Un’Avventura, recensione del musical con Michele Riondino e Laura Chiatti

scritto da: Ludovica Ottaviani

Un’Avventura è il titolo della nuova rom-com musicale diretta da Marco Danieli, che questa volta si confronta con un genere prettamente americano – il musical – per orchestrare una storia d’amore larger than life con protagonisti Michele Riondino e Laura Chiatti, che cantano e volteggiano sulle note immortali delle canzoni della coppia Mogol e Battisti.

E proprio su queste note Matteo (Riondino) e Francesca (Chiatti) scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei vuole essere una donna libera, lui vuole diventare un musicista. Francesca gira il mondo per cinque anni, mentre Matteo rimane a scrivere canzoni d’amore. Quando lei torna porta con sé il vento del cambiamento degli anni ’70 fatto di emancipazione, progresso ed evasione. I due si ritrovano e il loro amore rinasce più forte di prima, ma sarà messo a dura prova dagli ostacoli della vita e del cuore.

Un’Avventura rappresenta il tentativo, originale ed italiano, di adattare dei moduli e delle formule tipiche del grande cinema musicale mainstream hollywoodiano per un mercato e un pubblico poco avvezzi come il nostro: il rapporto tra l’Italia e il film musicale è complesso e spesso si è data la precedenza a film di genere con contaminazioni canore (come non citare due cult come Tano Da Morire e Ammore e Malavita?), a musical più ridimensionati per un mercato audiovisivo sprovvisto dei mezzi e dei budget americani, a opere sperimentali (l’opera rock di Tito Schipa Jr. Orfeo 9) e infine ai film incentrati su un cantante e le sue avventure/disavventure, come ben rappresentano i musicarelli in voga negli anni ’60.

un'avventura

Un’Avventura di Marco Danieli dal 14 febbraio al cinema

Il Belpaese culla dell’Opera e del bel canto non è però culla del musical; per cui l’esperimento di Un’Avventura rappresenta quasi un unicum, un tentativo competitivo di aggiornarsi sfidando la tradizione e le difficoltà produttive costruendo ad hoc la più classica delle storia d’amore mai raccontate arricchendola con le parole e le musiche – ri-arrangiate da Pivio e Aldo De Scalzi – di una coppia che ha segnato la storia della nostra musica leggera: quella composta da Mogol (parole) e Lucio Battisti (musica ma soprattutto voce), che hanno segnato in modo indelebile non solo la nostra cultura popolare ma l’immaginario d’intere generazioni d’italiani.

Un’operazione simile su carta si presenta già rischiosa, soprattutto se a sostenerla non c’è una sceneggiatura inattaccabile: quella del film, scritta da Isabella Aguilar, sembra più al servizio dei brani e dei momenti canori, e pur parlando d’amore non riesce a costruire una trama originale finendo per raccontare “una” vita, un melodramma che – parafrasando Hitchcock –  non taglia però fuori anche le parti noiose.

Uno scheletro esile non può che sostenere un gigante dai piedi d’argilla, che mostra come un pavone la propria forza – i numeri musicali che strizzano spesso l’occhio tanto ad altri brani del repertorio Mogol e Battisti, quanto ad altri musical ben più famosi – che non si rivela però all’altezza, accusando il contraccolpo dell’esperimento nel panorama italiano e la mancanza di quei budget faraonici americani che tanto riescono a trasformare le loro opere musicali in opulenti gioielli.

un'avventura

Inseguendo un po’ il mito contemporaneo di La La Land e un po’ la celebrazione (acid) pop di Across The Universe, Un’Avventura (qui il trailer ufficiale), nonostante le fragilità, riesce a solleticare le corde del ricordo e quelle del cuore, soprattutto per la presenza di un repertorio musicale talmente immortale da trasformare la visione del film, spontaneamente, in karaoke collettivo, riportando indietro l’orologio biologico di tutti gli spettatori perché, in fin dei conti, la storia d’amore di Matteo e Francesca è un po’ la storia d’amore di tutti noi, quella più lunga di sempre che intercorre (appunto) tra noi e la nostra memoria emotiva, accarezzata da parole e melodie immortali.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma