita del loro amore al rapporto contrastato tra le famiglie dei due, fino agli eventi che hanno condotto all’incarcerazione del ragazzo e oltre -, Jenkins mette in scena con quella delicatezza e intimità tipiche del suo stile narrativo un bellissimo omaggio non solo alle parole nate dalla penna di Baldwin, ma anche ad un’intera comunità che, non solo ieri ma ancora oggi, continua a lottare contro un mondo inclemente e pieno di pregiudizi.

In Se la Strada Potesse Parlare (qui il trailer italiano ufficiale) ogni cosa è fluida, armoniosa, illuminata. Barry Jenkins apre tante piccole finestre temporali su un mondo pieno d’amore ma contaminato dall’odio e dalla supremazia razziale, mostrando – attraverso la forza dell’amore, l’appoggio incondizionato della famiglia e il miracolo della nascita – come l’uomo sia in grado, nonostante tutto, di resistere alle prove della vita.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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