Teen Spirit – A un passo dal sogno, recensione del film con Elle Fanning

scritto da: Ludovica Ottaviani

Teen Spirit – A un passo dal sogno è l’accattivante – quanto patinato – titolo dell’opera prima di Max Minghella (The Social Network, The Handmaid’s Tale), che ne firma anche la sceneggiatura e la produzione esecutiva. Dalla collaborazione con i produttori dell’instant cult La La Land nasce l’idea per questo film, incentrato sempre sul ruolo fondamentale della musica nell’esistenza di alcune persone che vedono in essa uno strumento per poter essere, finalmente, se stessi abbracciando il proprio destino.

Dopo essere stato presentato con successo al Toronto Film Festival e prossimo alla presentazione presso il Giffoni 2019, Teen Spirit – A un passo dal sogno arriverà nelle sale italiane dal 29 Agosto; nel cast, spicca la fulgida e sofisticata presenza della protagonista Elle Fanning (Super 8, Maleficent, The Neon Demon), superstar hollywoodiana affiancata dalla veterana Rebecca Hall (The Town, Iron Man 3) e da Zlatko Burić (1864, Montana).

Il film racconta le aspirazioni di un’adolescente e la caparbietà nel realizzarle. La protagonista è Violet, una giovane immigrata polacca di sedici anni, che sogna di fare la cantante e vive da sola con sua madre sull’isola di Wight – una piccola isola al largo della costa inglese. Le due donne hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, ed entrambe soffrono per l’assenza della figura maschile. Ma quando la ragazza scopre che sono aperte le audizioni per il talent show Teen Star, decide contro il volere materno di partecipare nella speranza che sia il punto di partenza per la sua carriera di cantante: raccoglie così la sfida cercando di inseguire ad ogni costo il suo sogno.

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Teen Spirit – A un passo dal sogno con Elle Fanning al cinema dal 29 agosto

Teen Spirit (qui il trailer italiano ufficiale) è la versione pop e patinata dell’eterno archetipo della cenerentola metropolitana: una stella sconosciuta, ma dall’enorme talento, trova il proprio posto nel mondo conquistando la ribalta nonostante gli ostacoli posti lungo il proprio cammino. Minghella, alla sua prima regia, confeziona una fiaba post moderna perfettamente in linea con la millennial culture, dove la conquista della felicità (e della celebrità) passa attraverso il tubo catodico e la partecipazione a un talent.

Elle Fanning, volto etereo e grazia preraffaellita, torna ad essere una perfetta Aurora della grande città, nonostante il film sia ambientato soprattutto sulla selvaggia Isola di Wight; una moderna Sabrina che, abbagliata dalle luci del successo, rischia di perdere di vista i valori fondamentali, gli amici veri ma soprattutto il contatto con se stessa. Ed è proprio questo il cuore della riflessione più profonda, nascosta dietro la patina affascinante e glam della ribalta di fronte alle telecamere: anche la purezza intatta della voce – e delle intenzioni – della giovanissima Violet vengono messe a dura prova dagli squali del successo, dalle luci del palcoscenico, dalle seducenti moine di gatti e volpi nascoste lungo il cammino.

Ma, appunto, proprio come una moderna principessa metropolitana, social e smaliziata, anche la protagonista può contare su “aiutanti magici” che le permettono di restare ancorata alla realtà e al proprio obiettivo, unico “grimaldello” che ha a disposizione per riscrivere il proprio destino. L’eterno schema della fiaba illustrato da Vladimir Propp viene aggiornato alle generazioni più giovani da Minghella, capace così di regalare un moderno classico che non osa ma mescola, con sfacciata sicurezza, le carte di archetipi ancestrali da sempre connaturati al nostro immaginario occidentale.

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Il regista si lascia trasportare dal ritmo dell’indie pop (figurano, nella colonna sonora, canzoni di pop star come Ariana Grande, Elle Goulding, Katie Perry, Robyn, Grimes e una canzone inedita scritta appositamente per il film da Carly Rae Jepsen e Jack Antonoff) realizzando un prodotto perfetto per ammaliare le moderne generazioni pre-teen e teen.

L’estetica da videoclip, sensuale ma rarefatta, involontariamente estatica ed estetizzante, gode anche del ritmo spezzato del montaggio che, pur essendo incalzante, procede per omissioni ed ellissi restituendo il fascino di una storia senza tempo, tradizionale, ma sempre efficace nel veicolare la forza del proprio messaggio: che, nonostante gli ostacoli e le difficoltà , è possibile raggiungere i propri scopi anche a costo di indicibili sacrifici.

L’importante, in ogni situazione, è non perdere mai il contatto con se stessi e con la propria natura, per rimanere sempre coerenti e – nel caso di personaggi esposti all’opinione pubblica – genuini, in contatto con il proprio io e il proprio essere.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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