Suburra La Serie, recensione dei primi due episodi della seconda stagione

scritto da: Ludovica Ottaviani

Suburra La Serie è pronta a tornare in esclusiva con la seconda stagione solo su Netflix: un atteso ritorno, che vede ancora una volta i volti “storici” della serie (Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Claudia Gerini, Eduardo Valdarnini, Francesco Acquaroli e Filippo Nigro solo per citarne alcuni) affiancati a delle importanti new entry che cambieranno le regole e gli equilibri all’interno delle trame del potere – sempre più sinistre e corrotte – pronte a svelare i torbidi segreti che si agitano nel sottobosco di Roma, minacciata dall’imminente nascita di un nuovo, pericoloso, impero criminale.

Tratta dall’omonimo romanzo scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, la seconda stagione (qui il trailer ufficiale) è ambientata nei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma, a tre mesi dalla fine della prima stagione. La battaglia tra criminalità organizzata, politici corrotti e la Chiesa si fa ancora più intensa e i personaggi diventano sempre più affamati di potere. Quali nuove alleanze stringeranno i protagonisti? E quali nuove strategie metteranno in atto per conquistare il controllo del litorale romano?

Suburra La Serie, con questa seconda stagione, riconferma le solide certezze costruite attraverso gli episodi che componevano la prima tranche delle avventure criminali di Aureliano, Spadino, Lele e soci; i primi due episodi riprendono perfettamente la narrazione da dove era stata interrotta, ovvero dal tesissimo cliffhanger che ruotava intorno alla scomparsa di Livia Adami (Barbara Chichiarelli), pedina fondamentale per il controllo dei terreni del litorale e dei loschi affari oggetto degli interessi di tanti, troppi, contendenti.

suburra la serie

Questa seconda stagione – come dimostrano i primi due episodi – sembra alzare ancor di più la posta in gioco, accrescendo la fame di potere e d’ambizione che sembra insinuarsi, come un sinistro morbo, nelle esistenze e nelle scelte compiute dai protagonisti. Come in un moderno dramma shakespeariano sugli istinti perversi umani declinato però in salsa crime-thriller, Suburra La Serie scava nell’oscurità dei desideri e delle pulsioni recondite, mostrando figli pronti ad uscire dall’ombra dei genitori, ad emanciparsi cercando di conquistare ad ogni costo il potere, spodestando perfino coloro che ancora lo detengono.

Le drammatiche vicende umane si mescolano con le azioni criminali, creando legami – di sangue e non – inscindibili, forgiando pericolose alleanze nate sotto il segno del tradimento, preludio ad archi narrativi dallo sviluppo ben più drammatico, come lasciano comunque presagire i fatti al centro dell’azione cinematografica di Suburra. Finzione e realtà, anche in questo nuovo ciclo, finiscono per fondersi e con-fondersi tessendo nuove tele, anticipando gli eventi che segnano la cronaca giornaliera e che finiscono per invadere la nostra quotidianità.

Gli attori, qui pronti in questa seconda stagione a riprendere e ad approfondire le contraddizioni dei propri personaggi, sono diretti in questi otto episodi da Andrea Molaioli – che ritorna dietro la macchina da presa dopo la prima stagione – e da Piero Messina: entrambi prestano le proprie abilità, le diverse esperienze e un diverso senso dello stile a Suburra, imprimendo il proprio tocco all’estetica del prodotto finale, caratterizzato da una fotografia livida, cupa, lontana dal tocco noir di Sollima ma specchio delle oscurità che tormentano i protagonisti.

La seconda stagione di Suburra La Serie disponibile dal 22 febbraio su Netflix

Essendo un prodotto originale targato Netflix, Suburra La Serie si presenta fin da subito competitivo sul mercato, dotata di un respiro internazionale, interessante nel suo tentativo di svincolarsi dall’opprimente modello di riferimento di Gomorra – altro esempio riuscito di gangster crime all’italiana – inerpicandosi per una strada personale, più vicina al grande affresco oscuro che all’elegia criminale; tante storie s’intersecano sullo sfondo di una Roma lontana dalle tradizionali cartoline, una Roma centrale e allo stesso tempo periferica, una Città Eterna che vive sulle ceneri delle proprie eterne contraddizioni, e che di esse finisce per nutrirsi, restando giovane ed immortale.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma