Western Stars, recensione del docu-film di e con Bruce Springsteen

scritto da: Ludovica Ottaviani

Western Stars è il titolo del docu-film diretto da Thom Zimmy e da Bruce Springsteen: il Boss del rock a stelle e strisce si mette in prima persona dietro al timone di questa operazione incentrata sul suo nuovo album dall’omonimo titolo, non limitandosi soltanto ad eseguire dal vivo – e con orchestra – le 13 tracce che lo compongono quanto ad arricchire il tutto con pensieri e riflessioni che lo proiettano, ancora una volta, nell’Olimpo dei poeti moderni che hanno contribuito a ridefinire la moderna pop(ular) culture.

Nel film-documentario, Springsteen non solo esegue live tutti i brani ma affronta anche temi impegnativi come l’amore, la perdita, la solitudine, la famiglia e il passaggio inesorabile del tempo, intervallando il materiale con filmati d’archivio e il racconto in prima persona del Boss stesso. L’opera è stata presentata a RomaFF14 ma uscirà comunque nelle sale il prossimo 2 dicembre.

Bruce Springsteen, buona musica rock, la tradizione americana, il folk che affonda le sue radici nel sincretismo dell’Ovest, nel mito immortale della frontiera: questi sono solo alcuni degli elementi che rendono imperdibile il suddetto prodotto audio-visivo che non si può considerare semplicemente un documentario – sarebbe troppo limitante – bensì un “concept-movie”, un’operazione affine ai concept album dove ogni canzone compone una storia, una narrazione fluida che ha dei protagonisti specifici intorno ai quali viene costruita (e composta) la melodia.

Anche qui, in Western Stars, Springsteen si sceglie un personaggio da interpretare: è il cowboy stanco, il “cavaliere elettrico” da rodeo la cui stella si è ormai offuscata come quello cantato malinconicamente nella traccia omonima – Western Stars, appunto – ma, allo stesso tempo, è anche il ragazzo scappato da una delusione d’amore, saltato in sella alla propria auto verso una nuova avventura nel cuore della Baja California, come racconta in Sundown o in Sleepy Joe’s Café; oppure lo stuntman pronto a provare il brivido del rischio anche in amore (Drive Fast): ogni canzone è un’istantanea che immortala un frammento di vita, e questo frammento si ritrova nel cuore stesso del passato di Springsteen.

western stars

Anche qui, in Western Stars, Springsteen si sceglie un personaggio da interpretare: è il cowboy stanco, il “cavaliere elettrico” da rodeo la cui stella si è ormai offuscata come quello cantato malinconicamente nella traccia omonima – Western Stars, appunto – ma, allo stesso tempo, è anche il ragazzo scappato da una delusione d’amore, saltato in sella alla propria auto verso una nuova avventura nel cuore della Baja California, come racconta in Sundown o in Sleepy Joe’s Café; oppure lo stuntman pronto a provare il brivido del rischio anche in amore (Drive Fast): ogni canzone è un’istantanea che immortala un frammento di vita, e questo frammento si ritrova nel cuore stesso del passato di Springsteen.

La rockstar, attraverso il docu-film, mette a nudo sé stesso scavando nel proprio passato, nelle idiosincrasie che lo hanno sempre accompagnato; affronta le proprie paure con la lucidità dettata dalla saggezza e dall’età; perché alla boa dei settant’anni Springsteen è pronto non solo per un nuovo sound, più vicino alle radici del folk americano, ma a confessarsi con lucida onestà, definendo i contorni dei propri errori commessi nel passato, dialogando con l’occhio meccanico della macchina da presa – e, di riflesso, con lo spettatore voyeur privilegiato – a proposito di grandi temi come l’amore, la famiglia, la paura, la mancanza e la necessità di continuare ad andare avanti.

Al di là dello splendido spettacolo dal vivo che intreccia chitarre acustiche e un’intera orchestra sistemata in un fienile, Western Stars ha l’anima selvaggia di un road movie, come sottolinea la fotografia mozzafiato di Joe DeSalvo coordinata dalla sapiente mano di Zimmy: distese sconfinate, il deserto di Joshua Tree, cavalli selvaggi, auto in corsa e bar di frontiera sono tutti elementi comuni al cinema on the road e Springsteen si trasforma nel perfetto narratore di questo viaggio nell’anima e nelle contraddizioni, disseminando il percorso di profonde riflessioni mentre l’album si dipana sotto gli occhi degli spettatori, facendo vibrare le loro corde emotive.

Western Stars è, a tutti gli effetti, un viaggio: un percorso emotivo compiuto a ritmo di musica, un’ultima cavalcata selvaggia nella mente – e nel cuore – di una grande rockstar che svela a poco a poco frammenti inediti della propria anima e ricordi delle sue vite precedenti, catturati da una risoluzione mozzafiato che alterna dettagli, particolari, campi lunghissimi ed establishing shot degni di un’epopea western per ricostruire il mosaico di una vita, della quale vediamo anche rare immagini di repertorio fornite da Springsteen stesso. Un viaggio ad ampio spettro o, per meglio dire, un’esperienza totalizzante che coinvolge i cinque sensi (vista e udito) e lo spirito.

Guarda il trailer di Western Stars

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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