Gomorra 4, recensione dei primi due episodi della quarta stagione

scritto da: Stefano Terracina

All’indomani del tragico epilogo della festa sulla barca di Sangue Blu che, alla fine della stagione precedente, aveva decretato l’uscita di scena di Ciro di Marzio e – di conseguenza – lasciato spettatori e appassionati letteralmente col fiato sospeso, Gomorra è pronto ufficialmente a tornare dal prossimo 29 marzo su Sky Atlantic con la quarta stagione, un nuovo ciclio di episodi (12 in totale) che, almeno da quanto mostrato nei primi due, si impegna a rinnovare la cura verso il racconto e la qualità.

Consapevoli di aver dovuto dire addio al personaggio dell’Immortale, uno dei cuori pulsanti della storia narrata nella serie tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano, gli sguardi di quel pubblico che anno dopo anno, stagione dopo stagione, è riuscito a contribuire alla trasformazione di Gomorra in un vero e proprio fenomeno competitivo per la serialità italiana all’interno del mercato delle grandi produzioni mondiali, sono adesso tutti rivolti verso Genny (Salvatore Esposito), l’unico superstite della dinastia dei Savastano che dopo la morte di suo “fratello” si vede costretto a cambiare vita per amore di sua moglie Azzurra (Ivana Lotito) e di suo figlio, il piccolo Pietro.

Genny si reinventa imprenditore per defilarsi – in parte, non del tutto – da quel mondo in cui suo padre, Don Pietro, lo aveva fatto crescere. Decide così di mettere i suoi affari a Napoli nelle mani di Patrizia (Cristina dell’Anna), entrata di diritto tra le fila del clan Savastano dopo aver tradito e ucciso Scianel. Per ristabilire un equilibrio tra le parti, mantenere la pace e scongiurare la guerra – con Sangue Blu che ha riconquistato il regno di suo nonno e i Capaccio che smaniano per allargarsi ai danni di Secondigliano -, Genny e Patrizia decidono di fare affidamento sui Levante, un ramo della famiglia legato a Donna Imma.

Un piano, almeno all’apparenza, destinato a funzionare, che permetterà a Genny di nascondere i tatuaggi sotto completi alla moda, circondarsi della famiglia nella sua villa di Posillipo e provare a creare un’eredità per suo figlio diversa da quella lasciata a lui da Don Pietro.

La quarta stagione di Gomorra dal 29 marzo, ogni venerdì, su Sky Atlantic

I primi due episodi della quarta stagione di Gomorra palesano le potenzialità tecniche di un prodotto ormai consolidato e che, almeno da questo punto di vista, non sembra intenzionato a voler cambiare la propria cifra stilistica.

Francesca Comencini, alla regia dei primi quattro episodi e coinvolta in questione stagione anche in qualità di supervisore artistico, vuole rassicurare lo spettatore e condurlo alla scoperta di ciò che accadrà ai protagonisti senza andare a smuovere nessun pezzo di una meccanismo ormai ben oliato: l’atmosfera è sempre tesa e serrata, le immagini sono sempre sporche e oscure; tutto contribuisce a far immergere di nuovo il pubblico in quel clima opprimente e pesante, ma al tempo stesso affascinante, che non fa altro che presagire morte, sangue e violenza.

Se dal punto di vista visivo la quarta stagione continua dunque a muoversi all’interno di percorsi efficaci e confortanti, lo stesso non si può certamente dire della scrittura, il vero fiore all’occhiello di Gomorra. Gli equilibri raccontati nelle prime tre stagioni hanno compiuto un loro percorso giunto ormai al termine: i personaggi – Genny e Patrizia in primis – si muovono in mondi che non conoscono né controllano, cercando di essere altro da ciò che sono stati in precedenza, oscillando tra spaesamento, trasformazione e disfacimento.

L’evoluzione dei personaggi, quindi la rinnovata attenzione verso il mondo interiore di queste personalità titaniche fatte di luci e ombre, si conferma ancora una volta la carta vincente di questo “racconto del male”, capace si moltiplicare con arguzia e intelligenza le proprie linee narrative senza mai perdere la rotta, mettendo in scena sentimenti poco compresi e spesso disarmanti.

La quarta stagione di Gomorra (qui il resoconto della conferenza stampa di presentazione) nasce da un sorta di azzeramento con il passato. I personaggi si preparano a rispondere a logiche e a leggi diverse, giocando sempre con le armi dell’inganno, della ferocia, dell’alleanza interessata e dell’imbroglio sistematico. Possono cambiare i giocatori, possono ampliarsi gli scenari, ma l’obiettivo di chi cerca costantemente di sfuggire alle proprie origini, alla propria appartenenza o anche al proprio ruolo sarà sempre e soltanto uno: il potere! Ottenerlo, esercitarlo, mantenerlo; essere disposti a sacrificare sul suo altare tutto, anche le uniche cose per le quali, forse, vale davvero la pena vivere.

Foto: Gianni Fiorito

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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