Suicide Squad recensione del film DC di David Ayer

scritto da: Stefano Terracina

Arriva finalmente nelle sale italiane Suicide Squad, l’atteso cinecomic di David Ayer che farà ufficialmente il suo debutto al cinema il prossimo 13 agosto. Il film si colloca idealmente dopo gli eventi di Batman v Superman e racconta di un gruppo di supercriminali (“il peggio del peggio”) reclutati per eseguire una pericolosa operazione clandestina e salvare il mondo da una potente minaccia.

Il fascino esercitato da questo gruppo di antieroi è sicuramente il punto di forza del film. David Ayer, regista di End of Watch e Fury, assembla un gruppo di attori straordinario a cui affida l’arduo ma al tempo stesso spassoso compito di portare sul grande schermo una caterva di personaggi carismatici e alquanto complessi che contribuiscono con le loro storie – anche se in misura diversa – a far sì che il film si mantenga in equilibrio fra comico e drammatico, nonostante una struttura narrativa molto semplice ed essenziale (ma sarà veramente un difetto?).

Suicide Squad recensione del film DC di David Ayer

Sfortunatamente non c’è abbastanza spazio per approfondire tutte queste pittoresche figure. Deadshot (interpretato da Will Smith) e Harley Quinn (Margot Robbie) sono i personaggi sui quali la sceneggiatura (opera dello stesso Ayer) si sofferma di più, rendendo la folle supercattiva innamorata del Joker quello più divertente e affascinante.

Dal canto suo, il sadico e psicotico scellerato risulta a tutti gli effetti una figura marginale piuttosto che un personaggio a se stante, nonostante l’ottima interpretazione di Jared Leto. Anche altri vengono lasciati ingiustamente nell’ombra, su tutti El Diablo (Jay Hernandez) e Captain Boomerang (Jai Courtney), i cui caratteri e trascorsi avrebbero potuto di sicuro arricchire il grande circo bellico messo in scena nel film.

Dove la regia di David Ayer brilla è sicuramente nelle sequenze girate tra le strade della città, che riescono ad offrire uno spettacolo eccitante e godibile. Dove invece il lavoro del regista statunitense risulta meno efficace è nella parte finale, come a ribadire lo spirito sovversivo e ribelle di un prodotto che evidentemente non si cura della coerenza interna, ma che preferisce stordire e confondere con la sua esplosione di colori, il suo gusto visivo vagamente retrò, il montaggio raffazzonato, l’intreccio narrativo fatto di continui sbalzi temporali e la colonna sonora assordante.

Si potrebbe dire che Suicide Squad è croce e delizia: non è la bomba a orologeria che tutti (incluso chi scrive) si aspettavano, ma non è neanche un prodotto da condannare alla gogna. Neanche questa volta la DC è riuscita ad elevare gli standard o le aspettative di un universo che ambisce a diventare potente e ingombrante (almeno in termini economici) come quello Marvel, ma le sensazioni contrastanti che il film lascia alla fine della visione ne rendono un cinecomic che, tra pregi e difetti, risulta difficile amare o odiare in senso unico.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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