Waves, recensione del film di Trey Edward Shults con Sterling K. Brown

scritto da: Stefano Terracina

Dopo due lungometraggi e alcuni importanti riconoscimenti conquistati in giro per il mondo, il giovane e talentuoso Trey Edward Shults torna alla regia con Waves, la sua ultima fatica presentata in anteprima italiana nella selezione ufficiale della 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il carico di aspettative che gravava sul film – che già dalle prime immagini ufficiali ricordava moltissimo lo stile del ben più noto Barry Jenkins (regista premio Oscar per Moonlight) è stato ampiamente ripagato, visto che ci troviamo di fronte ad una vera e propria esperienza cinematografica.

Waves è un film dalla doppia anima, che riflette quanto la vita possa donarci, toglierci e poi donarci ancora, travolgendoci completamente. Un film essenzialmente diviso in due parti, l’una l’esatta conseguenza dell’altra, eppure visivamente e narrativamente molto diverse. La pellicola inizia raccontando la storia di Tyler (Kelvin Harrison Jr.), un giovane afroamericano che sembra avere tutto ciò che un ragazzo della sua età possa desiderare: una famiglia benestante, una sorella molto legata a lui, un padre autoritario ma costantemente presente (interpretato da un sempre meraviglioso Sterling K. Brown), un fisico scultoreo, un posto nella squadra di wrestling del liceo e una fidanzata di cui è perdutamente innamorato. Shults ci trasporta nella vita da sogno di Tyler utilizzando uno stile visivamente dinamico e immergendo letteralmente lo spettatore nella vita apparentemente perfetta del protagonista, servendosi di un ritmo serratissimo e regalando movimenti di macchina inusuali e complessi, ma decisamente affascinanti.

Improvvissamente, la tragedia. La vita di Tyler viene sconvolta da un’avvenimento che cambierà per sempre non soltanto la sua esistenza, ma anche quella della sua famiglia. Ed è qui che Waves si trasforma in qualcos’altro, svelando la sua duplice natura di esperienza cinematografica a tutto tondo, pronta a fotografare la vita nei suoi alti ma soprattutto nei suoi bassi, impartendo in maniera delicatissima tante piccole lezioni che ancora oggi si faticano ad imparare. Il focus si sposta da Tyler a Emily (Taylor Russell), la sorella minore: come si può superare un dolore? Come può una famiglia andare avanti e ritrovare la serenità dopo una tragedia? Il ritmo del film si distende, lo stile visivo diventa meno deflagrante e più incisivo e la parabola autodistruttiva di Tyler lascia il posto ad un’altra storia, una storia di amore e di rinascita.

Tyler ed Emily sono letteralmente le due facce della stessa medaglia: una famiglia unita si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con una tragedia che a poco a poco ne sgretolerà i rapporti tra i singoli componenti. Cosa succede quando tutto va in pezzi? Shults ce lo racconta attraverso un crescendo di tensione drammatica ed emotiva che il regista e sceneggiatore statunitense riproduce abilmente anche sullo schermo, quando l’immagine assume due differenti formati fino a ridursi in 4:3, nel momento in cui il focus della narrazione sta per spostarsi da Tyler ad Emily, a sottolineare una sensazione di disagio che nel bel mezzo del film diventa inevitabile e incontrollabile, fino a quando lo schermo non si dilaterà nuovamente e sia i personaggi che lo spettatore potranno ritornare nuovamente a respirare.

In Waves si celebra la vita: non solo le sue gioie e i suoi dolori, ma soprattutto la sua imprevedibilità. Tutto può cambiare in un attimo e sperare di far tornare le cose come prima richiede uno sforzo costante e quotidiano: è questa la più piccola grande lezione che impariamo da Trey Edward Shults, autore di un’opera folgorante e potentissima, che scava a fondo nell’animo dei suoi personaggi abbracciandone tutte le diverse sfumature e restituendo allo spettatore il ritratto unico e prezioso di una famiglia che aveva tutto e che adesso dovrà ricostruire, giorno dopo giorno, un legame che credeva indissolubile attraverso la forza più potente dell’universo: l’amore.

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Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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