Doom Patrol, recensione della nuova serie DC targata Prime Video

scritto da: Ludovica Ottaviani

Doom Patrol è la nuova, attesa, serie targata DC Comics che approda sulla piattaforma Amazon Prime a partire da oggi, 7 ottobre: 15 episodi per ripercorrere le insane – quanto straordinarie – gesta dei più improbabili supereroi sulla piazza, un improbabile gruppo di reietti guidati da uno scienziato visionario.

La serie si ispira, chiaramente, all’omonimo gruppo di supereroi dei fumetti creato da Bob Haney e Arnold Drake nel 1963: tutti personaggi che hanno subito gravi incidenti che li hanno lasciati sfigurati o sfregiati ma dotati, allo stesso tempo, di poteri sovrumani. La narrazione di questa prima stagione sarà incentrata su Robotman, Negative Man, Elasti-Girl e Crazy Jane, un gruppo di supereroi guidati dallo scienziato pazzo Niles Caulder (detto Il Capo), che li farà collaborare per proteggere la Terra da misteriosi e apparentemente inspiegabili fenomeni.

Fuori di testa, pop, eccessiva, a tratti comico-grottesca, dotata di un gusto, di uno stile e di un’estetica semplicemente irresistibili: attributi che ben descrivono l’operazione Doom Patrol, lontana da alcuni stereotipi tipici del modello – e rivale – marvelliano ma, allo stesso tempo, forse non abbastanza forte da battere, in totale autonomia, i pregiudizi sul genere.

doom patrol

Dopo una prima visione – relativa però soltanto ai primi due episodi della serie – si ha come la sensazione di ritrovarsi di fronte a degli X-Men sotto acido: il paterno professore invalido (qui interpretato da un magnetico Timothy Dalton); la ragazza con super-problemi dettati da super-poteri, l’outsider burbero appena arrivato che si scopre – involontariamente – eroe del giorno (l’uomo-robot a cui dà vita un ritrovato Brendan Fraser); il complesso e laconico “mutante per caso” (Negative Man, sotto le cui bende si cela Matt Bomer). I membri del Doom Patrol ripropongono uno schema già visto nel primo film della serie di X-Men (per non parlare dei fumetti!), senza aggiungere su questo fronte niente di nuovo – o innovativo – al genere.

Perfino il super cattivo di turno, tale Mr. Nobody (interpretato da Alan Tudyk) parla infrangendo la quarta parete di sicurezza con il lettore/spettatore, proprio come il Deadpool sempre di casa X-Men. I primi due episodi hanno stile da vendere e curiosità da catturare. Tutto trasuda grande stile fin dai titoli di testa: i primi 10 minuti sono talmente potenti e rutilanti da catturare subito l’attenzione dello spettatore e, a livello qualitativo, segnano le vette più alte nella capacità di fondere insieme la spettacolarità del cinema e le potenzialità (infinite) del piccolo schermo.

I protagonisti, questa manciata di supereroi “irregolari”, viene presentata attraverso una serie di flashback che permettono allo spettatore di viaggiare nello spazio e nel tempo (sono infatti ambientati in anni diversi: i ’40, i ’50, gli ’80 e chissà andando avanti con gli episodi quali altri viaggi saranno garantiti); mentre allo showrunner di turno permettono di spaziare attraverso i generi, dando ad ogni singolo flashback un taglio cinematico completamente diverso, un’estetica legata tanto più all’action quanto al noir, al melò e via dicendo, permettono allo spettatore di godere di un’esperienza totalizzante, come se comodamente casa potesse scegliere tra un film di genere e un moderno cinecomic: tanti film, un’unica serie.

doom patrol

La vera perplessità legata a Doom Patrol non nasce tanto dall’eccentricità della confezione, dall’estetica patinata che strizza l’occhio al grande schermo, o dal suo gusto “sopra le righe” che riflette forse una data di nascita collocabile negli anni ’60 (1963) americani della controcultura incalzante quanto del trionfo della pubblicità: la perplessità si annida nel tono improbabile delle situazioni, nella natura apparentemente confusa della sceneggiatura che – a partire dal secondo episodio – sembra voler percorrere sentieri più convenzionali sacrificando quella stravaganza iniziale.

Si ha come la sensazione che, nell’arco di 15 episodi, lo showrunner Jeremy Carver (già dietro la creazione di Supernatural) proverà a dilatare i tempi, rendendoli più rarefatti, scrivendo più episodi di transizione intervallati a momenti gioiello, che contengono a loro volta sequenze visionarie degne di un’esperienza audiovisiva “multi-percettiva”, nella speranza di riportare il prodotto all’interno di più rassicuranti margini di ricezione e fruizione da parte dello spettatore medio.

Guarda il trailer ufficiale di Doom Patrol

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma